Come possiamo parlare di ambiente e diritti umani, senza chiederci dove finiscono i nostri investimenti?

“Se sono a favore della pace nel mondo, come posso poi investire i miei risparmi rischiando di sostenere la produzione di armi o di attività che nuocciono all’ambiente? La gestione delle risorse economiche, il loro utilizzo e la loro destinazione è un nodo centrale che dobbiamo affrontare”. Ne parliamo con Marco Piccolo, presidente di Fondazione Finanza Etica che fa parte della rete del gruppo Banca Etica.
Giulia Dallagiovanna 2 Settembre 2022
Intervista a Marco Piccolo Presidente Fondazione Finanza Etica

"La coscienza ci dice che non possiamo essere indifferenti di fronte alle sofferenze dei più poveri, alle crescenti disuguaglianze economiche e alle ingiustizie sociali. E l’economia stessa non può limitarsi alla produzione e alla distribuzione. Deve considerare necessariamente il suo impatto sull’ambiente e la dignità della persona". Il messaggio di Papa Francesco all'evento digitale di TED sul cambiamento climatico arrivava a ottobre 2020, qualche mese dopo lo scoppio della pandemia. Si ricollegava alla sua enciclica, Laudato si’, in cui introduceva l'espressione "ecologia integrale", vale a dire una visione d'insieme che comprenda i problemi ambientali al pari di quelli sociali.

All'ultimo sciopero per il clima, a Torino, non erano presenti solo i movimenti ambientalisti. I partecipanti mostravano cartelli che promuovevano istanze femministe, diritti civili, equa distribuzione delle risorse e diritti dei lavoratori. Le diverse realtà stanno provando a unirsi, in nome "dell'intersezione delle lotte" come loro stessi hanno dichiarato. Da tutto questo discorso non può rimanere esclusa la questione economica.

Chi oggi vuole investire i propri risparmi, troverà tra le possibilità gli ESG, una forma di investimento sostenibile che tiene in considerazione non solo gli aspetti più strettamente finanziari, ma anche l'ambiente e il rispetto dei diritti umani. Banca Etica promuove questi valori da molto più tempo, allo scopo di sensibilizzare i diversi attori economici rispetto alle responsabilità delle loro scelte. Nel 2003 la Banca decide di dotarsi di una Fondazione culturale che la aiuti a costruire un mondo più sostenibile, sotto tutti gli aspetti. Il presidente è Marco Piccolo, che interverrà anche al Festival di Emergency in programma a Reggio Emilia dal 2 al 4 settembre.

Marco Piccolo, oggi il mondo dell'associazionismo e dei movimenti sembra volersi unire sempre di più, considerando difesa dell'ambiente e giustizia sociale come due facce della stessa medaglia. 

Anche Banca Etica, quando parla di sviluppo sostenibile, intende tenere insieme tutti questi aspetti. Si vuole promuovere una visione ampia che comprenda l'ambiente, ma anche i diritti umani e i diritti civili. Se non impostiamo il discorso in questo modo, d'altronde, quale futuro possiamo garantire alle prossime generazioni?

Come si inserisce in questo scenario l'elemento economico e finanziario?

Se ho dei valori in cui credo, li declino nel quotidiano e quindi nelle relazioni che vivo e nei legami che stringo. Ma il fattore economico non è secondario: se sono a favore della pace nel mondo, come posso poi investire i miei risparmi rischiando di sostenere la produzione di armi o di attività che nuocciono all'ambiente? La gestione delle risorse, il loro utilizzo e la loro destinazione è un nodo centrale che dobbiamo affrontare. Se ne sono resi conto anche i movimenti che ora sottolineano sempre più il discorso economico e molti di loro operano anche in questo campo: pensiamo al filone di economia equa e solidale, all'economia civile, dei beni comuni e così via. Negli anni sono emersi tutta una serie di tentativi di coniugare in modo più stretto la dimensione economica con quella sociale e ambientale.

Come e quando nasce il gruppo Banca Etica?

Banca Etica nasce proprio dalla realtà dei movimenti che manifestavano ad esempio in favore della pace, della difesa dell'ambiente o per la cooperazione internazionale. I fondatori della cooperativa "Verso Banca Etica", nel 1995, arrivavano dal mondo delle organizzazioni che si occupavano di volontariato e non-profit. Si apre poi ai cittadini e alle altre associazioni e nel giro di tre anni raggiunge il capitale sociale per costituire una banca popolare di tipo cooperativo.

