Anche i chirurghi plastici sono in prima linea contro il Covid-19: le loro testimonianze

Sarai abituati a considerarli un’èlite, un gruppo di medici che guadagna tanto perché rimette a posto i seni e i glutei delle persone ricche e famose. Questa emergenza è un’occasione per scoprire che non è affatto così. Sul sito di SICPRE, la Società italiana di chirurgia plastica, hanno raccontato la loro esperienza negli ospedali impegnanti a sconfiggere il coronavirus.
Giulia Dallagiovanna 21 aprile 2020
* ultima modifica il 09/06/2020

Quando pensi a un chirurgo plastico ti immaginerai l'amico segreto delle star che permette loro di avere seno e labbra sempre perfetti. Invece, durante questa emergenza sanitaria, in prima linea c'erano anche loro, accanto naturalmente ad anestesisti e rianimatori. E per scrollarsi di dosso quei pregiudizi che li identificano solo come quei medici che guadagnano tanto, senza curare davvero un paziente, hanno pubblicato le loro testimonianze sul sito della SICPRE, Società italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Rigenerativa ed Estetica.

Leggendole si scopre che non appena hanno ricevuto "quella chiamata", non hanno esitato un attimo a indossare doppio camice e visiera per dare una mano nei reparti Covid. Come il dottor Guido Cornegliani, del gruppo MultiMedica di Milano, che dopo la prima mezz'ora di smarrimento, si rende conto di quanto lavoro ci sia da fare, anche nel suo campo: "In reparto e in terapia intensiva c’è bisogno eccome dei chirurghi plasticiracconta: – innumerevoli lesioni da decubito: sacrali per chi è stato a lungo intubato supino o, peggio, del volto per chi è stato intubato prono. Tra questi un volto che associo alla rinascita, alla speranza e al futuro: un giovane paziente, uno tra i primi ad ammalarsi, un ragazzo di Codogno che era appena stato trasferito in reparto dalla terapia intensiva con necrosi della punta del naso e delle labbra, che migliora di medicazione in medicazione, che riprende un aspetto normale e che mi ringrazia come se fossi il suo salvatore (io?), lasciandomi a fine turno con questa frase: ‘ma sei giovane, tu!'".

Ma il loro lavoro non finisce qui. Lo avrai sentito dire tante volte che il sistema sanitario italiano si è trovato di fronte a una guerra alla quale non era del tutto preparato. Tutti sono dovuti correre in trincea: "Si sta avverando uno degli scenari più spaventosi: un chirurgo plastico che cura la polmonite", conferma nella sua testimonianza il dottor Massimo Navissano, del Centro Traumatologico Ortopedico di Torino. Rapidi corsi di formazione, ripasso dei libri di studio dell'università, ma soprattutto l'impegno e la disponibilità di chi sa che non ci si può tirare indietro. E così, anche grazie a loro, i nostri ospedali stanno riuscendo a far fronte a questa inaspettata invasione.

Alcuni aiutano nei pronto soccorsi, altri nei reparti Covid e c'è anche chi garantisce assistenza ai pazienti ordinari

Nel frattempo, c'è chi si occupa dei pazienti ordinari, quelli che sono stati messi un po' da parte a causa di questa emergenza. Alcuni sono volontari nei pronto soccorsi, per occuparsi di incidenti domestici e piccoli traumi che possono accadere nella vita di tutti i giorni. Altri mandano avanti i propri reparti per poter garantire un elevato livello di assistenza a tutti coloro che ne hanno bisogno. Come malati oncologici, ad esempio, ai quali proprio il professor Francesco D'Andrea, presidente di SICPRE, ha ricordato che: "Continua l'attività ricostruttiva post-oncologica, soprattutto nei casi di tumore al seno, melanoma e sarcoma. I pazienti devono continuare ad essere curati al meglio. Anche per questo molti di noi hanno lavorato e lavorano alla messa a punto di percorsi dedicati e di nuovi protocolli clinici, in modo da assicurare pure in tempo di coronavirus la sicurezza al paziente”.

"Quello che ci rende più orgogliosi è come molti liberi professionisti e specializzandi si sono resi volontari in prima linea", aveva invece dichiarato in un'intervista a Ohga.

Questa emergenza forse ha messo a nudo ospedali e ambulatori e ti ha mostrato come dietro ai camici ci siano persone, che ogni giorno scendono in campo, affrontano turni lunghi e provando a rendersi utili in qualsiasi modo, esponendo anche loro stessi al rischio di venire contagiati. Un'immagine che forse dovremo ricordare quando tutto questo sarà finito e riprenderemo a considerare i medici, e i chirurghi plastici, come un'élite.

Fonte| SICPRE

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