Una vita per i cani. Sara Turetta, la donna coraggiosa che salva i randagi in Romania

Da quando aveva 29 anni, ha dedicato tutta la sua vita a salvare i cani abbandonati in una terra dimenticata della Romania. Sara Turetta aveva un sogno e lo ha realizzato. Ha fondato l’associazione no profit Save the dogs and other Animals, ha fatto costruire un canile modello e un polo veterinario a Cernavoda, ha avviato un progetto per contrastare il randagismo nel Sud Italia. E di sicuro, non si fermerà qui.
Gaia Cortese 28 settembre 2020

"Sa perché in trent’anni non siamo riusciti a migliorare questo Paese (la Romania)? Perché tutti, dal più piccolo al più grande, mentiamo gli uni agli altri".

È quello che si sente dire Sara da un anziano abitante di Cernavoda, una piccola realtà nel Sud est della Romania, sulle rive del Danubio. Sara Turetta, Presidente e fondatrice di Save the dogs and other animals, farà esperienza di queste parole direttamente sulla sua pelle, nella sua lunga permanenza in Romania, con l'unico obiettivo di realizzare un grande sogno.

Cernavoda è una terra dimenticata ai confini dell’ex blocco sovietico. C'è una grande centrale nucleare e centinaia di migliaia di cani abbandonati per strada. È qui che Sara decide di trasferirsi nel 2002, licenziandosi dall’agenzia pubblicitaria dove lavora a Milano. Una follia, qualcuno direbbe, ma lei lo fa per una nobile causa: contrastare il fenomeno del randagismo endemico, avviando un progetto per la sterilizzazione e la salvaguardia dei cani.

“Non pensavo che in Romania avrei trovato una situazione di tale sofferenza degli animali: cani agonizzanti, cani avvelenati, cani investiti che venivano lasciati in mezzo alla strada, canili pieni di animali che aspettavano di morire – racconta Sara Turetta -. Ho sentito che dovevo fare qualcosa”.

Divisa tra Italia e Romania Sara decide di dedicarsi completamente al progetto. Non è facile. L’ambiente è ostile. Agli occhi dei locali lei è solo la donna straniera arrivata in Romania per qualche oscuro obiettivo, qualcuno arriva addirittura a sospettare che Sara sia a capo di un giro di prostituzione. D'altronde, la vita di un cane randagio in Romania non ha valore. Gli abitanti di Cernavoda non possono neppure immaginare che Sara voglia semplicemente porre fine a quello che è costretta a vedere ogni giorno da quando è arrivata in questa terra: canili pubblici in condizioni penose, animali soppressi nel modo più crudele o lasciati morire di fame o di qualche grave infezione. No. Qui non è concepita la compassione.

Nonostante tutto, Sara riesce a prendere in gestione una clinica veterinaria con annesso un piccolo canile. Nei primi anni trascorsi in Romania, la sua è una lotta contro tutto e tutti: la cultura del posto, la mancanza di medici e medicinali, la diffidenza e i tradimenti di persone che inizialmente potevano sembrare fidate e invece non lo erano. Le sterilizzazioni dei cani però, proseguono a ritmo sostenuto, ed è un grande passo avanti.

"Ci sono stati momenti di vera e propria disperazione, soprattutto i primi anni, quando ero lì da sola e mi sentivo molto isolata.

Nel 2005 Sara fonda Save the dogs and other Animals e l'anno successivo apre la sede di Milano. La raccolta fondi dell'associazione e le donazioni da parte di alcuni sostenitori, permettono a Sara e al suo team di avviare il progetto di una clinica mobile, in grado di raggiungere le aree rurali intorno a Cernavoda e Medgidia dove abitualmente vengono abbandonate centinaia di cucciolate. Il 2017 sarà poi l'anno in cui viene inaugurato Footprints of Joy, un rifugio per cani abbandonati a cui si aggiungerà qualche tempo dopo anche la nuova clinica di Cernavoda, l’unico presidio veterinario sull'asse che porta da Bucarest alla città di Costanza.

Un progetto che non si può che definire ENORME. E non poteva che funzionare, vista la passione, la determinazione e la lucidità con cui Sara ha affrontato tutto.

Nel suo libro "I cani, la mia vita" (Edizioni Sonda), descrivendo le sensazioni nel dover lasciare al loro destino la maggior parte dei cani rinchiusi nei canili pubblici, Sara scrive: "Ho deciso di concentrare gli sforzi della mia associazione su un territorio ben preciso, per fare davvero la differenza nella lotta al randagismo: prelevare i cani dai canili pubblici cedendo  alle emozioni significa trascurare il progetto, ridurne l'efficienza e compromettere il lavoro della clinica veterinaria, perché il novanta per cento di chi arriva da quelle strutture porta con sé malattia incurabili, come il cimurro. Ci costa una fatica indescrivibile restare fedeli a questa linea ma intorno a noi, per le strade, nei cortili e nelle e nelle campagne di Cernavoda, sono tantissimi i cani da aiutare: non può essere l'emotività a guidare le nostre scelte".

Sara è così. Una donna che ha uno sconfinato amore per gli esseri viventi, ma che non perde mai di vista l'obiettivo per permettere che questo amore si diffonda quanto più possibile.