Brucia il mondo intero: la mappa degli incendi, sempre più legati ai cambiamenti climatici

Incendi e roghi in tutto il mondo, in particolare negli Stati Uniti e nell’area del Mediterraneo. La causa? Non solo il caldo, ma anche e soprattutto i cambiamenti climatici. La siccità rende erbacce e rami sempre più secchi e ‘utili’ a propagare il fuoco, e i roghi di centinaia di ettari di boschi e foreste aumentano a loro volta il global warming. Grave anche la situazione in Italia: +153% incendi nel 2022 rispetto all’anno scorso.
Michele Mastandrea 13 Luglio 2022

Torna l'estate, e con lei anche gli incendi. Ma ormai in tutto il mondo, più che la stagione calda, il vero detonatore dell'emergenza roghi sono i cambiamenti climatici.

Le ondate di calore oltre la norma che colpiscono i territori sono infatti capaci di innescare incendi devastanti. In particolare nelle regioni dove è presente anche forte vento, e dove la siccità prolungata – altri conseguenza del riscaldamento globale – crea le condizioni ideali per il propagarsi del fuoco.

La situazione della Penisola Iberica

Nel corso della settimana appena trascorsa è stato il Portogallo a pagare un tributo importante ai roghi, con trenta persone rimaste ferite negli incendi che hanno colpito circa 1500 ettari di vegetazione. Il governo ha dovuto dichiarare lo stato d'emergenza e richiedere l'attivazione del Protocollo Ue che permette ai paesi membri di ricevere l'assistenza anti-fiamme (aerei e altri strumenti) per spegnere i roghi.

Ma anche l'altro Paese della Penisola iberica, la Spagna, ha affrontato la stessa situazione, dovendo fronteggiare un incendio scoppiato tra le province di Caceres e Salamanca che al momento ha un bilancio di circa 400 sfollati. Colpa dell'ondata di calore che ha colpito la parte più occidentale dell'Unione Europea, sfiorando negli scorsi giorni anche i 43 gradi.

Usa, roghi dall'Alaska alla California

Terribili anche le notizie in arrivo dal famosissimo Parco Nazionale di Yosemite, in California, negli Stati Uniti. Qui centinaia di vigili del fuoco stanno provando a salvare dal rogo, tra le altre cose, un bosco di rare sequoie giganti. L'incendio ha colpito quasi mille ettari di terreno, e sta minacciando anche il "Grizzly Giant‘, una sequoia alta circa 65 metri con un'età stimata di addirittura 3mila anni.

Gli Stati Uniti hanno già avuto 35mila incendi quest'anno, dato ben sopra la media e spiegabile unicamente con lo scenario cambiato dal climate change. E stupisce come anche l'Alaska, una regione difficilmente associabili a caldo e fuoco, stia sempre più subendo il peso di roghi che scoppiano sul suo territorio. Sono già 600mila gli ettari di boschi e foreste andati a fuoco nella regione vicina al Circolo Polare Artico, proprio nei giorni in cui l'ex presidente del Paese Donald Trump faceva le sue discutibili battutine sui benefici del global warming.

Brucia l'area del Mediterraneo

Ma i roghi si diffondono in tutto il mondo. Dal Libano, nella regione di Rumie, alla Francia, dove a bruciare è la provincia delle Cevennes, passando per l'Istria, in Croazia.

E non c'è bisogno di grandi disastri naturali affinché la situazione diventi grave. In Italia, dove ancora – per quanto riguarda quest'anno – non abbiamo assistito a roghi devastanti per durata temporale o estensione delle fiamme, il numero dei roghi è aumentato del 153 per cento su base annua, spiega la Coldiretti. La causa è da cercare in particolare nella siccità, che rendendo rami ed erbacce sempre più secchi crea un terreno ideale per la propagazione del fuoco. Vale per gli incendi scoppiati di recente a Roma così come in Sardegna, Puglia e Toscana.

E uno studio mette in guardia

Come potrai notare da quanto letto finora, in particolare l'area del Mediterraneo è colpita dagli incendi. Qualcosa che non è dovuto al caso, come dimostra lo studioGlobal warming is shifting the relationships between fire weather and realized fire-induced CO2 emissions in Europe‘, realizzato da un consorzio di istituzioni europee coordinate da Jofre Carnicer, docente dell'Università di Barcellona.

Pubblicato sulla rivista ‘Scientific Reports‘, lo studio che afferma che tra il 2000 e il 2020 il rischio roghi è particolarmente aumentato, a causa di un vero e proprio circolo vizioso. L'aumento delle emissioni di CO2 a livello globale aumenta infatti il rischio di roghi causati da alte temperature e siccità. Ma i roghi a loro volta – bruciando le foreste – liberano nell'atmosfera la CO2 che, come sai, viene ‘trattenuta' naturalmente dagli alberi per i loro processi di fotosintesi.

Devi ricordare che le foreste europee ‘assorbono' all'incirca il 10% del totale annuo delle emissioni di gas serra, pari a circa 360 milioni di tonnellate di CO2. Quest'ultima, una volta liberata nell'atmosfera, aumenta dunque a sua volta il riscaldamento globale, creando terreno ancora più fertile per nuovi incendi. Insomma, più bruciano ettari di territorio, più aumentano i rischi che ne brucino ancora di più in futuro. E invertire la rotta sarà sempre più difficile.