Che cosa stiamo facendo per fermare Popillia japonica e che cosa dobbiamo imparare da questa emergenza

Da quando è entrata nel nostro territorio, la Popillia japonica sta arrecando danni a una grande varietà di piante. Le strategie per combattere il coleottero giapponese ci sono, ma non dobbiamo dimenticare il ruolo cruciale che svolge la prevenzione. “Dobbiamo rafforzare i controlli alle frontiere per evitare che entrino nuovi organismi nocivi e facciano poi disastri”, sottolinea Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti.
Federico Turrisi 21 Luglio 2021

La Popillia japonica, il famigerato coleottero giapponese che sta devastando la vegetazione tra Piemonte e Lombardia, fa paura. Dal 2014, anno in cui è stata registrata per la prima volta la sua presenza sul territorio italiano, fino ad oggi il suo areale si è allargato a macchia d'olio, con una velocità stimata in dieci chilometri all'anno. Il problema non è stato preso sotto gamba, come conferma il fatto che la specie è stata inserita dalla Commissione Europea nella lista degli organismi nocivi prioritari, ovvero di quei 20 organismi da quarantena classificati al vertice delle priorità per gli Stati membri dell'Ue sulla base della gravità dei problemi economici, sociali e ambientali che possono causare.

Ma occorre allargare lo sguardo per comprendere fino in fondo il nemico al quale ci troviamo di fronte. "Il vero tema è quello degli insetti alieni che, come conseguenza degli scambi determinati dalla globalizzazione, entrano in Italia (come in altri Paesi) e in assenza dei loro nemici naturali trovano le condizioni ambientali ideali per proliferare, con effetti anche disastrosi", ricorda Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti.

È possibile quantificare i danni che sta procurando agli agricoltori?

Non è semplice quantificare i danni né individuare con precisione le aree colpite. Basti pensare che Popillia japonica attacca più di 300 specie vegetali, tra colture, piante ornamentali ma anche piante spontanee. Crea un danno innanzitutto al sistema florovivaistico, poi è chiaro che la sua presenza costituisce una minaccia per frutteti e altri insediamenti produttivi, assumendo i connotati di una vera e propria pestilenza, se così possiamo chiamarla. Tant'è vero che il coleottero giapponese è considerato un organismo nocivo prioritario dall'Unione Europea e il suo contenimento è previsto da delle normative specifiche.

Ci sono quindi delle strategie in atto per contenerlo?

Certo. A seconda del numero di individui che vengono riscontrati in un territorio, vengono definite per esempio delle zone di protezione e delle zone cuscinetto. Vengono inoltre portate avanti delle attività di monitoraggio attraverso trappole per poter vedere quanti adulti vengono catturati, così da valutare quando e come intervenire. Tra le contromisure per arginare Popillia japonica c'è anche la distribuzione di funghi entomopatogeni, in grado cioè di uccidere gli insetti.

C'è il rischio che diventi un'emergenza come la Xylella in Puglia?

Il rischio c'è, anche se la questione è profondamente diversa. La Xylella fastidiosa è un batterio che si sposta attraverso un insetto vettore, la sputacchina. Al momento non esistono sostanze che possano bloccare la Xylella, e la lotta può essere fatta soltanto con l'eradicazione delle piante infette e con trattamenti indirizzati contro l'insetto vettore. La Popillia japonica è molto più mobile, si sposta autonomamente, però abbiamo anche a disposizione dei metodi per contrastarla sia nelle forme larvali sia nelle forme adulte. Le strategie di contenimento dunque ci sono, ma va tenuto assolutamente sotto controllo l'areale di questo insetto.

Il discorso sulla prevenzione rimane cruciale.

Il problema non è solo Xylella fastidiosa e non è solo Popillia japonica. Non dico che dobbiamo bloccare i traffici commerciali, ma dobbiamo munirci di un cordone sanitario, di un filtro molto più efficace per impedire l'ingresso di specie aliene invasive. Questo vale per l'Italia, ma anche per l'Unione Europea naturalmente. Un altro insetto dannoso, per esempio, è la cimice asiatica che sta provocando gravissimi danni e rischia di mettere in ginocchio interi settori. I controlli alle frontiere sulle merci provenienti dall'estero diventano quindi fondamentali, perché quello che arriva da noi deve essere sano e non deve portare con sé malattie o insetti. Altrimenti finiamo in una pandemia come quella che stiamo vivendo dal punto di vista degli esseri umani. La libera circolazione delle persone, che sono il vettore del coronavirus, e l'assenza di controlli ha fatto sì che il Covid-19 si diffondesse in tutto il mondo. La stessa cosa rischia di avvenire nel mondo vegetale.