Dallo sciroppo di canna da zucchero all’etichetta falsa: cosa c’è dietro la contraffazione del miele

Se non indicato espressamente, le informazioni riportate in questa pagina sono da intendersi come non riconosciute da uno studio medico-scientifico.
Cala la produzione di miele in Italia e aumentano le importazioni dall’estero. Ma è sempre miele “puro” quello che troviamo sullo scaffale del supermercato? La risposta è no. Ne abbiamo parlato con Giacomo Dell’Orto, dell’Apicoltura Dell’Orto di Besana Brianza.
Gaia Cortese 28 Giugno 2022

Circa il 30 per cento del miele commercializzato in tutto il mondo è contraffatto. E non è una novità, ma non sempre se ne ha la piena consapevolezza nel momento in cui se ne acquista una confezione. D'altronde, già nel 2013 il Parlamento europeo inseriva il miele tra i primi dieci alimenti a maggior rischio di adulterazione che, in questo caso, viene fatta semplicemente con l'aggiunta di sciroppi provenienti da canna o barbabietola da zucchero, riso o mais.

Ovviamente un miele "allungato" con sciroppo incide anche sui prezzi sul mercato e non c'è da stupirsi se, mentre nell'Unione europea i costi medi per la produzione del miele ammontano a circa 3,90€/kg, i prezzi del miele importato dalla Cina oscillano da 1,30€/kg  a 1,24€/kg.

Tuttavia la Cina non è l'unico "nemico" da cui guardarci. Come spiega Coldiretti, "le importazioni dall’estero sono cresciute fino a raggiungere le 24mila tonnellate nel 2021 e sono superiori alla produzione nazionale. I principali fornitori sono Ungheria, Spagna e Romania e, nonostante ci sia l’obbligo di indicare in etichetta il luogo di produzione del miele, quest'obbligo non esiste per tutti quei prodotti che hanno il miele come ingrediente”.

Il miele contraffatto proviene quindi anche dai Paesi europei? E come è possibile riconoscere un prodotto contraffatto da uno che non lo è? Abbiamo trattato l'argomento con Giacomo Dell'Orto, dell'Apicoltura Dell'Orto di Besana Brianza.

Come mai negli ultimi anni in Italia sono aumentate le importazioni di miele dall’estero?

Ci sono state annate che sono andate particolarmente male, come l’anno scorso, e ovviamente chi commercializza il miele e non lo produce, pur di averlo lo prende da ogni parte; ma la verità è che l’attenzione sul miele e l’uso del miele sta crescendo e la produzione nazionale non soddisfa tutta la richiesta. Motivo per cui un po’ di importazione di miele c’è sempre stata ed è sempre stata in leggero aumento.

Quando poi capita l'annata in cui non c'è proprio produzione, ovviamente se il commerciante non lo trova in Italia, lo va a cercare all'estero. Per esempio, l’anno scorso c’è stata poca produzione di tutto ed è stata fondamentalmente colpa del meteo: ci sono state gelate durante il bocciolo dell’acacia per cui, quando c’è stata la fioritura, che è stata anche abbondante, non dava più nettare, o meglio, si era “bruciato”. Se infatti il fiore prende troppo freddo quando è in bocciolo, non fiorisce e non da nettare.

Quali sono i principali fornitori di miele dell’Italia?

Per il miele di bassissima qualità indubbiamente la Cina. Per il miele di bassa qualità, ma che lo si vuole far sembrare di media qualità, l’importazione maggiore arriva dalla Spagna. Di media qualità invece ne importiamo tantissimo dall’Ungheria, e prima che scoppiasse la guerra importavamo anche certi millefiori dall'Ucraina, che è una grande produttrice di miele di girasole. In Italia comunque si parla sempre di miele di acacia che arriva prevalentemente dall’Ungheria.

É  vero che in Cina il miele non viene neppure più raccolto, ma “fabbricato”?

In Cina sono bravissimi a fare il miele direttamente in laboratorio, mischiando sciroppi e zuccheri, e aggiungendo pollini e altre sostanze che si trovano facendo delle analisi dei miele. Così facendo riescono a produrre mieli che sono quasi irriconoscibili, o meglio più che mieli li chiamerei "prodotti", praticamente irriconoscibile se non sottoposto ad analisi molto costose.

