Come funzionerà il termovalorizzatore di Roma: progetto e scenari di emissione

Parliamo del progetto del termovalorizzatore a Roma: riqualificazione del quartiere Palomba, riforestazione, Comunità energetica, ma risorse idrogeologiche carenti. Vediamo insieme tutti gli aspetti.
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Mattia Giangaspero 29 Febbraio 2024

Dopo averti parlato di com'è fatto un termovalorizzatore, come funziona e soprattutto quanti ce ne sono in Italia, in questo nuovo articolo ti parlo esclusivamente del nuovo e futuro termovalorizzatore che sorgerà a Roma, nella Capitale. Cerchiamo di geolocalizzare il luogo, capire qual è la proposta del progetto, quali sono le coperture e gli scenari emissivi. Infine proveremo a capire se dovesse essere la soluzione definitiva a tutti i problemi.

Il luogo dove sorgerà il termovalorizzatore a Roma

L’area di intervento ricade nel territorio del Comune di Roma, più precisamente nel Municipio IX in località S. Palomba. Santa Palomba è un consistente insediamento residenziale e produttivo, ai margini sud del Comune di Roma Capitale.  Il paesaggio del contesto geografico è caratterizzato dai Colli Albani, che si elevano sullo sfondo e costituiscono il riferimento visivo naturale, con le masse degli antichi coni vulcanici. La grande dimensione volumetrica dell’impianto rende il vero confronto con i Colli Albani. L’ambito territoriale di studio è caratterizzato da un tessuto urbano parzialmente edificato con destinazioni d’uso residenziali non intensive e produttive. Si passa da un paesaggio a tratti agrario e a tratti urbano con edifici sparsi ad uso abitativo. Quindi, ogni intervento, deve essere una proposta per qualificare il territorio per contribuire ad un nuovo paesaggio. Il rischio di non far crescere un quartiere con la costruzione di un termovalorizzatore spoglio da bonifiche o luoghi di interessi per la comunità, è alto.

Il progetto del termovalorizzatore a Roma

Andiamo però a vedere qual è il progetto che ha in mente di mettere a terra Roma e la Regione. Il principio generale che pervade l’intero intervento è l'ottimizzazione e la valorizzazione degli spazi per sviluppare la maggior presenza e varietà di vegetazione. Infatti, l’impianto è pensato come un organismo tecnologico, una sorta di colle artificiale, di cui riprendere il profilo. All’interno si articola come una moderna e vitale cittadella, “il Parco delle Risorse Circolari” e sarà articolato nel seguente modo:

  • l’impianto di termovalorizzazione
  • la Corte di accoglienza, con il Centro polifunzionale con le funzioni dell’accoglienza e del controllo degli accessi e con quelle del Campus di Sviluppo e Innovazione
  • gli edifici dei processi ancillari e di supporto

L’intero polo impiantistico sarà accessibile e visitabile da parte della collettività.

Le bonifiche ambientali del termovalorizzatore a Roma

La maggior parte delle coperture architettoniche sono implementate con verde estensivo o intensivo che avrà benefici effetti sul microclima senza incidere in modo sensibile sui costi di manutenzione. In particolare, la copertura della hall del trattamento fumi, avrà una configurazione sorprendente: un sistema di orti sperimentali e sinergici, una sorta di orto botanico. E il Tetto Fiorito (una specie di serra) interamente praticabile, lungo il cui asse centrale si prolunga una serra lineare continua, con essenze arboree specificatamente individuate per contribuire alla cattura della CO2 prodotta dall’impianto. La Serra (sopra) sarà aperta ai visitatori e dipendenti e si propone come simbolo: quello di dimostrare ai frequentatori dell’impianto il ruolo fondamentale svolto dagli alberi e dalla vegetazione nel bilancio ecosistemico. Dal tetto fiorito, si accede con un ascensore al Belvedere, un punto panoramico, prossimo alla sommità del camino, dove poter godere la vista degli impianti inverditi e il panorama aperto sull’Agro, sui Colli, sul mare e sulla città di Roma.

