Biodegradabile e compostabile: qual è la differenza?

Forse te lo sei chiesto la prima volta quando i materiali in plastica monouso, come ad esempio i sacchetti per fare la spesa, hanno iniziato a dover essere sostituiti da materiali biodegradabili e compostabili. Ma cosa significa esattamente, e qual è la differenza tra un oggetto che è solo biodegradabile e uno che è invece anche compostabile?
Sara Del Dot 3 settembre 2019

Sacchetti, posate, piatti, bicchieri. In diverse parti del mondo ormai, questi e altri oggetti che siamo abituati a vedere fatti di plastica stanno subendo un processo di sostituzione con i loro corrispettivi biodegradabili oppure compostabili. Tuttavia, molte persone fanno ancora fatica a riconoscere la differenza tra questi due tipi di materiali. Eppure abbiamo iniziato a sentire spesso queste parole negli ultimi anni, soprattutto da quando è cominciata la lotta contro la plastica monouso che ha sancito la necessità (e, a partire dal 2021, l’obbligo) di orientare le scelte commerciali e dei consumatori su soluzioni più sostenibili e rispettose dell'ambiente.

Infatti, se quasi tutti i materiali esistenti possono essere definiti come “degradabili”, non è detto che la loro scomposizione e il loro ritorno alla natura sia rapido e privo di controindicazioni. La plastica, ad esempio, può impiegare centinaia di anni a degradarsi, e anche se ci riuscisse, rilascerebbe nell’ambiente sostanze tossiche e dannose per gli ecosistemi. Discorso diverso va fatto per i materiali biodegradabili e compostabili, che prevedono entrambi tempi di decomposizione più brevi e privi di effetti collaterali.

Oggi, infatti, in moltissime realtà è già stata introdotta questa sostituzione, che vede l’utilizzo di sacchetti, piatti, bicchieri e posate realizzati con materiali che, una volta utilizzati, vengono riciclati con facilità oppure, ancora meglio, gettati direttamente nel bidone dell’umido, destinati a diventare fertilizzante. Tuttavia, è probabile che, ancora, la differenza tra un materiale soltanto “biodegradabile” e uno che invece è anche “compostabile” non sia ancora chiara. Quali sono le loro caratteristiche? Vanno entrambi buttati via nello stesso bidone? E quale conviene di più, dal punto di vista ambientale e di qualità? In questo articolo proveremo a fare un po’ di chiarezza.

Biodegradabilità

Si definisce biodegradabilità la capacità di un materiale di tornare alla terra attraverso la sua scomposizione in elementi più semplici. Un oggetto biodegradabile, come ad esempio un sacchetto, è composto in partenza da diverse sostanze organiche. Queste sostanze, una volta che l’oggetto è stato buttato via, vengono rielaborate dall’azione enzimatica di alcuni microrganismi, e si trasformano in molecole inorganiche semplici, come ad esempio acqua, CO2 e metano.

In altre parole, se il sacchetto biodegradabile viene sottoposto agli agenti atmosferici e naturali come sole, acqua e batteri, si scompone e torna alla terra sotto forma di elementi di base.

Naturalmente, i tempi di biodegradazione non sono sempre uguali. Tutto dipende, infatti, dal tipo di materiale di cui l’oggetto è fatto e dall’ambiente in cui il processo di decomposizione viene eseguito. Secondo un recente studio, infatti, sembra che diversi sacchetti realizzati in materiale biodegradabile possano impiegare anche diversi anni a tornare allo stato naturale e questo potrebbe rappresentare un ostacolo per i processi di smaltimento dei rifiuti.

Compostabilità

Come indica il termine stesso, un materiale compostabile è in grado di trasformarsi in compost, tornando completamente alla natura in breve tempo. Infatti, puoi gettare gli oggetti compostabili direttamente nel bidone dell’umido, senza doverti preoccupare di sciacquarli per togliere i residui di cibo, dal momento che il loro trattamento in quanto rifiuto sarà esattamente lo stesso quello degli scarti alimentari.

Perché questo materiale non è solo in grado di biodegradarsi rapidamente, ma si disintegra completamente diventando presto fertilizzante o concime naturale. Come puoi facilmente immaginare, il materiale compostabile è in assoluto quello più ecologico e sostenibile, dal momento che consente un ritorno alla terra senza rilasciare sostanze inquinanti e potenzialmente dannose.

I famosi sacchetti per acquistare la frutta e la verdura al supermercato introdotti obbligatoriamente il 1 gennaio 2018 e che hanno suscitato forti polemiche a causa del costo di pochissimi centesimi, hanno come requisito proprio la biodegradabilità e la compostabilità. Ciò significa che possono essere gettati nell’umido, o meglio, essere usati come sacchetti per raccoglierlo.

Ma quali sono le caratteristiche che devono avere i materiali compostabili, secondo la legge? Secondo la norma UNI EN 13432:2002, che definisce i requisiti per gli imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione, per essere considerato compostabile un materiale deve:

  • Degradabile del 90% in meno di 6 mesi in presenza di un ambiente ricco di anidride carbonica.
  • Se messa in contatto con materiali organici per tre mesi, la massa del materiale deve essere costituita almeno per il 90% da frammenti di dimensioni inferiori a 2 mm
  • Non avere effetti negativi sul processo di compostaggio
  • Contenere pochissimi metalli pesanti

Biodegradabile vs. compostabile: le differenze

Ma quali sono, effettivamente le differenze tra questi due materiali? Si buttano entrambi nello stesso bidone? Ce n'è uno che inquina più dell'altro? Quale dovrei comprare? Cerchiamo ora di rispondere a tutte le tue domande.

Un materiale compostabile è anche biodegradabile e viceversa?

Un materiale biodegradabile non è detto che sia per forza anche compostabile, mentre un materiale compostabile è a tutti gli effetti anche biodegradabile. In pratica, è come se "compostabile" fosse un sottoinsieme più virtuoso ed ecologico del più semplice biodegradabile. I sacchetti che troviamo al supermercato, infatti, sono biodegradabili e compostabili, e puoi esserne certo cercando la dicitura o il simbolo che lo certifichi.

Si buttano nello stesso bidone?

Assolutamente no. I sacchetti (o in generale i materiali) solo biodegradabili vanno smaltiti assieme alla plastica e non devono assolutamente essere gettati nell’organico o riutilizzati per raccogliere i rifiuti umidi! Discorso diverso viene fatto invece per i materiali biodegradabili e compostabili. Loro possono, anzi devono, essere destinati all’umido, e verranno trasformati in compost assieme ai tuoi scarti alimentari.

In quanto tempo spariscono questi materiali?

Dipende. Per legge, un materiale compostabile è quello che scompare, ovvero ritorna alla terra, entro 90 giorni. I materiali biodegradabili, invece, hanno tempi di degradazione molto diversi, a seconda del materiale e delle condizioni atmosferiche del luogo in cui viene lasciato. Ad esempio, una corda di cotone impiega dai 3 ai 14 mesi a biodegradarsi, mentre un pezzo di legno compensato ci mette da 1 a 3 anni. Entrambi, dopo questo periodo di tempo, si decomporranno in altri materiali e, con calma, torneranno alla terra.

Inquinano?

Anche qui, dipende. Secondo alcuni studi, la plastica biodegradabile inquina quanto quella non biodegradabile. Naturalmente, anche qui tutto dipende dal materiale di cui è composto l'oggetto in questione. Ciò che è compostabile, invece, viene realizzato già nella prospettiva di un suo ritorno alla terra, di conseguenza non inquina mai.