Antonello Provenzale del Cnr ci spiega cosa accadrà in Australia dopo gli incendi: “Gli ecosistemi si rigenereranno”

Cosa accadrà in Australia dopo gli incendi che negli ultimi mesi hanno colpito le sue coste? In che modo potremmo imparare a gestire meglio questi fenomeni che sono di casa, in queste zone, ma che negli ultimi anni a causa del cambiamento climatico stanno assumendo proporzioni inaspettate? Lo abbiamo chiesto ad Antonello Provenzale direttore dell’Istituto di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg).
Sara Del Dot 11 gennaio 2020

In molte zone del mondo gli incendi non rappresentano sempre una disgrazia ma sono parte integrante dell’ecosistema. Accade così nell’Europa mediterranea e anche in Australia, dove quest’anno, però, la normalità si è trasformata in anomalia a causa della violenza e della forza con cui le fiamme si sono propagate su tutta la costa del continente.

Ma quali sono le caratteristiche di questi fenomeni e cosa potrebbero comportare per un ecosistema come quello australiano? E come possiamo prepararci ad affrontare un’altra situazione di questo genere?

Ne abbiamo parlato con Antonello Provenzale, direttore dell'Istituto di geoscienze e georisorse (Cnr-Igg) che ci ha raccontato come, a differenza di quanto è accaduto ultimamente in Svezia e Siberia, dove negli ultimi diecimila anni non si erano mai verificati incendi di quel genere, e in Amazzonia dove la causa degli incendi è da individuarsi nell’attività di deforestazione e incendio volontario, in zone come l’Australia e l’Europa mediterranea l’ecosistema è abituato e adattato alla presenza di incendi. Incendi che, però, quest’anno si sono presentati troppo presto e con troppa forza.

“Gli incendi rappresentano una componente naturale di questi luoghi. In particolare, in Australia sia gli eucalipti che il bush (la vegetazione di arbusti tipica del continente) sono abituati agli incendi, ma anche nella zona mediterranea ci sono alcune specie arboree le cui pigne si aprono soltanto in presenza di fiamme.”

L’origine di questi fenomeni è diversa per ogni luogo.

“Per quanto riguarda l’Europa mediterranea, l’origine degli incendi è per il 90% umana, dolosa o accidentale, mentre per l’Australia potremmo dire che metà è di origine umana e metà è dovuta ai fulmini.”

Tuttavia, sono altri i fattori che determinano la potenza degli incendi e quindi i danni che potranno causare all’ecosistema e più in generale al territorio.

“La forza dell’incendio, ovvero la sua capacità di svilupparsi, di propagarsi e bruciare un’ampia area dipende dalle condizioni di quello che viene chiamato combustibile, che altro non è se non legna e arbusti secchi. E le sue condizioni dipendono dal clima. In particolare, in Australia, soprattutto nell’ultimo anno c’è stata una riduzione di precipitazioni che ha causato aridità, unita al tempo stesso a temperature molto alte.”

Temperature alte e forte siccità, vale a dire le condizioni perfette affinché le fiamme si propaghino rapidamente e in modo pervasivo.

“In questi ultimi casi, infatti, gli incendi si sono propagati anche a ecosistemi meno adatti e adattati al fenomeno. Quindi nonostante il territorio australiano sia solitamente avvezzo al fenomeno incendi, le condizioni climatiche hanno favorito la loro espansione e la loro violenza offrendo grande quantità di legna secca e combustibile. È la stessa cosa che è accaduta con i grandi incendi del Mediterraneo. Anche qui infatti negli ultimi decenni le estati sono diventate (e diventeranno) molto più aride e calde e quindi l’area bruciata dagli incendi è destinata ad aumentare.”

E quindi ora cosa può accadere? Quali saranno le conseguenze a breve e lungo termine di questi incendi?

“Essendo da tempo adattato agli incendi, l’ecosistema reagirà, si rigenererà. Proprio come accade sulle coste italiane, dove il territorio è in grado di tornare in condizioni simili alle precedenti. Certo, rispetto al passato i danni degli incendi sono maggiori, l’essere umano ha espanso la propria presenza e quindi i suoi stabilimenti, le case e le infrastrutture sono più soggette a conseguenze dovute a questi fenomeni. Una conseguenza importante, e questo dipende dal tipo di territorio, è che su zone collinari dopo un incendio si presenta un maggiore rischio di erosione e frane, perché viene meno la possibilità delle piante di trattenere l’acqua. Un altro fattore da tenere in considerazione quale conseguenza a breve termine è sicuramente la qualità dell’aria, che sta diventando irrespirabile in diverse zone dell’Australia considerato il fatto che l’area della zona in fiamme, che rilascia in continuazione polveri sottili e fuliggine, è pari a metà del Nord Italia. Questo ha sicuramente degli impatti sulla salute delle persone e sulla loro qualità della vita, ma finirà una volta spariti gli incendi.”

E a livello di fauna?

“Sono state divulgate stime molto grossolane in merito alla quantità di animali uccisi, perché non è chiaro di quali animali si stia parlando, se si prendano in considerazione solo i mammiferi o anche gli insetti. Certo, gli effetti degli incendi sono stati notevoli, di forte impatto visivo, tuttavia personalmente non credo saranno di lungo periodo, nessuna specie sta per estinguersi. L’importante è che l’ecosistema rimanga integro, completo.”

Rimane però il punto di domanda su cosa ci dobbiamo aspettare ora, soprattutto dal momento che la stagione degli incendi dovrebbe iniziare proprio ora.

“Dipende tutto dalle condizioni meteorologiche. La previsione infatti è un punto molto importante nella previsione e quindi per la di gestione di questi fenomeni.”

E le misure di prevenzione che si possono mettere in atto sono diverse.

“A breve termine è importante è avere la capacità di avere a disposizione un sistema di allerta su due o tre giorni per iniziare già a muovere i mezzi come i canadair. Su tempi più lunghi come potrebbero essere sei mesi, è importante fare delle stime sul rischio di incendio della prossima stagione, per capire come organizzarsi e prepararsi. Su tempi ancora più lunghi ciò che si può fare è scegliere bene quali specie vegetali devono essere re-impiantate per rigenerare il territorio evitando quelle più infiammabili, anche se questo in Australia è più difficile dal momento che ci troviamo davanti a un territorio prevalentemente naturale. Infine, combattere il cambiamento climatico e quindi il riscaldamento globale è un modo indiretto per diminuire anche questo rischio. Perché se le condizioni di siccità e di alte temperature sono associate al riscaldamento globale, questa è una delle questioni fondamentali da affrontare se vogliamo imparare a gestire gli incendi.”