Arrivano i PlasticBusters, i cacciatori di plastica in nome della ricerca scientifica

Si tratta di un importante progetto portato avanti dai ricercatori dell’Università di Siena per esaminare l’impatto che hanno le plastiche e le microplastiche sull’ambiente e sulla fauna del mar Mediteranneo. Proprio questo mese di settembre il team di esperti partirà per la terza e ultima spedizione della stagione, tra la Corsica e la Sardegna.
Federico Turrisi 7 settembre 2019

L'equipaggio della nave Astrea è molto particolare. Non ci sono marinai, non ci sono pescatori. A bordo c'è un gruppo di ricercatori marini, coordinati dalla professoressa Maria Cristina Fossi, dell'Università di Siena. Sono i protagonisti del progetto PlasticBusters, sostenuto da diversi partner tra cui l'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Il loro obiettivo? Raccogliere plastiche e microplastiche in mare per studiare il loro impatto sull'ecosistema mediterraneo e sulla salute della sua fauna, fino a giungere all'uomo, visto che le microplastiche arrivano a noi attraverso la catena alimentare.

A disposizione hanno un'arma speciale: un retino soprannominato Manta in grado di catturare sia organismi viventi molto piccoli, come i krill, sia le microplastiche. I campioni che vengono prelevati dal mare vengono analizzati grazie alla strumentazione avanzata presente a bordo della nave e poi anche in laboratorio, sulla terraferma. Quest'estate il gruppo di ricercatori sta setacciando il Santuario Pelagos, classificato come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneon (Aspim), un'area marina compresa tra Provenza, Toscana e Sardegna, di importanza vitale per la conservazione della biodiversità del Mediterraneo.

Le prime rilevazioni sono state effettuate nella parte nord, vicino alla Provenza e alla costa ligure, mentre la seconda ha riguardato soprattutto l'Arcipelago Toscano. A settembre è prevista la terza e ultima spedizione, tra le isole della Corsica e della Sardegna. Quello che vogliono comprendere i PlasticBusters sono la distribuzione e la concentrazione dei materiali plastici in mare, oltre ai danni che provocano ad animali come capodogli e tartarughe Caretta Caretta. Nel corso della navigazione, infatti, gli esperti effettuano anche biopsie su alcuni cetacei che popolano il Santuario.

Studiare gli effetti a lungo termine dovuti alla presenza di plastiche e microplastiche è molto importante. Che il mar Mediterraneo, così come tutti gli altri mari del Pianeta, sia inquinato è ampiamente documentato. Le conseguenze sugli ecosistemi marini e sulla catena alimentare rappresentano ancora un territorio da esplorare per la ricerca scientifica.