Global Climate Strike: milioni di persone in piazza nel mondo. Il nostro racconto da Milano

Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato. Il 15 marzo 2019, milioni di persone in tutto il mondo sono scese in piazza per chiedere ai leader mondiali di agire contro il cambiamento climatico prima che sia troppo tardi. Solo a Milano, i manifestanti erano circa 100.000.
Sara Del Dot 15 marzo 2019

A Milano non sono neanche le nove del mattino. E basta salire sulla prima metro diretta verso il centro per capire che oggi, 15 marzo 2019, è un giorno in cui accadrà qualcosa di molto particolare. Il vagone, che solitamente a quest’ora è carico soltanto di uomini e donne dagli occhi assonnati con il collo piegato sul telefono a leggere le ultime notizie poco prima di entrare in ufficio, questa mattina è invece insolitamente allegro, rumoroso e giovane. Perché oggi, a scuola, non ci è andato quasi nessuno. E non per rimanere a casa a dormire, né per starsene sdraiati in un parco a godersi il tiepido sole di questa primavera in anticipo, e nemmeno per correre di negozio in negozio approfittando della calma del mattino per fare acquisti. Tutti questi ragazzi e ragazze hanno lo sguardo acceso, parlano tra loro, ridono, cantano, stringendo in mano tanti cartelloni colorati, alcuni arrotolati, altri fissati con lo scotch a un’asta per essere sollevati e sventolati. Alla fermata Cairoli, poco distante da piazza Duomo, scendiamo tutti. In fila, pazientemente, saliamo le scale per raggiungere la superficie, dove ci mescoliamo con chi è arrivato molto prima di noi.

Non sono neanche le nove del mattino e qui, in largo Cairoli, davanti al Castello, sono già in decine di migliaia. Principalmente ragazzi e ragazze adolescenti, ma anche tante mamme con i loro bambini, uomini e donne anziani, associazioni, studenti universitari. Parlano, gridano, si preparano, si tingono il viso con della vernice verde, sollevano i loro cartelli, le loro parole, le loro richieste. Una marea di persone di cui non si riesce a vedere la fine. Ciascuno con il proprio cartellone. Ciascuno con il proprio appello per salvare il Pianeta dal cambiamento climatico.

Nel mattino del 15 marzo 2019, a Milano sono scese in strada 100.000 persone. A Torino erano in 10.000, a Roma 30.000, a Trento e Genova 5.000. E la stessa identica cosa è accaduta in oltre duemila altre città sparse in tutto il mondo. Solo in Italia è stato superato il milione di persone, raggruppatesi in 235 raduni organizzati. La prova tangibile che l’appello di Greta Thunberg, la sedicenne svedese attivista ambientale ora candidata al Nobel per la Pace, non è rimasto inascoltato. Che i giovani vogliono vedere il cambiamento, e sono pronti a scendere in piazza per chiederlo, per pretenderlo, usando la propria voce, senza intermediari. Che i ragazzi e le ragazze di oggi vogliono essere certi di poter avere un futuro a loro disposizione, un luogo in cui crescere, un Pianeta da abitare, una Terra in cui far nascere i loro figli e i figli dei loro figli.

“There’s no Planet B”

“Don’t Burn Our Future”

“Your Planet is your Home”

“Love your earth”

“Non c’è più tempo”

Un’onda inarrestabile di cartelli di cartone, risate, canti, un fiume in piena in cui non c’è spazio né per disordini, né per politica spicciola. Tanti slogan, tante parole, con un unico, semplice, fondamentale significato: "Aiutateci a crescere in un mondo migliore".

Foto di Sara Del Dot