Climate Strike: a Milano scendono in piazza le lezioni ambientali per uno sciopero consapevole

Si chiama Matthieu, ha 30 anni, fa l’economista ambientale e oggi, per il secondo venerdì consecutivo, ha portato la sua lavagna in piazza della Scala, a Milano, per aiutare gli studenti e attivisti del Fridays for Future a mettere in pratica una protesta consapevole, imparando, capendo e confrontandosi in modo collettivo e inclusivo.
Sara Del Dot 29 marzo 2019

Articolo scritto in collaborazione con Alessandro Sahebi

Scientia potentia est, Sapere è potere. Sì, perché solo attraverso la conoscenza è possibile acquisire gli strumenti per poter davvero cambiare le cose.

È stata forse questa la critica più avanzata ai milioni di ragazzi scesi in piazza lo scorso 15 marzo in occasione del primo Sciopero globale per il Clima. Sui social, per le strade, in televisione e sui giornali diverse personalità più o meno note, ciniche e disilluse hanno accusato gli studenti di protestare per qualcosa di cui non sapevano abbastanza e di non desiderare altro che un motivo valido per saltare le lezioni scolastiche. Tuttavia il movimento Fridays for Future ha scelto di trasformare quella che sembrava una debolezza (anche comprensibile, trattandosi di adolescenti e liceali e non di accademici) in una grande opportunità, per gli attivisti ma anche per tutta la cittadinanza.

Matthieu Meneghini, specializzando in economia ambientale di 30 anni, ha scelto di offrire la possibilità di smentire le malelingue e di dare ai cittadini milanesi (e non solo) l’arma forse più potente in questa battaglia per il clima, nonché la cosa più preziosa che ha da offrire: la sua conoscenza, il suo sapere, gli strumenti per capire davvero cosa sta succedendo al nostro Pianeta e perché. Dopo la marcia, infatti, Matthieu ha iniziato a pensare che sarebbe stato utile se, assieme alla protesta, qualcuno avesse iniziato a portare in strada anche i suoi contenuti. Per capirli, sviscerarli, discuterli, tutto rigorosamente in un’ottica di collettività e partecipazione.

Così, venerdì 22 marzo, nell’ambito dell’ormai usuale appuntamento di Fridays for Future, ha scelto di dedicare uno spazio all’informazione, alla conoscenza e al dibattito pubblico, lo stesso che negli ultimi tempi è pericolosamente venuto meno. E per farlo, il luogo prediletto non poteva che essere quello più inclusivo di tutti. La piazza. Uno spazio di ritrovo, di coesione e collettività dove Matthieu ha parlato e discusso per circa un’ora del primo di una lunga serie di argomenti che verranno affrontati venerdì dopo venerdì: il food waste, lo spreco di cibo. Ad ascoltarlo, seduti o in piedi, in semicerchio, circa settanta persone di tutte le età.

Quel primo appuntamento, battezzato Education for Future, è andato così bene che, il venerdì successivo, Matthieu è tornato in piazza con un nuovo tema da affrontare: Agricoltura e agroecologia. Assieme a lui, ha partecipato alla lezione il ricercatore ambientale Marco Bertaglia, uno degli esperti che accompagneranno le lezioni per il futuro venerdì dopo venerdì.

L’obiettivo di Education for Future è quello di fornire a tutti i partecipanti al Climate Strike la possibilità di conoscere in modo più approfondito i motivi della loro protesta, senza fermarsi alla superficie, offrendo loro strumenti utili per formare un proprio pensiero critico e diventare loro stessi promotori di conoscenza e informazione. Forse in assoluto il modo migliore di sfruttare l’astensione dalle attività scolastiche che lo sciopero comporta. E, indovina un po’, sono proprio i giovani a intervenire di più durante le lezioni di Matthieu. Perché loro vogliono sapere, vogliono essere informati, basta offrirgliele la possibilità. Perché conoscere il Pianeta, altro non è che un diritto di chi lo abita.

Intervista a Matthieu Meneghini

Ma cosa ne pensa il fautore delle lezioni del futuro? Il giornalista Alessandro Sahebi lo ha intervistato per Ohga. Ecco cosa ci ha raccontato.

Matthieu cosa ti ha convinto a portare la tua lavagna in piazza?

La voglia di condividere il sapere. Sul tema ambientale, soprattutto dopo il 15 marzo, sono emerse teorie negazioniste al limite del complotto e la disinformazione è circolata in maniera preoccupante: ho pensato che si dovesse porre un argine portando in piazza un argomento per poterlo esporre e, ovviamente, discutere con tutti. I cambiamenti climatici non sono una previsione del futuro, stanno avvenendo sotto i nostri occhi: scuola e media non hanno prestato a mio avviso l’adeguata attenzione e troppo spesso non hanno contribuito ad edificare la cultura della giustizia ambientale. Fridays For Future è un movimento estremamente grande ed eterogeneo dove ciascun individuo mette le proprie risorse al servizio di un obiettivo comune. Io ho fatto semplicemente la mia parte, mi sono offerto di contribuire al rinforzo di una prospettiva scientifica e reale, attraverso concetti semplici in grado di educare, interessare e smentire gli scettici.

Come hanno reagito le persone nel vedere una lezione nel bel mezzo di una manifestazione?

Devo ammettere che inizialmente temevo di poter annoiare, poi ho notato che non solo i partecipanti non si alzavano per andarsene via ma addirittura i passanti si fermavano incuriositi. La piazza un tempo era un luogo di incontro e confronto, oggi forse ha perso questa sua caratteristica peculiare. Eppure far ritrovare a qualcuno una dimensione legata al sapere in un luogo diverso da quello delle aule scolastiche o universitarie è piaciuto, tanto che dopo la prima lezione in molti mi hanno chiesto di tenerne una seconda.

La lezione in piazza secondo te può invertire davvero la rotta?

Non è solo una possibilità, è l’unica possibilità. Non resta tempo da perdere, gli studi dell’Ipcc sono chiarissimi e per questo credo sia fondamentale che il sapere venga ramificato quanto meglio possibile: la conoscenza dei fenomeni ambientali non deve essere più elitaria, bisogna impegnarsi affinché alle persone vengano dati gli strumenti necessari per affrontare l’argomento, confrontarsi, unirsi e trovare delle soluzioni. Lo sciopero per l’ambiente è una buona consuetudine là dove non va ad inficiare il sapere, anche i ragazzi più giovani ne sono consapevoli.

Riproporrete ancora il modello?

Abbiamo avuto numerose richieste da parte di professori e ricercatori per tenere lezioni in piazza e da parte di persone comuni per poterle ascoltare. Le condizioni ci sono, anche in altre città si stanno organizzando incontri di questa natura. Ci sono le premesse per una nuova stagione di maggiore coscienza, stiamo lavorando con tutte le nostre energie per non perdere questa grandissima opportunità.

Foto di Alessandro Sahebi