Carenza di medici e sanitari per 9 regioni italiane: la peggiore è la Lombardia

C’è carenza di medici di famiglia, pediatri di libera scelta, infermieri e medici ospedalieri un po’ in tutta Italia, ma in 9 Regioni, guidate da Lombardia e Piemonte, si parla di desertificazione sanitaria. E la situazione è più pericolosa di un nuovo virus.
Valentina Rorato 25 Gennaio 2023
* ultima modifica il 25/01/2023

C’è una vera e propria pandemia che sta dilagando nel Sistema sanitario italiano e non è un nuovo virus o un super e pericoloso batterio, ma purtroppo può avere conseguenze ugualmente gravi. È la carenza di medici e personale sanitario. A Bolzano c’è un cardiologo ospedaliero ogni 224mila abitanti, a Caltanissetta c’è un solo ginecologo ospedaliero ogni 40.565 donne. Devi sapere che la media nazionale è di poco più di 6mila pazienti per cardiologo e di poco più di 4mila per ginecologo. Non va meglio ai pediatri: ad Asti c’è un medico per ogni 1.813 minori. La media nazionale, in questo caso, è di 1.061 ragazzi per dottore, ma la normativa prevede circa un pediatra per 800 bambini. Insomma, come può un unico medico prendersi cura di tutti?

Queste cose succedono ovunque o i dati rappresentano le famose eccezioni? Purtroppo, la situazione è grave, ma ci sono 9 Regioni in cui il livello di allarme è stato ampiamente superato e ormai si vive nell’emergenza quotidiana. Lo ha rivelato il rapporto Bisogni di salute nelle aree interne, tra desertificazione sanitaria e Pnrr – provincia che vai, carenza di personale sanitario che trovi, curato da Cittadinanzattiva nell’ambito del progetto europeo Action for health and equity: addressing medical desert (Ahead), finanziato da Eu4Health, il quarto programma dell’Unione europea dedicato alla salute per il periodo 2021-2027.

Regioni dove manca personale

La desertificazione sanitaria sta toccando un po’ tutta Italia, ma ci sono ben 9 regione, di cui 7 nel Nord, in cui mancano medici di famiglia, pediatri di libera scelta, infermieri e medici ospedalieri. Ma quali sono queste Regioni e di conseguenza le Province più in difficoltà? La maglia nera spetta alla Lombardia, con Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Lodi e Milano tra le peggiori, seguita dal Piemonte, con Alessandria, Asti, Cuneso, Novara, Torino e Vercelli, e dal Friuli Venezia Giulia, con Gorizia, Pordenone, Udine e Trieste.

In ordine, ci sono poi la Calabria, con Cosenza Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia, il Veneto, con Treviso, Venezia e Verona, la Liguria, con Imperia, La Spezia e Savona, l’Emilia Romagna, con Parma, Piacenza e Reggio Emilia. E infine il Trentino Alto Adige, con entrambe le province autonome di Bolzano e Trento, e il Lazio, con Latina e Viterbo. Insomma, le Regioni che sono sempre state considerate un po’ un fiore all’occhiello del funzionamento del Sistema sanitario nazionale oggi soffrono la carenza di medici. E, probabilmente, sono caratterizzate da maggiori investimenti sui servizi privati.

Perché?

Probabilmente anche tu ti stai chiedendo “perché?”. Ovviamente, la risposta è più semplice della soluzione, mancano soldi e Piano nazionale di ripresa e resilienza, il famoso PNRR, non potrà risolvere completamente il problema. Secondo  Cittadinanzattiva, questi fondi hanno la potenzialità di ridurre alcuni divari storici, come quello dell’assistenza territoriale in alcune aree del Paese. A restare quasi sguarniti saranno comunque gli oltre 5 milioni di cittadini che vivono nelle zone periferiche e ultra-periferiche delle Regioni più in difficoltà, dove sono previsti appena il 17% dei 434 Ospedali di comunità e il 16% delle 1431 Case di comunità. Addirittura, nessuna delle due nuove tipologie di servizi territoriali previsti dal PNRR sarà a disposizione dei residenti nei 13 comuni periferici ed ultra-periferici della Valle d’Aosta e nei 36 comuni periferici e ultra-periferici della Liguria.

Fonte |Cittadinanzattiva; Ahead

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