Blue Book, contro le crisi idriche servono prevenzione e più investimenti: i dati del settore idrico italiano

Presentati i dati del Blue Book di Utilitatis: crescono gli investimenti ma servono azioni per fronteggiare le future crisi idriche.
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Andrea Di Piazza Geologo specializzato in Green Management
22 Marzo 2023 * ultima modifica il 22/03/2023

Investimenti in crescita, miglioramento della qualità del servizio idrico e la necessità di azioni coordinate di breve e medio-lunga durata per fronteggiare le crisi idriche che verranno. È questo il quadro che emerge dal nuovo Blue Book – la monografia completa dei dati del Servizio idrico integrato – realizzato dalla Fondazione Utilitatis con il supporto di Utilitalia e in collaborazione con The European House Ambrosetti, Istat, Ispra, il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, le Autorità di Bacino e, i cui principali dati sono stati anticipati oggi durante la Giornata Mondiale dell’Acqua.

La crisi idrica morde

Il 2022 è stato l’anno più caldo e meno piovoso della storia italiana, con temperature che hanno raggiunto i +2,7 °C rispetto alla media 1981-2010 e anomalie pluviometriche significative soprattutto nelle regioni centrosettentrionali. Queste variazioni si inseriscono nel contesto degli effetti dei cambiamenti climatici in corso: negli ultimi 70 anni, in Italia, si è osservato un aumento statisticamente significativo delle zone colpite da siccità estrema e, negli ultimi 9 anni, la temperatura nelle principali città italiane è aumentata di 1,3°C. Variazioni meteo-climatiche che hanno un’influenza significativa sul ciclo idrologico: la stima di disponibilità idrica media per l’ultimo trentennio mostra una riduzione del 20% rispetto al periodo 1921-1950.

In ogni caso le cause delle crisi idriche non sono legate esclusivamente al clima che cambia, ma sono da addurre anche a fattori di vulnerabilità che connotano il settore idrico italiano. Durante la crisi 2022-2023, le azioni messe in campo dalla Protezione Civile, dalle Autorità di Bacino, dai loro Osservatori, dai gestori del servizio e dagli altri attori interessati hanno permesso di limitare i disagi per la popolazione. Come si evince dal Blue Book, per il futuro, al fine di fronteggiare al meglio eventi simili, occorre adottare una strategia operativa che combini misure di breve termine (es. utilizzo autobotti, serbatoi e nuove fonti di approvvigionamento) orientate prevalentemente alla minimizzazione degli impatti, con interventi di medio-lungo termine (es. interventi infrastrutturali), finalizzati a migliorare la resilienza dei sistemi di approvvigionamento idrico.

siccità

Servono nuovi investimenti

Per migliorare il grado di resilienza delle infrastrutture alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici in corso sono necessari ulteriori investimenti. Da questo punto di vista la situazione del settore idrico italiano è in netto miglioramento dal 2012, anno di avvio della regolazione. Negli ultimi 10 anni circa, infatti, il tasso degli investimenti pro capite medi in Italia è in crescita del 70%. Nel 2021 si stima che i gestori industriali abbiano investito in media 56 euro per abitante, un dato in aumento del 17% rispetto alla rilevazione del 2019 (49 euro per abitante). Si osservano alcune differenze territoriali, con i valori di investimento più bassi al Sud (32 euro per abitante) e i più alti al Centro (75 euro per abitante). Diversa invece la situazione di quei comuni gestiti “in economia”, ovvero dove gli enti locali si occupano direttamente del servizio idrico. In queste realtà, che coprono circa 8 milioni di abitanti essenzialmente al Sud Italia, gli investimenti medi annui si attestano ad una cifra bassissima e costante negli ultimi anni: circa 8 euro per abitante. In tutti i casi si tratta di valori più bassi rispetto alla media europea relativa ai dati degli ultimi cinque anni disponibili: 82 euro per abitante.

Migliora la qualità tecnica del servizio

L’incremento degli investimenti osservato negli ultimi anni sembra avere un effetto molto positivo sulla qualità tecnica, come testimoniano gli indicatori della qualità del servizio idrico. I dati sulle perdite di rete per esempio mostrano una diminuzione delle stesse da circa il 44% del 2016 al 41% del 2021; allo stesso modo la frequenza degli sversamenti/allagamenti in fognatura è passata dai 12 eventi per 100 km del 2016 ai 5 nel 2021. Tuttavia, anche in questo caso, si osservano differenti performance tra Nord e Sud del Paese, una delle espressioni del divario territoriale: un esempio è il numero di interruzioni del servizio, che nel Meridione è di due ordini di grandezza superiore rispetto al Nord, o le perdite di rete, che nelle regioni del Sud si attestano a circa 47% contro il 31% del Nord-Ovest.

 “Risolvere le problematiche che affliggono il servizio idrico in diverse aree del Sud – evidenzia Stefano Pareglio, presidente della Fondazione Utilitatis – è una questione non più procrastinabile. Bisogna lavorare per elevare il livello degli investimenti e per ridurre il gap infrastrutturale, agendo rapidamente sulla governance favorendo la partecipazione di operatori industriali. Come dimostrano le positive esperienze del Centro-Nord, e in alcuni casi anche del Meridione, solo in questo modo è possibile ottenere un incremento degli investimenti e della qualità dei servizi offerti ai cittadini. Laddove la gestione è ancora affidata direttamente ai comuni, si registra infatti un livello di investimenti talmente basso da non consentire programmi di sviluppo delle reti, né un’adeguata manutenzione”.

Quali azioni intraprendere?

Parola d’ordine: circolarità. Anche nel servizio idrico integrato è necessario adottare un approccio preventivo nella gestione dell’acqua, applicando il cosiddetto modello delle 5 R: Raccolta, Ripristino, Riuso, Recupero e Riduzione. Utilitalia, la Federazione Italiana delle Utilities (che è socio promotore della Fondazione Utilitatis) ha lanciato otto proposte concrete per favorire l’adattamento infrastrutturale delle reti idriche al cambiamento climatico.

Tra quelle di breve periodo (entro 3 mesi) vi sono:

  • favorire il riuso efficiente;
  • contrastare il cuneo salino;
  • diversificare la strategia di approvvigionamento;
  • sostenere la presenza di gestioni industriali;

tra quelle di medio periodo (entro 6 mesi):

  • il rafforzamento della governance dei distretti idrografici;
  • la semplificazione per la realizzazione degli investimenti;

tra quelle di lungo periodo (oltre 6 mesi):

  • la promozione dell’uso efficiente dell’acqua
  • la realizzazione di opere infrastrutturali strategiche.

“Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla disponibilità della risorsa idrica – conclude il Presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – sono sempre più evidenti e danno luogo ad eventi che non si possono più considerare eccezionali. Bisogna affrontarli con interventi che favoriscano la resilienza delle reti all’interno di un approccio globale che consideri tutti i diversi utilizzi dell’acqua nel nostro Paese, garantendo la priorità all’uso civile. Al contempo, dai dati del Blue Book emerge chiaramente la necessità di interventi urgenti sul fronte della governance, in mancanza dei quali sarà impossibile portare il livello degli investimenti vicino alla media europea e colmare il water service divide tra le diverse aree italiane”.

Dopo una laurea in Geologia ed un dottorato di ricerca presso l'Università degli Studi Roma Tre, ha lavorato come ricercatore presso altro…