Amazzonia: ecco chi sono i Guardiani della Foresta, sempre più in pericolo nell’era Bolsonaro

Da quando Bolsonaro è presidente ne sono già stati uccisi 4, vittime dei sicari assoldati dai taglialegna che vogliono mettere le mani sulla foresta amazzonica. L’ultimo a cadere è stato Paulo Paulino Guajajara, attivista indigeno che si batteva per difendere le terre dell’Amazzonia brasiliana dalle attività di disboscamento illegale.
Federico Turrisi 15 novembre 2019

Permetteresti mai a un estraneo di entrare a casa tua e consentirgli di mettere tutto in disordine e portarsi via quello che vuole? Probabilmente no. Dopo aver cercato con le maniere buone di allontanare la persona, chiameresti la polizia. Ma quest'ultima si disinteressa della tua richiesta e non fa niente per impedire che l'estraneo saccheggi la tua casa. Questa è esattamente la situazione in cui si ritrovano i popoli indigeni che abitano da secoli nella foresta amazzonica.

La scorsa estate le notizie sull'incremento degli incendi che hanno devastato vaste aree della foresta pluviale più grande del mondo hanno fatto sì che l'Amazzonia tornasse al centro dell'attenzione mediatica. Incendi che, ricordiamolo, sono per lo più dolosi. La foresta amazzonica infatti fa gola a proprietari terrieri (che alimentano la deforestazione per ottenere più terre da coltivare e pascoli per il bestiame), taglialegna e garimpeiros, ossia i cercatori illegali d'oro brasiliani.

Persone senza scrupoli, che non si preoccupano di arrecare danni all'ambiente e calpestare i diritti delle popolazioni indigene. Il tutto nell'indifferenza delle autorità statali brasiliane che dovrebbero invece vigilare sul territorio e far rispettare la legge. Per questo, già nel 2012 gli indios Guajajara hanno deciso di istituire una sorta di corpo speciale, i Guardiões da Floresta (guardiani della foresta), un gruppo di giovani indigeni che sorveglia il territorio e spesso sabota le attrezzature utilizzate dagli invasori. Per questo loro impegno in difesa delle terre amazzoniche rischiano quotidianamente la vita.

Lo scorso 2 novembre nel territorio indigeno Araribóia, nello stato brasiliano del Maranhão, è stato ucciso in un'imboscata, tesa dai mercenari assoldati dai taglialegna, Paulo Paulino Guajajara, membro dei Guardiões da Floresta e attivista indigeno da anni impegnato a difendere le regioni amazzoniche dai disboscatori che operano illegalmente. È stato raggiunto da un proiettile al collo e nello scontro a fuoco è stato ferito anche un altro attivista, Laércio Guajajara.

Si tratta soltanto dell'ultimo episodio di una lunga guerra che non finisce sui telegiornali. Per i guardiani della foresta il 2019 è stato un annus horribilis. Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, fa notare che quest'anno oltre a Paulo Paulino Guajajara sono morti altri 3 Guardiões e che le minacce e le intimidazioni sono aumentate considerevolmente. La situazione per le popolazioni indigene è peggiorata da quando Jair Bolsonaro è diventato presidente. Il governo federale brasiliano ha concesso molte libertà ai taglialegna e alle aziende che si vogliono accaparrare nuove terre in Amazzonia, di fatto privando i difensori della foresta della protezione necessaria e lasciandoli in balia di criminali armati fino ai denti.

Risultato, la deforestazione in Brasile è aumentata in un anno del 300%. La questione però non riguarda solo il Brasile, non riguarda solo le popolazioni indigene. Dovrebbe interessare anche a noi europei che ogni giorno contribuiamo indirettamente alla deforestazione. Come? Per esempio mangiando carne.