Al via oggi la Cop25 di Madrid: cosa dobbiamo aspettarci?

Dal 2 al 13 dicembre i delegati di quasi 200 paesi del mondo si riuniranno per cercare di tracciare un piano volto a contenere il riscaldamento globale. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres avverte i governi: “Insufficienti fin qui gli sforzi, siamo vicini a raggiungere il punto di non ritorno”.
Federico Turrisi 2 dicembre 2019

"Time for action", ossia è il momento di agire. È questo lo slogan della 25esima conferenza sul clima delle Nazioni Unite in breve, della Cop25, che apre oggi a Madrid. Fino al 13 dicembre le delegazioni di 196 paesi si siederanno a un tavolo per negoziare misure e piani d'azione per cercare di limitare gli effetti del cambiamento climatico. Originariamente il vertice si sarebbe dovuto tenere a Santiago del Cile, ma il paese sudamericano ha rinunciato a ospitarlo a causa dello scoppio delle tensioni sociali interne. Il Cile mantiene comunque la presidenza dell'evento.

Gli occhi del mondo dunque sono rivolti a Madrid. Il tempo a disposizione per cercare di salvare il clima (e il pianeta) si sta riducendo sempre di più. Alla vigilia dell'apertura dei lavori della Cop25 il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha rivolto un appello ai governi di tutto il mondo, avvertendo che gli sforzi sin qui profusi contro il riscaldamento globale sono stati inadeguati e che presto di questo passo si potrebbe arrivare a un punto di non ritorno: "È necessario che i leader di tutti i paesi dimostrino responsabilità. In caso contrario, sarebbe un tradimento nei confronti dell'intera umanità e delle future generazioni".

Il quadro però è tutt'altro che confortante: le emissioni di gas serra aumentano anziché diminuire e ormai cresce la frustrazione per l'incapacità dei politici di porre un freno effettivamente al riscaldamento globale. Pare utopistico il raggiungimento dell'obiettivo a lungo termine fissato dall'Accordo di Parigi di mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Secondo il rapporto "Brown to Green" pubblicato da Climate Transparency, nessuno dei paesi del G20 (che rappresentano circa il 78 percento delle emissioni globali) è in linea con gli impegni presi a Parigi nel 2015 e addirittura una nazione come gli Stati Uniti ha deciso di ritirarsi dall'accordo.

Secondo l'Unep, di questo passo il mondo va verso un riscaldamento di 3,2 gradi

Altro che 2 gradi, dunque. Se non si interviene subito, fa notare lo studio "Emission Gap 2019" elaborato dall'Unep (ossia il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) il pianeta va dritto dritto verso un aumento della temperatura media di 3,2 gradi, con il rischio di eventi climatici distruttivi sempre più frequenti e di stravolgimento di interi ecosistemi. Se si vuole contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi, gli Stati devono triplicare (quintuplicare, se l'obiettivo è rimanere entro 1,5 gradi) i livelli degli obiettivi climatici che vengono aggiornati ogni cinque anni.

Stiamo parlando dei cosiddetti Ndc (Nationally Determined Contributions), ossia delle promesse di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra avanzate da ciascun paese firmatario dell'Accordo di Parigi e inviate nel 2015 all’UNFCCC, la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, durante la Cop21 ospitata dalla capitale francese. I calcoli fin qui si sono rivelati sbagliati, le previsioni fin troppo ottimistiche, e i piani proposti a Parigi vanno rivisti in maniera consistente se si vogliono raggiungere gli obiettivi. La funzione del summit di Madrid è proprio quella di preparare il campo per l'appuntamento cruciale della Cop26 di Glasgow prevista per il novembre 2020. In Scozia i paesi dovranno ripresentare gli Ndc aggiornati e tracciare una nuova roadmap climatica, più coraggiosa e più incisiva.

L'altro tema di discussione alla Cop25 è quello legato all’applicazione dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, che prevede l’uso dei mercati per lo scambio di quote di emissioni di CO2. Dovrebbero rappresentare uno strumento per ridurre le emissioni di gas serra, rendendo queste ultime onerose per le aziende, e accelerare il processo di decarbonizzazione. Finora, però, l’esperienza del mercato ETS (Emissions Trade System) in Europa ha sollevato non pochi dubbi e, secondo alcuni esperti, necessita di una revisione.

Per costruire un consenso il più ampio possibile sulle misure da adottare per fronteggiare l'emergenza climatica, imprescindibile deve essere la determinazione dei governi nel tagliare le emissioni di gas climalteranti. Durante il vertice Onu sul clima dello scorso settembre, il Climate Action Summit, 66 governi, 10 regioni, 102 città, 93 aziende e 12 investitori hanno annunciato di voler raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050. Occorre far alzare questi numeri e coinvolgere ancora più nazioni e aziende. Su questo fronte si spera che da Madrid arriveranno notizie positive.

Tra le personalità più attese alla Cop25 c'è Ursula von der Leyen, al suo primo intervento pubblico da presidente della Commissione europea. Von der Leyen che ha promesso di lanciare un nuovo ambizioso Green New Deal europeo entro i primi 100 giorni di lavoro della nuova Commissione, entrata in carica il 1 dicembre. A Madrid infine interverrà anche Greta Thunberg, che dovrebbe approdare domani a Lisbona dopo la traversata dell'Oceano Atlantico in catamarano.