Calci, colpi e scosse elettriche sul muso: l’inchiesta di “Essere Animali” sulle condizioni dei maiali impiegati nell’industria alimentare

Attraverso telecamere nascoste in due stabilimenti destinati alla produzione di prosciutto Dop, gli attivisti hanno documentato ancora una volta quanto siano violenti e assurdi gli allevamenti intensivi.
Gianluca Cedolin 28 Gennaio 2021

Un'indagine del gruppo Essere animali, impegnato soprattutto nella denuncia dei maltrattamenti agli animali impiegati nell'industria alimentare, ha documentato violenze feroci e ingiustificate nei confronti di maiali e suinetti in due allevamenti in provincia di Verona e Pavia, addetti alla produzione Dop, come Prosciutto di Parma e Prosciutto San Daniele. Le immagini (molto crude e forti), andate in onda al Tg1 qualche giorno fa, sono state catturate con una telecamera nascosta da un investigatore sotto copertura, assunto come operaio. Un'operazione rischiosa, ma cruciale per continuare la denuncia di questi sistemi di allevamento crudeli e insostenibili.

Animali costretti a vivere al buio, sporchi, gestiti in migliaia da pochi operatori e soprattutto maltrattati senza motivo, con calci, colpi con spranghe di ferro, scosse in faccia. I maiali trascinati per metri sul cemento, per le orecchie, e i suinetti calpestati senza remore sono l'ennesima prova di un problema sistemico: «Ancora un’indagine che mostra la brutalità degli allevamenti intensivi – ha detto il presidente di Essere animali, Simone Montuschi -. Non si tratta di casi isolati, gli allevamenti devono essere riformati, è necessario abbandonare il sistema intensivo».

Anche alle scrofe incinte e ai cuccioli sono state inflitte violenze, con gli animali rinchiusi in gabbie o lanciati dentro dei carrelli. I maiali malati o deboli venivano uccisi in maniera approssimativa, causando agonia e sofferenza. Il sistema di allevamenti intensivi porta gravi danni all'ambiente, alla salute degli animali e anche alla nostra, visto che dagli animali stipati in spazi stretti, senza contatto con il loro habitat, si ricavano prodotti senza i nutrienti che invece derivano da una filiera controllata e sostenibile. Per questo con la sua nuova inchiesta, terribile nei contenuti, ai quali difficilmente si resta insensibili, Essere animali chiede ancora una volta alle istituzioni e ai produttori di abbandonare definitivamente i sistemi di produzione intensiva, e a noi di scegliere un'alimentazione cruelty-free.