Ci siamo resi conto fin da subito che la nostra attività era finanziaria, ma aveva anche una finalità culturale. L'obiettivo infatti non era quello di costruire una grande banca, ma di rendere le persone consapevoli delle responsabilità che si hanno quando si decide di investire del denaro. Se sono attento all'ambiente, è importante che i miei risparmi vadano a sostenere iniziative che tutelino il Pianeta.

Oggi le persone sembrano più attente a questo aspetto: negli ultimi anni ad esempio abbiamo assistito a un boom degli investimenti ESG (Environmental, Social, Governance).

Gli investimenti ESG includono tre livelli: impatto sociale, impatto ambientale e governance. Si valuta quindi anche la mission aziendale e come l'azienda viene governata. Se vi sia apertura, inclusione, rispetto dei dritti, attenzione alle questioni di genere. L'action plan dell'Unione europea colloca all'interno della finanza sostenibile proprio quelle attività che rispondano a questi tre criteri. In Banca Etica lo facciamo dal 1999. Quando abbiamo inziato non veniva nemmeno preso in considerazione il fatto che chi gestiva il denaro avesse una responsabilità non solo economica o professionale, ma anche ambientale e sociale.

A chi sono destinati i finanziamenti etici?

A imprese sociali, non-profit, oppure a iniziative che all'attività economica uniscono una funzione sociale. Pensiamo ad esempio a una cooperativa sociale per l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, al commercio equo e solidale oppure a organizzazioni ambientaliste che promuovano il turismo sostenibile. Il fine dell'azione deve essere strumentale a un obiettivo non strettamente economico.

Ma questo tipo di attività finanziaria è economicamente sostenibile?

Certo! La rete del gruppo Banca Etica è formata da Etica Sgr, una società di investimenti, e da CreSud, che si occupa di cooperazione finanziaria nord-sud e lavora con enti di microcredito. E poi da due fondazioni: Fondazione Finanza Etica e la spagnola Fundación Finanzas Éticas con cui ci siamo fusi da qualche anno. In questo gruppo lavorano più di 500 persone. Inoltre, i nostri bilanci sono sul sito e possono essere visionati da tutti. Lavoriamo come tutte le altre banche, rispondendo alla stessa normativa e sotto il controllo della Banca d'Italia e del Banco de España, che che verificano la gestione dei risparmi e il rispetto dei criteri che abbiamo stabilito. A livello internazionale, facciamo parte di un ampio movimento di finanza etica e responsabile, accanto a GBV (Global Alliance for Banking on Values) e FEBEA (Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative).

Le organizzazioni che lavorano con noi sono tutte realtà in crescita. Se poi parliamo di obiettivi economici, dovremmo ampliare la visione e pensare anche al futuro. Tutelare ambiente e società potrebbe non sembrare remunerativo all'inizio, ma sono investimenti molto più efficaci nel gararantire un futuro a noi e ai nostri figli.

Cosa ne pensate dell'inserimento di gas e nucleare nella tassonomia europea, che vengono così considerati possibili investimenti green?

Stiamo portando avanti una battaglia proprio perché queste due fonti di energia vengano escluse dalla tassonomia. Sono tra l'altro opzioni velleitarie. Se ad esempio dovessimo muoverci nella direzione di basare il mix energetico italiano anche sul nucleare, quanti anni ci vorranno prima di avere impianti efficienti e moderni? Per quanto riguarda il gas, invece, è evidente come lo scenario geopolitico non fornisca alcuna garanzia. Forse vale la pena di ragionare meglio sul tema delle fonti rinnovabili, come avremmo dovuto fare già almeno dal 2014, cioè da quando sono iniziate le tensioni tra Ucraina e Russia.

E per quanto riguarda le tasse sugli extra-profitti delle compagnie energetiche, che il governo ha introdotto con il "decreto Ucraina"?

Recentemente Ispi ha pubblicato una tabella che mostra l'aumento dei profitti delle aziende del settore nel 2022, rispetto all'anno precedente. Accostando i dati alla questione dei rincari nelle bollette, si delinea una situazione che fa riflettere. Sicuramente esistono dei problemi oggettivi rispetto alle forniture, ma a questi si aggiunge un sistema di speculazione che strumentalizza le difficoltà. Un discorso simile vale anche per la pandemia. È stato un evento che ha avuto conseguenze pesantissime dal punto di vista economico, ma se analizzo i bilanci di molte società, ad esempio quelle farmaceutiche, troverò chi ci ha guadagnato. Una più equa distribuzione delle risorse dovrebbe puntare anche a questo.