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Bhutan, una lezione al mondo su come diventare carbon-negative

La regione dell’Himalaya orientale è uno dei tre Paesi, al mondo, a emissioni negative, insieme a Panama e Suriname. Il loro raggiungimento deriva dall’impegno per il risparmio delle foreste e dall’uso di energia rinnovabile. Eppure poco più di dieci anni fa era stata attuata un’azione di disboscamento delle foreste per l’esportazione di prodotti e materie prima. Come ha fatto la popolazione, in così poco tempo a diventare net-zero?
Mattia Giangaspero 23 Gennaio 2023

Mentre il resto del mondo cerca di capire come arrivare più velocemente a ridurre le emissioni di carbonio, la regione orientale dell’Himalaya può dormire sonni tranquilli. Pensa, con 27 anni d'anticipo rispetto agli obiettivi climatici del 2050, il regno del Bhutan è già diventato net-zero, ovvero riesce ad assorbire più gas serra dall’atmosfera di quanti ne emette. Precisamente elimina dall’aria il triplo di CO2 di quella che produce.

Dato ancor più incredibile se si pensa che Bhutan confina tra due fuochi, e questa volta posso dirtelo, parlo letteralmente. Si tratta di Cina e India, due delle nazioni più inquinanti al mondo.

Bhutan, per farti un’idea, è grande due volte Pechino (per estensione geografica), ma inquina un cinquantesimo meno. La sua popolazione, circa 750mila persone, produce solo 2,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Pechino invece 133 milioni di tonnellate.

Com’è stato possibile esser riusciti a raggiungere questo virtuoso traguardo di diventare uno dei pochi Paesi carbon-negative?

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Bhutan, il regno della felicità

In tutto il Paese vige un principio fondamentale, un pensiero filosofico. I bhutanesi non temono la morte. È un monito per migliorare il loro presente. La cultura buddhista in questo è alla base del loro pensiero e della loro spiritualità. Tutti i cittadini reputano Bhutan un regno della felicità anche perché il governo centrale vuole preservare l'intera Nazione anche dai turisti. I visitatori infatti, dopo il periodo della pandemia, hanno iniziato a pagare una tassa di "sviluppo e sostenibilità" dal costo, forse eccessivo, anche se mai per l'ambiente, di 200 dollari al giorno. Si tratta di una tassa che ha l'obiettivo di preservare la natura del luogo. Il rischio, però, che il turismo subisca una frenata c'è, ma la protezione ambientale che i bhutanesi sostengono, supera un'eventuale crisi economica.

Bhutan vita ed economia tra la natura

In Bhutan si è sicuramente inglobati nel verde. Le immense foreste, presenti nella nazione asiatica, coprono oltre il 70% del territorio e, come puoi ben capire, sono la tecnologia più naturale che hanno a disposizione per catturare l'anidride carbonica presente nell'aria. Bhutan è carbon negative non solo grazie alla presenza di queste vaste foreste, ma anche perché l'economia interna si sviluppa intorno all'agricoltura e alla silvicoltura (controllo e gestione della crescita delle foreste).

Le foreste in Bhutan coprono il 70% del territorio

C'è stata anche un'azione fondamentale, e saggia per l'ambiente, da parte del governo nazionale. Si è scelto, nonostante le influenze degli Stati vicini, di non sviluppare la potenza economica del Paese aumentando il prodotto interno lordo. Questo avrebbe portato a deforestazioni, esportazioni massicce di alimenti e materie prime che avrebbero inquinato altamente l'atmosfera. La scelta è ricaduta sul non intaccare il benessere dei cittadini e la bellezza della natura. Ti dico questo perché il governo di Bhutan ha inserito nella costituzione la protezione dell'ambiente. Si afferma che almeno il 60% delle terre del Bhutan deve essere preservato e mantenuto sotto copertura forestale per sempre.

Nella costituzione del Bhutan si afferma che almeno il 60% delle terre deve essere preservato

L'unica esportazione che i bhutanesi fanno riguarda l'energia idroelettrica. Vendendola, il Paese compensa oltre 4 milioni di tonnellate di emissioni annuali di CO2. In Bhutan però sono dei sognatori e per questo in soli due anni (nel 2025) si sono prefissati l'obiettivo di arrivare a compensare, con l'esportazione di energia idroelettrica fino a 22 milioni di tonnellate di CO2 all'anno. I rischi di perdere la neutralità al carbonio sembrano realmente ridotti.

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Bhutan net-zero, dal disboscamento alla riforestazione

Bhutan non è stato sempre così e proprio per questo motivo, può diventare un esempio virtuoso per gli altri Paesi. Nei primi anni 90, infatti, le sue foreste erano continuamente attaccate dal popolo per raccogliere, e poi esportare, il legname. L'azione di disboscamento fatta in quel decennio ha ridotto drasticamente la presenza del verde in Bhutan sotto il 60% (attualmente ti ricordo che è al 72%). Il governo, allora, ha dovuto prendere in mano la situazione reprimendo le operazioni di raccolta del legname, divenute poi illegali. Negli ultimi 15 anni le istituzioni del Bhutan si sono servite di droni e sensori per controllare l'area delle foreste e quest'ultima è tornata a vivere.

Il cambiamento climatico però è sempre dietro l'angolo, anche per Bhutan. Come ben sai la sua causa principale è a opera dell'uomo e siccità, tempeste, scioglimento dei ghiacciai, tutti questi fenomeni avvengono in tutto il mondo, indistintamente. Per questo motivo, anche se Bhutan è un Paese net-zero, l'inquinamento circostante colpisce pure le sue foreste con forti piogge e inondazioni. Per non parlare dei gravi danni che può causare lo scioglimento dei ghiacciai dell'Himalaya.

Non ci resta che diventare più saggi, magari come i bhutanesi e provare con la volontà a cambiare il nostro Pianeta.

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