Daniela Intrieri, l’ex ricercatrice universitaria che consegna il sapone circolare in bicicletta

Lungi da chiamarla “saponificatrice” (per evitare qualsiasi allusione con quella di Correggio), Daniela Intrieri è un’ex ricercatrice all’Università degli Studi di Milano con una grande passione per la chimica, che si diletta a produrre saponi da grassi di scarto. Il suo sapone circolare è delicato, sostenibile e soprattutto, viene consegnato in bicicletta.
Gaia Cortese 12 giugno 2020

Una cucina trasformata all'occorrenza in un laboratorio chimico. Un vecchio mobile convertito in una taglierina per lavorare i blocchi di sapone. Una bicicletta per fare le consegne. Dietro la produzione di sapone circolare di Daniela Intrieri, ex ricercatrice all'Università degli Studi di Milano, con una grandissima passione per la chimica, ci sono tanti aspetti curiosi da scoprire. Così tra racconti di soda caustica, essenze ed oli di frittura recuperati, abbiamo imparato qualcosa di più sulla produzione del sapone circolare.

Da quanto è nata la tua attività di produzione di sapone circolare?

In realtà da pochissimo. L’idea è stata di una cugina che, vedendomi sempre produrre sapone, mi ha spinto a buttarmi in questa avventura. “Vendili! Vendili!” mi diceva e così mi sono fatta convincere. Ha aperto lei il profilo Instagram di Sapone Circolare, perché io non sono molto da social: poi mi ha detto che serviva anche una pagina Facebook, e abbiamo aperto anche quella, non più di qualche settimana fa.

Quando hai iniziato?

Ho sempre fatto sapone perché sono un chimico e ho sempre smanettato con la cosmesi naturale. Anche quando lavoravo come ricercatrice mi occupavo di economia circolare, usando la CO2, che è un gas serra di scarto, e lo usavo come materia prima per la sintesi di composti a interesse farmaceutico. Ho lavorato come ricercatore all’Università degli Studi di Milano, poi non è andata cosi bene, perché dopo 10 anni mi hanno offerto la disoccupazione e poi solo contratti a progetto: il rischio era di diventare ricercatore alla soglia dei quaranta. Ho 35 anni e a un certo punto mi sono sentita al limite di età per potermi rivendere sul mercato.

Processo di saponificazione time 💪🏼😎

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Provenendo da una famiglia calabrese, per i primi tentativi di saponificazione ho usato olio di scarto, pian piano sono riuscita a recuperarlo. Il sapone fatto in modo tradizionale viene prodotto da grassi di tipo animale o vegetale, da oli o da strutti, ma per avere un buon sapone devi avere una formulazione che regga. All’epoca, mia nonna usava i grassi di scarto, ma nel tempo, con l’introduzione dei detergenti sintetici, alla saponetta prodotta in modo così tradizionale, si sono aggiunti saponi prodotti solo con oli vergini.

Saponifico tutto l'olio di frittura, dopo lo purifico ottenendo una pasta di sapone puro che utilizzo per il 30% nella formulazione totale; dopo diversi esperimenti, ora ho ottenuto un sapone delicatissimo.

Come è fatto il tuo sapone?

Il sapone circolare è fatto per il 30% da materiale di recupero, vale a dire di esausti di frittura, che vengono saponificati, purificati e poi inseriti in una formulazione di oli vergini. In più, utilizzo scarti di frutta disidratati provenienti da estrattori per succhi di frutta.

Quali sono gli ingredienti base?

Olio di oliva vergine, olio di cocco vergine e pasta purificata. Poi aggiungo sempre qualche polvere come la lavanda essiccata o l’estratto di succo di limone, o ancora qualche essenza sintetica.

In cosa consiste un’essenza sintetica?

L’olio essenziale, per quanto sia un estratto naturale, non è sostenibile quanto un’essenza o una fragranza sintetica. È molto pregiato e metterlo in una formulazione di sapone è un po’ uno spreco. A livello di biodegradabilità, olio essenziale ed essenza sintetica hanno lo stesso impatto (in una formulazione intorno al 3%), ma uno è decisamente più sostenibile dell’altro.

Daniela Intrieri

È vero che consegnate in bicicletta?

Questa attività è partita in collaborazione con un amico che è contrario alla macchina, lo è sempre stato. A gennaio ho preso la bicicletta per la prima volta e da quando l’ho presa sono come impazzita: puoi raggiungere moltissimi posti attraversando i parchi, percorrendo sentieri e percorsi in grado di accorciare anche le distanze. Obiettivamente spostarsi in bicicletta è fattibile e mi sto anche divertendo molto nel fare le consegne in bicicletta. Siamo di Pioltello e per ora ne abbiamo fatte poche, ma siamo arrivati anche fino a Crescenzago in bici.

Se dovessi ricevere un ordine dall’altra parte di Milano?

Adesso, in effetti, ho un rivenditore dall’altra parte di Milano. Si chiama la Ca’ dei Vale, ed è un’azienda agricola a Basiglio aperta da pochissimo da due fratelli, che sono venuti a conoscenza della nostra attività tramite altri amici. Ci siamo conosciuti, mi hanno chiesto di creare delle saponette alle erbe aromatiche perché nel loro agriturismo ne coltivano molte e, visto che siamo nell’ottica del circolare, mi hanno proposto di usare le piante che non stanno crescendo come dovrebbero per impiegarle come ingrediente nei saponi circolari.

Hai uno spazio dedicato alla produzione dei saponi?

In verità produco tutto nella cucina di casa mia. Sirio, l’amico con cui ho iniziato l’attività, lavora molto bene il legno e nel nostro condominio hanno la malsana abitudine di buttare qualsiasi cosa. Sirio ha trovato un armadio abbandonato di un ottimo legno, lo ha preso e mi ha costruito la taglierina per fare il sapone. Insomma, è un laboratorio un po’ improvvisato nella cucina di casa.

Avrai comunque delle protezioni?

Avendo a che fare con la soda caustica sì: da buona chimica uso sempre occhiali, guanti e camice.

Cosa ti aspetti da questa attività?

Più che il sapone a me interessa il consumo consapevole che significa chiedersi da dove arriva una cosa. In questo senso, siamo molto viziati in questa epoca, io per prima, infatti, anche io sto facendo questo percorso verso un consumo più consapevole.