Adaptation: come adattarsi al cambiamento climatico e trovare soluzioni concrete

Adattarsi significa cambiare per vivere in modo migliore. Adattarsi non è semplicemente resistere, è sfruttare le opportunità per convivere in maniera efficace con i cambiamenti ineluttabili a cui siamo sottoposti. E come si fa? Marco Merola e Lorenzo Colantoni lo raccontano nel web doc Adaptation, che mostra il problema del cambiamento climatico dal punto di vista delle possibili soluzioni.
Sara Del Dot 8 giugno 2019

Il cambiamento climatico è dappertutto: in Rete, alla radio, in televisione, quasi ogni giorno ormai puoi trovare almeno una notizia a riguardo. Ed è quasi sempre caratterizzata da toni catastrofisti. Raccontare di come la natura si stia ribellando allo sfruttamento cui per secoli l’abbiamo sottoposta, il rischio per un milione di specie animali di sparire definitivamente dal Pianeta, la quantità di terreni che con le monocolture intensive abbiamo condannato alla sterilità, è diventato con il tempo una necessità all’ordine del giorno. Sarà merito di Greta Thunberg, del rapporto IPCC che ha dato al mondo 11 anni per invertire la rotta e salvare l’umanità, saranno le immagini degli orsi polari affamati e delle foreste in fiamme, ma tutti ormai vogliono sapere. Vogliono sapere, anche se in realtà sono terrorizzati.

Così ci sediamo sul divano, alla scrivania, in auto per andare al lavoro e ci predisponiamo alla nostra dose quotidiana di catastrofi naturali e dati snocciolati che lasciano presagire la fine del mondo, preparandoci a essere sommersi dall’innalzamento delle acque causato dallo scioglimento dei ghiacciai, a finire all’ospedale per avere ingerito troppe microplastiche presenti negli oceani, a venire carbonizzati dai raggi solari a causa del buco dell’ozono.

Per questo non può che suscitare un’immensa curiosità la possibilità di approfondire un argomento come il cambiamento climatico attraverso un prodotto multimediale in grado non solo di sollevare il problema, ma anche e soprattutto di offrire delle soluzioni concrete mostrando modelli reali di comunità che, con questi cambiamenti, sono pronte a conviverci, adattandosi alla natura tramite l’aiuto della natura stessa.

Si chiama Adaptation ed è un web documentario realizzato dai giornalisti Marco Merola e Lorenzo Colantoni, disponibile da pochi giorni su una piattaforma innovativa, libera e fruibile da chiunque. Un vero e proprio racconto a capitoli che mira a mostrare come l’uomo sia in grado di adattarsi alla natura attraverso la tecnologia che nel corso dei secoli ha sviluppato, valorizzando buone pratiche sparse in giro per il mondo.

“Nel corso del mio lavoro mi sono reso conto che c'è una diffusa ignoranza sul reale significato della parola “adattamento”. Racconta Marco Merola. “Spesso, infatti, si confonde questo concetto con quello di “resilienza”, ma si tratta di due cose molto diverse. Resilienza consiste nel reagire a un evento perturbante cercando di tornare esattamente (o il più vicino possibile) allo stato in cui si era prima. Questo ragionamento non può essere applicato al cambiamento climatico, perché si tratta di un fenomeno talmente forte e ineluttabile che quella di tornare alla nostra condizione precedente è una prospettiva impossibile. L’adattamento richiede un passo in più rispetto a questo. Adattarsi significa cambiare la propria vita, le città, i territori, applicando tutto questo al nuovo scenario climatico con cui ci troviamo ad avere a che fare. Solo l’adattamento può costituire un’utile integrazione alle politiche di mitigazione. È la chiave per rendere il mondo un luogo ancora vivibile.”

All’interno del progetto puoi trovare fotografie, video, interviste, testi e infografiche, un insieme di linguaggi mediatici in cui hai la possibilità di orientarti a tuo piacimento. Il bello del web documentario, infatti, è che offre all’utente la possibilità di fruire soltanto dei contenuti che gli interessano, saltando alcuni passaggi e approfondendone altri. Al momento, sul sito è disponibile il primo capitolo, che riguarda l’esempio virtuoso dell’Olanda, ma i due autori hanno davanti un percorso ancora lungo.

“Il nostro prossimo step sarà il completamento del secondo capitolo, che riguarda Israele. Poi ci occuperemo dei successivi, Canada e Alaska, per mostrare le modalità in cui i popoli che abitano il nord del mondo si confrontano con lo scioglimento non soltanto dei ghiacci ma anche del permafrost, quello strato di ghiaccio su cui nel corso dei secoli hanno imparato a vivere e coltivare. Con la scomparsa di questo tipo di terreno si sancisce la fine di un’intera era, e tutti i popoli si stanno spostando dando luogo a un’imponente migrazione climatica. Successivamente prevediamo altre tappe internazionali, e infine dovrebbe iniziare il viaggio nell’adattamento in Italia, a partire dalla Calabria”.

Adaptation non è solo un reportage o un’inchiesta, ma rappresenta un autentico esempio di giornalismo costruttivo (in inglese Solution Journalism), una forma mediatica che mira a sollevare un problema offrendo però anche la possibile soluzione. Perché, oggi, è di questo che il pubblico ha bisogno.

“Il fatto di raccontare il fenomeno del cambiamento climatico solo in un’ottica apocalittica, disegnando scenari nefasti, tende ad allontanare la gente dalla reale percezione del problema. Certo, una notizia negativa, un disastro, fa lettori, ascolti, audience, ma è nostro dovere orientare il pubblico verso una mentalità più propositiva.  Adaptation si propone come la possibilità di una lettura diversa del cambiamento climatico. Perché nella narrazione tradizionale viene dato molto spazio ai disastri, alla sofferenza, alla tragedia, ma manca tutto il resto. Uno legge le notizie, guarda le immagini e si chiede “e quindi?”. Bene, noi vogliamo dare ciò che si trova dopo quel “e quindi?”.