Economia circolare: cos’è e come funziona l’idea di una produzione senza spreco

Creare qualcosa dagli scarti di qualcos’altro per non sprecare niente. Nemmeno l’inutilizzabile. Questo è il concetto di base dell’economia circolare, idea sempre più diffusa in tutto il mondo che porta avanti la concezione del rifiuto come un prezioso materiale per costruire qualcosa di nuovo.
Sara Del Dot 26 ottobre 2018

Bottiglie d’acqua che diventano panchine, copertoni che si trasformano in tegole, bucce d’arancia usate come materiale per abiti di lusso, olio di frittura a sostituzione del carburante delle automobili.

In pratica scarti, immondizia, spazzatura a cui viene data una nuova vita, rifiuti che si trasformano in risorse economiche da utilizzare ancora e ancora.

Fino a qualche decina di anni fa era semplicemente impensabile. Oggi, l’economia circolare potrebbe rappresentare una vera e propria salvezza per il pianeta e l’ecosistema.

Cos’è l’economia circolare

L’economia circolare è un tipo di economia pensata per rigenerarsi da sola, sul modello degli organismi naturali.
Questo significa che i materiali che vengono prodotti e utilizzati, alla fine della loro vita non vengono semplicemente buttati via e smaltiti, ma inseriti in nuovi cicli produttivi per creare altro materiale (o nel caso di rifiuti biologici, essere reintegrati nella biosfera).

In pratica, la vita di un prodotto non è più pensata in un’ottica lineare, che inizia dalla produzione e si conclude alla fine del suo utilizzo, ma come un cerchio: il materiale viene creato, sviluppato, plasmato, segue il proprio ciclo di vita, poi si deteriora e infine rinasce dalle proprie ceneri.

Prendiamo un materiale molto utilizzato in un’ottica di economia circolare, come la plastica: una volta che l’oggetto di plastica, ad esempio una bottiglia, viene gettato via, il materiale viene preso, tagliuzzato, pulito, miscelato magari con altri materiali, e utilizzato nuovamente per creare nuovi oggetti, uguali o di altro genere. In questo modo lo scarto è minimo, e così anche il dispendio di materiale ed energia.

Non è chiaro quando e da chi sia nato il concetto di economia circolare, ma si fa risalire la sua introduzione, almeno teorica, agli anni Settanta. Era infatti già chiaro che prima o poi si sarebbe resa necessaria un tipo di produzione rinnovabile, meno dispendiosa dal punto di vista energetico e di risorse.

Benefici dell’economia circolare

L’economia circolare rappresenta il futuro della gestione dei rifiuti, in Europa e nel mondo. I vantaggi di tale concetto, infatti, sono innumerevoli. Eccone alcuni:

  • Meno richiesta di nuovi materiali e, di conseguenza, minore pressione ambientale per l’estrazione di materie prime: infatti i materiali utilizzati provengono da prodotti dismessi in seconda vita. Possono essere integrati con alcune sostanze “vergini”, ma la percentuale più alta sarà sempre composta da materiale di scarto.
  • Meno rifiuti abbandonati nelle discariche, quindi minor pericolo per l’ambiente e per la salute delle persone.
  • Meno costi industriali e di smaltimento dei rifiuti.
  • Maggiore forza e durata di vita del prodotto, pensato sin dal principio per essere re-immesso in un circolo virtuoso di produzione in seconda vita.
  • Riduzione consistente dello spreco di materiale ed energia.
  • Maggior utilizzo di energie rinnovabili
  • Spinta alla sostenibilità e all’innovazione
  • Risparmio economico

Inoltre, uno studio della Ellen McArthur Foundation, il maggiore centro di ricerca sull’economia circolare, ha rivelato che in Europa l’economia circolare può generare oltre 1.800 miliardi di euro entro il 2030, incrementare del 3% la produttività annua e creare migliaia di nuovi posti di lavoro. Insomma, sembra che ci sia tutto da guadagnare e praticamente nulla da perdere nell’utilizzo di un sistema di economia circolare.

Sempre più economia circolare

In Unione europea, ogni cittadino genera in media 4,5 tonnellate di rifiuti l’anno, di cui quasi la metà viene smaltita in discarica. Ai rifiuti prodotti nelle nostre case, chiamati rifiuti urbani, si aggiungono tutti gli scarti derivati dalle attività industriali, che sono tantissimi. Basti pensare alla quantità di plastica che viene prodotta solo per gli imballaggi aziendali.

L’Italia si piazza in pole position in Europa dal punto di vista della raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti (76,9%), ma la media europea è ferma al 37%.

Nell’ambito del pacchetto sull’economia circolare approvato il 22 maggio 2018, l’Unione europea ha fissato due obiettivi comuni per quanto riguarda smaltimento di rifiuti e riciclo:

  • Il riciclo di almeno il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025, del 60% entro il 2030 e del 65% entro il 2035.
  • Il riciclo di almeno il 60% dei rifiuti di imballaggi entro il 2025 e del 70% entro il 2030, anche in base al materiale.

Inoltre, entro il 2035 potrà essere smaltito in discarica al massimo il 10% dei rifiuti.

Naturalmente questi obiettivi sono realizzabili soltanto se alla base c’è un’efficace differenziazione dei rifiuti. Quindi, oltre a una normativa ambiziosa, è importante riuscire a mettere in campo una sempre maggiore educazione del cittadino a una corretta raccolta differenziata, in modo da rendere più immediato poi l'inserimento di uno stesso materiale all’interno dei cicli di riutilizzo.

Senza differenziata, non può esserci circolarità.

Centinaia di esempi di economia circolare

Gli esempi di economia circolare sono centinaia, in Italia e nel mondo. Negli ultimi anni è stato addirittura creato un Atlante dell’economia circolare in costante aggiornamento, in cui vengono raccolte e catalogate le centinaia di realtà italiane che si occupano di produzioni impostate in quest’ottica.

Si passa quindi dal calcestruzzo realizzato con gli avanzi dei materiali edili, ai succhi di frutta prodotti dagli scarti di lavorazione, a scarpe e borse realizzate con vecchie vele da kitesurf.

L’elenco è lunghissimo, e presenta realtà estremamente diverse tra loro ma con un obiettivo comune: dimostrare che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. E, aggiungerei, si trasforma in qualcosa di migliore.