Lungo la via rossa (nell'immagine sopra del polo) ci sarà la “Via delle Risorse Circolari”, un percorso di visita lungo 800 metri e parte dalla Corte di accoglienza. Per conseguire un significativo risparmio energetico, il polo impiantistico prevede la dotazione di un impianto fotovoltaico, suddiviso nel seguente modo:

  • impianto fotovoltaico da 1MW, proposto per essere messo nella disponibilità di una Comunità Energetica da costruire nella aree limitrofe al polo impiantistico
  • impianto fotovoltaico da 1 MW, connesso alla rete elettrica interna del polo impiantistico e sotteso alla rete AT.

L’area scelta è la tettoia del trattamento delle ceneri pesanti (scorie) che si trova nel lato sud dell’impianto. L’ipotesi è quella di sfruttare totalmente l’area della tettoia che è pari a circa 12.000 mq. Stima produzione annuale di energia FV: 2.493.796,4 kWh. L’impianto, quindi, ha lo scopo di essere a disposizione della comunità di Santa Palomba per la creazione di una Comunità Energetica, ma anche per l’auto consumo.

Focus sul Campus di sviluppo e innovazione:

Il Campus di Sviluppo e Innovazione è un luogo progettato per essere aperto al territorio e orientato alla creazione di valore condiviso. Come?

Con una superficie di 1.600 mq, sarà collocato all’ingresso del polo, come un “ponte” tra il territorio e la realtà industriale.
Gli spazi fisici del campus saranno caratterizzati da un concept design in grado di esaltare la vocazione all’innovazione e alla condivisione di valore.

Per riuscire in questa impresa, il campus deve perseguire 3 obiettivi:

  • diffondere consapevolezza e conoscenza sui processi industriali e sull’economia circolare
  • promuovere e valorizzare idee e tecnologie sperimentali innovative
  • Agevolare la creazione di un network di competenze specialistiche in ottica di sostenibilità sociale ed economica.

Saranno, infatti, accolte iniziative ed eventi dedicati alla valorizzazione di progetti di ricerca, alla comunicazione dei dati sulle prestazioni ambientali e applicazioni sperimentali come la CCS (Carbon Capture and Storage) con una superficie in pianta pari a 1000 mq.

La CCS è un processo tecnologico che consiste nella cattura della CO2 emessa da impianti industriali o di generazione elettrica, nel trasporto della CO2 verso la sua destinazione finale, lo stoccaggio nel suolo a lungo termine. In quest'altro articolo ti spieghiamo come funziona questa tecnologia.

Quante emissioni produrrà il termovalorizzatore a Roma?

Premessa: per simulare la dispersione degli inquinanti è stato ipotizzato che l’impianto funzioni a carico massimo per la totalità delle ore presenti nell’anno di riferimento.

Sono state effettuate 3 diverse simulazioni per comprendere le ricadute di NO2 e Polveri in base alla diversa altezza delle canne di espulsione dei fumi: 70m, 80m, 90m. Dai risultati emerge che sia i contributi medi che massimi della qualità dell’aria sono simili per le 3 altezze analizzate. I miglioramenti indotti dall’aumento dell’altezza delle canne sono irrilevanti se confrontate con i valori in questione e con i limiti di qualità dell’aria imposte dall'OMS e dall'UE. Per tale motivo, la scelta dell’altezza delle canne è ricaduta sul valore di 85 m.

Le emissioni dell’impianto, quindi, corrispondono a meno dell’1% per ogni inquinante considerato. Quindi, si può ritenere ragionevolmente che comportino impatti non significativi sulla qualità dell’aria. Una delle problematiche sollevate da chi si oppone alla costruzione è la problematica legata al reperimento dell’acqua per alimentare l’impianto, dato che la zona è a rischio. → 240mila litri d’acqua al giorno.

