Vivere in modo sostenibile diventa un gioco: ecco l’app AWorld, scelta dall’Onu per la lotta contro il climate change

L’idea della start-up italiana AWorld è semplice: sfruttare la gamification per incentivare con livelli da passare, quiz e sfide gli utenti ad avere comportamenti virtuosi in termini di sostenibilità, consentendo loro di tenere traccia dei progressi fatti. L’applicazione omonima è stata selezionata dalle Nazioni Unite per supportare la campagna ActNow, che promuove l’importanza delle azioni individuali nel contrasto alla crisi climatica.
Federico Turrisi 30 settembre 2020

Sostenibilità, sostenibilità, sostenibilità. Tutti ne parlano. Aziende, governi, organizzazioni, persone comuni la ritengono ormai indispensabile. E giustamente, aggiungiamo noi. Ma nella vita di tutti i giorni riusciamo poi a tradurre tutte queste dichiarazioni d'amore per il pianeta in azioni concrete? Potrebbe essere decisamente utile uno strumento che ti dica quante risorse preservi ogni volta che segui un comportamento virtuoso: per esempio, quanta CO2 in meno emetti andando al lavoro con la bicicletta anziché con l'automobile, oppure quanta acqua risparmi facendo una doccia di 5 minuti anziché di 10. Perché poi non avviare anche una sana competizione con altre persone in cui "vince" chi è più sostenibile?

La piattaforma digitale creata dalla start-up italiana AWorld punta proprio su questo: affrontare un tema come la sostenibilità nella maniera più coinvolgente possibile, sfruttando il potenziale offerto dalla gamification. In sostanza, per valorizzare i piccoli gesti quotidiani che generano un impatto positivo sull'ambiente e sulla comunità, si ricorre a un sistema basato su punti da totalizzare, quiz da risolvere, livelli da superare, amici da sfidare. E così è stata lanciata la scorsa settimana l'applicazione AWorld (disponibile gratuitamente negli store iOS e Android), che è stata scelta dalle Nazioni Unite per supportare la campagna globale ActNow contro il cambiamento climatico.

Da sinistra verso destra: Alessandro Armillotta, Marco Armellino e Alessandro Lancieri

Ma facciamo un piccolo passo indietro. AWorld, che ha sede a Torino e New York, è nata nel 2018 dall'intuizione di Marco Armellino, Alessandro Armillotta e Alessandro Lancieri. La scintilla che ha acceso il progetto è scaturita dalla constatazione diretta dei danni provocati dall'industria della moda. "Durante un viaggio in Cina ci è capitato di visitare uno stabilimento che produceva articoli fast-fashion; sono rimasto letteralmente sconvolto dall’impatto sia umano sia ambientale", racconta Marco Armellino, co-fondatore e presidente di AWorld, che prima di dare vita alla start-up insieme agli altri due soci ha maturato una lunga esperienza nel campo della comunicazione web e dell’e-commerce. "Abbiamo quindi abbandonato ogni altra attività per dedicarci a tempo pieno ad AWorld, dando vita a un marketplace di prodotti esclusivamente sostenibili tutto nostro. Più andavamo avanti, più ci rendevamo conto che il passaggio a uno stile di vita più sostenibile richiedeva maggiore consapevolezza nelle persone".

Ecco allora che la squadra di AWorld decide di investire sulla parte educativa all'interno della piattaforma, inserendo dinamiche di gamification. Arriviamo così al funzionamento della applicazione, che è estremamente intuitivo. "Le persone entrano nell’app e trovano una serie di percorsi tematici. Al momento sono solo testuali, ma in futuro prevediamo di aggiungere elementi audio e video", spiega Marco Armellino. "Abbiamo cercato il più possibile di non essere noiosi nel parlare di sostenibilità".

Ogni utente ha un suo profilo personale e può collezionare punti. Come? Modificando le proprie abitudini e adottando comportamenti virtuosi, rispondendo a quiz, ma anche invitando amici a partecipare alla sfida. In fondo, anche questo è un modo per far conoscere la sostenibilità ad altre persone e sensibilizzare sull'importanza di ridurre l'impatto con le nostre scelte quotidiane. Il percorso verso la sostenibilità non è solo individuale, ma collettivo. L'app permette poi di monitorare i passi in avanti compiuti e di visualizzare statistiche precise (validate dagli organi delle Nazioni Unite) dei risparmi generati in termini di litri di acqua, di chilogrammi di Co2 equivalente, di rifiuti prodotti.

"Crediamo molto nella motivazione che può spingere ciascun utente ad andare avanti in questo percorso", prosegue Marco. Il nostro approccio si basa proprio su questo: se sposi questa missione, ti renderai conto che cambiare le proprie abitudini non è da vedere come una rinuncia, perché in realtà ti può dare molto di più rispetto a quello che ti toglie. Ognuno nel suo piccolo può fare la differenza e dare il suo contributo".

Certo, fare da supporto alla campagna ActNow delle Nazioni Unite è un grande riconoscimento, "ma in questo modo abbiamo dovuto rinunciare al marketplace, perché l’iniziativa non può avere ovviamente scopo di lucro". E allora via il marketplace, via il modello di business? Niente affatto. "Le Nazioni Unite non ci pagano e nulla dentro la app sarà mai a pagamento. Però noi abbiamo costruito la piattaforma sottostante, tecnologicamente molto evoluta, in modo che possa essere integrata in app di altre aziende, le quali possono così sfruttare la nostra gamification", sottolinea Marco.

"Secondo noi la principale sfida delle aziende per il presente e il futuro è proprio questa. Non segui la logica del più compri più fai punti, ma quella del più sei sostenibile più fai punti. Bisogna passare dall’acquisto compulsivo all’acquisto consapevole, anche se il singolo prodotto magari costerà di più (ma sarà di qualità superiore e durerà più a lungo). In fondo, Il nucleo del progetto è quello di connettere persone, aziende e istituzioni dando loro uno strumento integrato in grado di monitorare e valorizzare la propria crescita in termini di sostenibilità".

La filosofia che anima AWorld è molto chiara, come suggerisce anche il nome stesso della start-up: abbiamo un solo pianeta a disposizione, non dimentichiamocelo. Occorre vivere in armonia con esso, e non ha senso continuare a sfruttarlo senza pensare alle conseguenze, che cadranno inevitabilmente sulle spalle delle prossime generazioni.

Foto nel testo di AWorld