Anno nuovo, problema vecchio: nella pianura Padana è ancora emergenza smog

In questi primi giorni del 2020, complice l’alta pressione, la concentrazione di polveri sottili e di inquinanti è alle stelle nel nord Italia e numerose città hanno sforato i limiti previsti dalla legge anche per dieci giorni consecutivi. “Non servono misure emergenziali, occorre incentivare il trasporto pubblico”, sottolinea Legambiente.
Federico Turrisi 9 gennaio 2020

Una fitta coltre di nebbia e di smog avvolge la pianura Padana. Te ne sarai reso conto anche tu in questi giorni, se vivi in città come Torino o Milano, solo per citare i due centri urbani più importanti. Le immagini satellitari sono impressionanti: sopra la pianura Padana incombe una nube densa di acqua e particelle inquinanti. La pagina Facebook Meteo Piemonte non esita a definire la regione padana "una vera e propria camera a gas, senza ricambio d'aria".

Il problema dell'inquinamento atmosferico si ripresenta puntualmente ogni inverno e l'area più critica è sempre quella padana. "Il verificarsi dell'emergenza, che ormai è diventata cronica, dipende soprattutto da due fattori: primo, l'area della pianura Padana è naturalmente predisposta, in assenza di bassa pressione e di ventilazione, a far ristagnare gli inquinanti emessi", spiega Andrea Minutolo, coordinatore scientifico di Legambiente. "Il secondo fattore è dato dalle attività antropiche, in particolare i settori maggiormente responsabili sono quelli legati al trasporto motorizzato, al riscaldamento a biomasse e ovviamente alle attività industriali".

Gli sforamenti dei livelli massimi consentiti di polveri sottili sono ormai all'ordine del giorno. Per esempio, dal primo gennaio di quest’anno cinque città capoluogo del Veneto (Rovigo, Padova, Treviso, Venezia e Vicenza) hanno superato per 6 giorni su 6 i limiti di legge previsti. Non va meglio in aree come la bassa Lombardia (Milano, Pavia, Cremona, Mantova) e l'alta Emilia Romagna (soprattutto Piacenza e Ferrara).

Di fronte alla grave situazione venutasi a creare le amministrazioni hanno deciso in qualche modo di correre ai ripari. A Torino e in altri 12 comuni dell'area metropolitana, dopo dieci giorni consecutivi in cui le polveri sottili hanno superato i 50 microgrammi al metro cubo, è scattato ieri il "semaforo rosso", ossia il divieto di circolazione per le auto diesel euro 5 immatricolate prima dell'1 gennaio 2013. È la prima volta che è accaduto da quando, lo scorso 1 ottobre, sono entrati in vigore i provvedimenti per il miglioramento della qualità dell’aria previsti dall’accordo di Bacino padano, sottoscritto nel giugno del 2017 dall'allora ministro dell'Ambiente Galletti e dai presidenti di Regione Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Già oggi però i provvedimenti sono stati sospesi a causa dello sciopero del trasporto pubblico locale. Così anche in Lombardia, nonostante livelli di smog ancora molto alti, la Regione ha deciso di revocare nella giornata di ieri le misure di limitazione della circolazione dei veicoli più inquinanti in seguito alla convocazione di uno sciopero regionale del settore ferroviario.

Ma a questo la domanda che sorge spontanea è: tutte queste misure di limitazione del traffico sono davvero efficaci? "Non funzionano perché vengono usate solo in maniera emergenziale. È evidente che per ottenere risultati più duraturi e fare in modo che i livelli di polveri sottili non sforino continuamente la soglia, la circolazione delle auto con motori a combustione interna, anche le più moderne euro 6, andrebbe limitata tutto l'anno nei centri cittadini. Sostanzialmente va cambiato il modo di muoversi: occorre passare dal mezzo privato a quello pubblico. Chiaramente le istituzioni devono mettere il cittadino nelle condizioni di attuare questo passaggio sia con ordinanze di divieto, ztl e altre limitazioni al traffico, sia sostenendo con investimenti adeguati un trasporto pubblico locale efficiente, capillare e pulito", conclude Minutolo.

Come emerge dal rapporto Mal'aria di città 2019 realizzato sempre da Legambiente, l'Italia è uno dei Paesi europei con il più alto tasso di motorizzazione, con una media di circa 65 auto ogni 100 abitanti. Dei circa 39 milioni di auto private circolanti sul nostro territorio il 44% è a gasolio, mentre meno dell'1% è ibrido o elettrico. Se vogliamo cambiare aria, forse è il caso di cambiare anche le nostre abitudini.