Le soluzioni al problema idrogeologico del Termovalorizzatore di Roma

Per minimizzare il consumo di acqua dalle falde, viene proposto di ricorrere al riutilizzo delle acque reflue urbane trattate nell’impianto di depurazione di Santa Maria in Fornarola, sito nel Comune di Albano Laziale, gestito dal concessionario del Servizio Idrico Integrato con il quale è stata verificata la fattibilità tecnica di tale intervento.

Le idroesigenze del polo impiantistico saranno coperte in via prioritaria attraverso il riutilizzo delle acque meteoriche, nonché il recupero delle acque di condensazione della linea di trattamento dei fumi. In aggiunta, l’acqua ad uso industriale sarà fornita dal gestore del servizio idrico integrato Acea Ato2 S.p.A. → soddisfa le richieste minime.

Ad integrazione è previsto, come soluzione di back-up, l’allaccio alle reti di distribuzione idrica e fognaria di pertinenza dell’area industriale di Santa Palomba (Consorzio Industriale del Lazio), per la quale è già stata presentata richiesta di disponibilità; e un’ulteriore sistema di back-up caratterizzato da pozzi per una portata massima stimata pari a circa 8 l/s, per la quale, considerando il contesto geologico ed idrogeologico della zona di studio, si rende necessaria l’escavazione di 2 pozzi.

Il Termovalorizzatore è una sconfitta?

La risposta, senza considerare il contesto in cui viene costruito, il periodo storico e gli impatti positivi o negativi che può avere sul territorio italiano o meridionale dell'Italia, sarebbe quasi al 100% "sì, una sconfitta".

In realtà però potrebbe essere anche una vittoria. Tralasciando la questione idrogeologica, tutto il progetto se rispettato nella sua interezza potrebbe portare a dei benefici dal punto di vista ambientale all'intero quartiere, sia lato riforestazione, sia lato risorse energetica e creazione di una comunità energetica. Tu mi dirai: "e se fosse fatto lo stesso senza impianto non sarebbe meglio?" Sì, ma non sarebbe mai stato fatto. Detto questo arriviamo all'analisi ambientale del termovalorizzatore a Roma. In questo momento in Italia ci sono 37 termovalorizzatori (di cui oltre 26 al Nord), mentre sono 130 le discariche certificate (poi ci sono quelle abusive… ma non ne conosciamo il numero).

L‘obiettivo del Termovalorizzatore a Roma sarà quello di ridurre il numero di discariche in tutto il Paese e di migliorare soprattutto la situazione al meridione. Il termovalorizzatore in Italia non è e non sarà mai considerato come soluzione definitiva a tutti i problemi, ma come un miglioramento delle situazioni attuali che ci sono nel Paese. E questo lo diciamo perché stando ai dati forniti dall'Unione Europea sia tra i primi nel Continente per la raccolta differenziata e sappiamo bene come solo continuando questo iter virtuoso, il problema rifiuti può essere risolto.

Molti hanno paragonato il progetto di Roma a quello di Copenhagen, definito poi fallimentare perché il termovalorizzatore era troppo grande, richiedeva paradossalmente un aumento dei rifiuti e quindi tanti altri Stati spedivano (con mezzi inquinanti su gomma) i loro rifiuti proprio lì. In realtà quello di Roma non sarà identico a quello di Copenhagen e lo diciamo proprio per il contesto diverso presente in Danimarca. Attualmente in Danimarca non esistono discariche (neanche una), il che significa che non c'è un problema di CO2 o suolo legato al deposito continuativo di rifiuti a terra. Inoltre la Danimarca non è tra i Paesi europei virtuosi lato raccolta differenziata e il termovalorizzatore costruito era effettivamente troppo grande anche per la conformazione geografica della Nazione.

Fonti|Linkiesta

Progetto Comune di Roma 

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