Anche perché, quando si parla di miele, in Cina possono davvero parlare di “prodotto” perché, mentre in Italia nel disciplinare è scritto che il miele deve essere esclusivamente prodotto dalle api e in nessun altro modo. in Cina questo regolamento non c’è, quindi anche un prodotto da laboratorio viene accettato come miele. Oltretutto, una gran parte di questo prodotto viene esportato all’estero come miele a basso costo.

Come viene contraffatto il miele?

Con il termine “contraffazione" si intendono tante cose. Per esempio, il miele di tiglio che produco io, se non c’è la giusta percentuale di tiglio che corrisponde al disciplinare, ossia alle schede organolettiche prestabilite, non potrebbe essere chiamato "miele di tiglio", perché risulterebbe contraffatto. Un altro esempio tipico di questa area geografica è chiamare "miele di castagno" un miele con prevalenza di castagno, ma con dentro troppo tiglio per essere chiamato castagno.

Molti apicoltori, soprattutto quelli piccoli che non si pongono il problema, non fanno fare un’analisi melissopalinologica che probabilmente lo definirebbe millefiori, quando invece viene chiamato miele di castagno. Anche questa è una forma di contraffazione che tuttavia non inficia la qualità del miele, probabilmente anche miele di altissima qualità, ma ad essere sbagliata è la nomenclatura. Si tratta di una contraffazione, che viene fortunatamente sempre multata, ma non è neppure cosi grave perché stai dando un prodotto diverso da ciò che è scritto nell’etichetta, ma non un prodotto di qualità diversa.

Poi ci sono vari tipi di contraffazione ottenute con l’aggiunta di sciroppi. In passato c'era chi dava da mangiare lo sciroppo all’ape per raccogliere più miele, mentre oggi si preferisce mischiare il miele con vari sciroppi, o addirittura, come fanno in Cina, si commercializza miele che è solo sciroppo.

A causa delle avversità climatiche negli ultimi anni la produzione di miele in Italia si è mantenuta ben al di sotto delle potenzialità, calcolate in circa 20mila tonnellate.

Va poi detto che, se dalla Cina arriva un miele totalmente contraffatto, che da noi non potrebbe neppure essere chiamato "miele", in ogni caso importandolo sull'etichetta deve comparire la provenienza extra europea.

Il problema nasce quando, per esempio, si acquista il miele spagnolo. In Spagna la legge permette di mischiare miele spagnolo con miele comprato all’estero, se mischiato al 40 per cento; così facendo è possibile chiamarlo "miele spagnolo". Poi succede che la Spagna lo vende in Italia come miele europeo. 

Ecco perché, neppure acquistare un miele di acacia con provenienza EU può dare la totale sicurezza, perché se è stato mischiato con quello cinese al 60 per cento, in pratica è arriva sullo scaffale di quel supermercato legalmente, ma in pratica è contraffatto. Si può avere certezza solo sul miele biologico italiano che, per le leggi più restrittive che abbiamo in Italia, deve essere puro al 100 per cento.

È difficile determinare se un miele è stato adulterato o individuare l’aggiunta di sciroppi?

Nel caso l’apicoltore, sbagliando o facendo di proposito, dia da mangiare dello sciroppo alle api, le analisi da poter fare non sono cosi costose, possono aggirarsi sui trecento, quattrocento euro al massimo. Diversamente, per riconoscere una contraffazione dalla Cina, le analisi possono costare anche ottocento, mille euro, tant'è che spesso anche gli organi controllori evitano di farle.

Cosa si può fare per contrastare la contraffazione del miele?

Noi davvero poco, purtroppo, mentre gli organi certificatori potrebbero fare più analisi. L'unico modo efficace per contrastare la contraffazione è punire chi sbaglia, e mette un’ etichetta (errata) rispetto ad un’altra.

Chi acquista miele può avere maggiori garanzie se compra da chi produce il miele o, in alternativa, se acquista il miele biologico, perché in questo caso ciò che è indicato in etichetta è più selettivo e rigido. Quindi una buona regola è comprare biologico e andare a leggere sulla  bandierina del logo del biologico se c’è scritto: "Agricoltura Italia", "Agricoltura europea" o "Agricoltura extra europea", consapevoli del fatto che se la provenienza è europea o extraeuropea la certezza al 100 per cento non c'è mai.