Uova di tartaruga finte stampate in 3D e con un localizzatore GPS: la soluzione da film che batte i trafficanti

I ricercatori dell’Università di Kent si sono fatti ispirare dalle serie tv e hanno escogitato un modo per contrastare il mercato illegale di uova di tartaruga marina. L’hanno testa con successo in Costa Rica dove sono riusciti a rintracciare il viaggio di diverse “esche” rubate dai bracconieri e poi rivendute in bar o ristoranti.
Kevin Ben Alì Zinati 11 ottobre 2020

Anche tu, come noi, non sopporti quando trafficanti e bracconieri violano i nidi delle tartarughe marine per rubare le loro uova e rivenderle come prelibatezze ai ristoranti o ai bar. Lo trova ignobile anche un gruppo di ricercatori dell’Università del Kent che, per dire basta alla violenza e ai furti e per provare a fermare un mercato illegale in continua espansione, ha preso ispirazione dalla tv e ha brevettato un’ingegnosa soluzione: posizionare all’interno dei nidi delle uova finte stampate in 3D e dotate di un localizzatore GPS. L’idea è stata testata in Costa Rica e come si legge sulle pagine della rivista scientifica Current Biology, ha avuto successo.

L’intuizione 

Non ho citato la televisione a caso, perché i ricercatori hanno davvero preso l’idea delle uova finte equipaggiate con un localizzatore Gps dalle serie tv. In particolare DA Breaking Bad e The Wire, dove le forze dell’ordine utilizzano dispositivi nascosti sotto un serbatoio di sostanze chimiche per vedere a chi viene venduto o un un registratori audio infilati in finte palle da tennis per “origliare” un sospetto spacciatore.

Da qui, dunque, l’idea. Grazie all'ONG Paso Pacifico hanno fabbricato dei finti guscio d’uovo di tartaruga marina con una stampante 3D, poi li hanno ritoccati per mimetizzarli nel nido e infine ci hanno inserito un trasmettitore GPS che, emettendo un segnale ogni ora, consentiva di tracciarne la posizione. E per rimanere fedeli, hanno scelto un nome poco cinematografico: InvestEGGator dove "egg", in inglese, significa appunto uovo.

Funziona  

I ricercatori sono così passati dalla teoria alla pratica. Hanno messo le “esche” in 101 nidi di tartaruga su quattro spiagge in Costa Rica: circa un quarto delle uova finte sono poi state rubate dai nidi. Inseguendo il segnale, i ricercatori hanno scoperto che una delle uova finte si era avvicinata a una proprietà residenziale, un’altra era andata due chilometri più in là, in un bar, mentre un’altra era arrivata fino a 137 chilometri di distanza, trascorrendo due giorni in transito dalla spiaggia alla banchina di carico di un supermercato e poi in una proprietà residenziale: secondo i ricercatori l’uovo non sarebbe stato venduto al mercato ma consegnato a un venditore. In altri casi i localizzatori sono andati offline prima del previsto ma hanno comunque permesso di ricostruire il loro viaggio.

I bracconieri e i trafficanti quindi, sono avvisati.