Curare gli animali domestici con farmaci umani? Adesso si può (con delle eccezioni)

È diventato legge il decreto firmato dal ministro della Salute lo scorso 14 aprile che ammette la somministrazione in deroga di medicinali per uso umano ad animali non destinati alla produzione di alimenti, a parità di principio attivo e soltanto su prescrizione del veterinario. Esultano le associazioni animaliste, mentre sono molto più cauti i veterinari.
Federico Turrisi 25 Maggio 2021

Per le organizzazioni animaliste è una svolta che consentirà a famiglie con animali domestici e a rifugi municipali di risparmiare molto, ma c'è chi invece frena. Con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale n. 120 del 21 maggio 2021 del decreto 14 aprile 2021 del Ministero della salute "Uso in deroga di medicinali per uso umano per animali non destinati alla produzione di alimenti" è entrata ufficialmente in vigore la misura che consente la prescrizione per i nostri amici a quattro zampe di un farmaco per uso umano che contiene lo stesso principio attivo del farmaco veterinario e che nella maggior parte dei casi ha un costo molto più basso.

La legge individua nei veterinari gli unici soggetti autorizzati ("in via esclusiva e sotto la propria responsabilità") che possono prendere in considerazione l'utilizzo di medicinali concepiti per gli esseri umani per curare un animale malato, "anche tenendo conto del costo delle cure" (ma il costo dei farmaci rimane comunque a carico dell'acquirente e non gode di alcun tipo di esenzione). La condizione prevista dall'articolo 1 del decreto è che il medicinale contenga appunto lo stesso principio attivo del farmaco veterinario corrispondente.

Ci sono delle eccezioni. Per esempio, non si potrà trattare l'animale con un "medicinale ad uso umano contenente sostanze antibiotiche di importanza critica per la salute umana" né con "sostanze antibiotiche non autorizzate come medicinali veterinari". Questo anche per evitare ogni forma di abuso e prevenire fenomeni di antibiotico-resistenza. Inoltre, il medico veterinario dovrà verificare, prima della prescrizione, che il medicinale ad uso umano non sia nella lista dei farmaci carenti pubblicati dall'Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco).

Le perplessità dei veterinari

Tutti felici e contenti? Non proprio. Non nasconde il suo giudizio critico sul decreto appena entrato in vigore l’Anmvi, ovvero l'associazione nazionale medici veterinari, la quale sottolinea che "non basterà la parità del principio attivo per poter prescrivere il medicinale ad uso umano che costa meno". In sostanza, secondo l'Anmvi, c'è una discrepanza tra gli annunci del ministro Speranza e le disposizioni contenute nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il decreto – spiega l'associazone in una nota – costringerebbe il medico veterinario a "uno slalom prescrittivo fra paletti, limitazioni e divieti che di fatto vanificano il principio della miglior convenienza economica dell’acquirente". Per l'Anmvi il miglioramento delle terapie di cura per gli animali da compagnia è soltanto apparente.

"Dietro l’annuncio del risparmio economico, si nascondono forti limitazioni di accesso al medicinale ad uso umano", prosegue il comunicato. "Non solo perché l’Aifa potrà precluderlo alla prescrizione veterinaria (una novità assoluta), ma anche perché vengono vietate all’impiego veterinario alcune classi di medicinali antibiotici ad uso umano. Quanto agli antibiotici non vietati, si impone al medico veterinario l’obbligo del test di sensibilità, una verifica che può richiedere fino a sette giorni e che rischia di ritardare il trattamento di infezioni gravi negli animali da compagnia".

L’associazione dei veterinari, infine, ricorda di aver proposto in passato al ministero della Salute soluzioni alternative per consentire un risparmio sui farmaci veterinari, per esempio “sviluppando il mercato dei medicinali veterinari generici”, come previsto dal regolamento europeo 2019/6 sui medicinali veterinari che entrerà in vigore il 28 gennaio 2022.