Coste in pericolo: l’abusivismo edilizio e la cementificazione sui litorali italiani

Il report Mare Monstrum di Legambiente fotografa una situazione grave, con 10.032 reati nel 2019, il 17,1% in Campania. I numeri e i casi eclatanti di una pratica devastante per il nostro ambiente.
Gianluca Cedolin 6 luglio 2020

Nell'ultimo report Mare Monstrum, elaborato da Legambiente con i dati delle forze dell'ordine e della capitaneria di porto sulle infrazioni compiute nel nostro mare e nelle nostre coste, gli abusi edilizi e i reati legati al ciclo del cemento sono gli illeciti sanzionati in maggior numero: oltre 10mila infrazioni nel 2019, il 42,5% del totale. Legambiente parla di un «abusivismo edilizio che continua a oltraggiare le aree costiere di diverse regioni, tra case per le vacanze costruite in tutta fretta e stabilimenti balneari che occupano il demanio per conquistare illegittimamente spazio ai loro ristoranti e alle loro discoteche».

I numeri

Secondo i dati raccolti da Mare Monstrum, nelle regioni costiere nel 2019 ci sono stati 10.032 reati legati al ciclo del cemento (chiaramente parliamo solo di quelli rilevati dalle forze dell'ordine), con 7.550 persone denunciate o arrestate e 2.684 sequestri. Il 64,5% delle infrazioni sono state commesse in cinque regioni: Campania (in testa con 1.715, il 17,1% del totale), Puglia, Lazio, Calabria e Sicilia.

I danni della cementificazione

Le tonnellate di cemento aggiunte nel 2019 sulle nostre coste, e quelle che gettate negli anni scorsi che non vengono abbattute seppur illegali, hanno conseguenze drammatiche sugli ecosistemi costieri. Ne alterano i normali cicli vitali, disturbano la fauna, impediscono alla natura di svolgere molti suoi ruoli come quello di assorbire l'anidride carbonica, raccogliere l'acqua piovana nelle falde, schermare le mareggiate e le inondazioni. Oltre, chiaramente, a deturpare anche a livello visivo i magnifici paesaggi litoranei italiani.

Alcuni casi eclatanti

I casi citati da Legambiente sono molti, e su quasi tutti questi gli ambientalisti dell'associazione si muovono da tempo per sollecitare interventi decisi. Ce ne sono di clamorosi: a Triscina, paesino della costa siciliana di mille anime, in provincia di Trapani, ci sono «5mila case illegali, di cui 1.300 insanabili – si legge nel dossier -. Basta guardare una foto aerea per avere chiaro come sono sorte quelle case. Un agglomerato fatto a pettine, con i lotti stretti stretti lungo una miriade di stradine parallele che si tuffano nella sabbia». Tutto questo per realizzare il maggior numero possibile di villette delle vacanze, in nome di un profitto immediato ma miope.

In Campania, come detto la regione peggiore per abusivismo edilizio, i casi sono ovunque: il cemento di 24mila immobili illegali ha devastato il litorale di Castelvolturno, in origine ambiente naturale ricco e variegato. Non stupisce, purtroppo, che accadano tragedie come quella di Pianura (Napoli) dello scorso primo giugno, quando due operai sono morti mentre lavoravano nel cantiere illegale per la costruzione di una villa.

Nel report Mare Monstrum, Legambiente pone l'accento anche sulla situazione critica delle isole minori, anche loro tutt'altro che immuni dagli abusi nelle costruzioni. Da Ischia a Lampedusa, in poche sono esenti dagli illeciti: anche Salina (delle Eolie), «per molti anni esempio di buona gestione ambientale, sta vivendo un periodo molto delicato. Sconvolta da scandali e abusi, rischia anche di vedersi sfregiata da un porto turistico da 200 posti barca nella rada di Rinella – si legge nelle pagine del dossier -. A fine agosto dell’anno scorso, la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha iscritto nel registro degli indagati 85 persone»

La lotta di Legambiente

Come detto, Legambiente e molte altre associazioni ambientaliste o privati cittadini lottano da anni per migliorare la situazione, e alcuni passi in avanti sono stati fatti. Tra quelli citati nel report, troviamo la «demolizione degli scheletri che deturpavano la spiaggia della celebre Scala dei Turchi, sito che attrae turisti da ogni parte del mondo», a Realmonte, in provincia di Agrigento, dopo decenni di battaglie giudiziarie. Sempre in quei luoghi, nel Borgo di Scala dei turchi, un procedimento giudiziario innescato da Legambiente ha bloccato la realizzazione di 50 villette di lusso a un chilometro dalla scogliera.

Altro teatro di cementificazione e lotte, nel villaggio di Lesina, in Puglia, da decenni al centro di casi di abusivismo, nel 2016 comune e procura di Foggia hanno sottoscritto «un protocollo d’intesa per gli abbattimenti nel territorio di Torre Mileto, Schiapparo e Agro di Lesina, partendo dagli edifici pericolanti, sul demanio e colpiti da sentenze definitive. Nel 2019, le ruspe hanno cominciato a lavorare». Per fortuna ci sono ancora molte persone che ci tengono a preservare le coste italiane dalla cementificazione selvaggia e illegale.