Il governo Draghi metterà al centro l’ambiente? Dante Caserta (WWF): “Investiamo nel capitale naturale”

Nella giornata di mercoledì una delegazione delle principali associazioni ambientaliste italiane (Legambiente, Greenpeace e WWF) ha incontrato il Presidente del Consiglio in pectore Mario Draghi. Si è parlato di come utilizzare i fondi del Next Generation EU, ma anche dell’istituzione di un ministero della transizione ecologica.
Federico Turrisi 12 Febbraio 2021

Come saprai, in questi giorni si sta discutendo molto della formazione del nuovo governo in Italia, e tra le varie questioni sul tavolo parrebbe che stiano acquisendo – finalmente, aggiungiamo noi – un ruolo sempre più rilevante anche quelle relative al clima e all'ambiente. Non è un caso che mercoledì scorso, in occasione dell’audizione con le parti sociali, il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi abbia incontrato i rappresentanti delle tre principali associazioni ambientaliste: Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia. Tra i membri della delegazione c'era anche il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta, al quale abbiamo chiesto un commento su questo incontro.

Il fatto che il premier incaricato abbia voluto ascoltare le proposte delle principali associazioni ambientaliste in questa fase di consultazioni è già un segnale promettente, o no?

Questo incontro, in realtà, rappresenta una novità importante. Il tema ambientale entra nel dibattito; e lo fa senza i filtri del mondo politico, ma direttamente attraverso le associazioni più rappresentative del panorama italiano. Il Presidente del Consiglio incaricato ha esordito dicendo che oggi ormai qualunque governo deve mettere in primo piano un tema così trasversale come quello ambientale e che vuole fare proprio dell'ambiente un elemento portante della sua iniziativa. Abbiamo poi illustrato le nostre richieste e fatto anche un'analisi della discussione sul Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), che sarà lo strumento attraverso cui l'Italia spenderà i fondi del Next Generation EU (o del Recovery Fund, come viene chiamato più comunemente).

Proprio su come investire i soldi del Next Generation EU si gioca una delle partite fondamentali per il nostro Paese.

Sicuramente. Come avevamo già detto al precedente governo, attraverso questo piano possiamo davvero ridisegnare il futuro dell'Italia. Noi siamo chiamati a rilanciare il Paese attraverso delle scelte eque e sostenibili, sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista ambientale. Dobbiamo superare i limiti degli attuali modelli di produzione, consumo e sviluppo, che si stanno mostrando insostenibili non soltanto per noi ma per il pianeta in generale. Il fatto che venga stabilito che quasi il 40% delle risorse del Next Generation EU debba essere destinato ad azioni per il clima e la biodiversità la dice lunga su come l'Europa ci dia delle indicazioni molto chiare. E l'Italia dovrà seguirle nei fatti.

Una delle principali novità di cui si parla è la creazione di un Ministero della transizione ecologica. Che cosa ne pensate?

Già nel 2018, in occasione delle ultime elezioni politiche, il WWF Italia aveva fatto un invito rivolto a tutti i partiti: dicevamo che era arrivato il momento di superare le logiche del passato e di pensare a un ministero della transizione ecologica, che potesse indirizzare l'azione di governo verso lo sviluppo sostenibile. Ambiti come l'economia e le infrastrutture hanno una ricaduta sul nostro ambiente. I partiti che ora appoggiano Draghi avevano dato il loro consenso alla nostra proposta ma poi non se ne era fatto più niente. Adesso si presenta questa occasione: è ovvio che il nuovo ministero non dovrà avere solo una "riverniciatura di verde", ma dovrà essere effettivamente in grado di orientare le scelte del governo.

Quali sono le primissime misure che dovrebbe prendere eventualmente il Ministero della Transizione ecologica?

Sono veramente tante, dirne due o tre è complicato. Innanzitutto, è fondamentale intraprendere la strada che porta alla decarbonizzazione. Dobbiamo quindi andare verso scelte di politiche energetiche e industriali che portino all'abbandono delle fonti fossili. Degli indirizzi sono stati tracciati a livello europeo, e anche italiano; ora si tratta però di passare alle azioni concrete, puntando sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili.

Occorre rivedere al rialzo, per esempio, gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia Clima (Pniec)?

Questo è stato uno degli elementi che abbiamo portato all'attenzione di Mario Draghi. Il punto, ci tengo a sottolinearlo, è che bisogna andare verso scelte alternative rispetto a ciò che è stato fatto finora, se vogliamo dare concretezza a quello che diciamo.

C'è qualche altra priorità?

La partita sul capitale naturale è fondamentale. L'Italia ha una biodiversità straordinaria. Ma la biodiversità non è importante solo in termini di tutela degli habitat, della flora e della fauna. Ci offre anche servizi ecosistemici che poi ci forniscono aria, acqua e suolo puliti. Da questi dipendono la nostra salute, ma anche la nostra economia. Non è pensabile che in Italia ci siano ancora un consumo di suolo così elevato e industrie altamente inquinanti. Queste ultime andrebbero riconvertite proprio in un'ottica di maggiore sostenibilità. Su questi due filoni, decarbonizzazione e tutela e valorizzazione del nostro enorme patrimonio naturale, farei le prime mosse.