Un’altra aquila di Bonelli uccisa nella campagna agrigentina: aveva in corpo 60 pallini di piombo

Aveva percorso circa 20mila chilometri, spostandosi nell’area centro settentrionale e meridionale della Sicilia, dove ormai si stava stabilendo. Era monitorata, nel vano tentativo di proteggerla, ma è stata abbattuta con 60 colpi di arma da fuoco. Rocco è un’altra aquila di Bonelli che non è riuscita a sopravvivere alla ferocia dei bracconieri.
Gaia Cortese 8 novembre 2019

Aveva almeno 60 pallini di piombo nel corpo, sparati da un’arma da fuoco. La causa del decesso della giovane aquila di Bonelli, trovata morta nella campagna agrigentina, è stata rivelata da una radiografia fatta all’Istituto Zooprofilattico di Palermo. La sua carcassa è stata recuperata da un ricercatore della squadra del progetto Life ConRaSi lo scorso 31 ottobre, grazie al trasmettitore satellitare GPS/GSM che l’aquila indossava dalla primavera del 2017.

Rocco, così era stata chiamata la giovane aquila, era costantemente monitorato e i suoi tracciati satellitari venivano scaricati ogni giorno. In Sicilia, infatti, il progetto Life ConRaSi si occupa della conservazione e riproduzione dei rapaci e in particolare di questa specie molto rara e oggi fortemente minacciata.

L’operatore incaricato di controllare i dati trasmessi dal satellite delle oltre venti aquile di Bonelli monitorate, insospettito dall’anomala immobilità del rapace, ha raggiunto l’area da cui proveniva il segnale GPS, e qui alla base di un gruppo di alberi, ha trovato i suoi resti. Rocco in tre mesi aveva percorso circa 20mila chilometri, spostandosi principalmente nell'area centro settentrionale e meridionale dell’isola, dove ormai si stava stabilendo.

“Quest’anno avrebbe raggiunto la maturità per l’accoppiamento – ha dichiarato Antonio Pollutri, responsabile del progetto Life ConRaSi -. È una perdita gravissima, non soltanto per la rarità dell’animale che si riproduce solo in Sicilia, ma anche perché la perdita di giovani individui dovuta al bracconaggio rischia di vanificare gli sforzi che si stanno mettendo in atto per conservare le popolazioni italiane di questi rapaci”.

Purtroppo la vicenda di Rocco non è isolata: nel settembre dello scorso anno, in provincia di Trapani, è stata uccisa un’altra aquila di Bonelli di appena cinque mesi, così come nell’estate del 2018 sempre a Trapani è stato abbattuto un avvoltoio capovaccaio. Un’altra aquila di Bonelli è stata uccisa presso Licata, in provincia di Agrigento, nel 2017. Bisogna poi considerare che queste informazioni si riferiscono solo agli animali monitorati con sistema satellitare, e che quindi il bilancio reale, relativo ad animali non rilevabili, potrebbe essere ben più grave.

Il WWF ha dichiarato che farà un esposto sulla vicenda di Rocco, mettendo a disposizione degli investigatori i dati registrati nelle ultime ore della giovane aquila e, si legge in una nota, “rafforzerà i suoi servizi di sorveglianza mirati alla tutela delle specie minacciate e garantiti sul territorio dalle proprie guardie volontarie”.

Fonte | Ansa