Delfino di fiume a rischio estinzione: 7 le specie da tutelare

Meno famosi rispetto ai loro cugini di mare, i delfini di fiume vivono in prevalenza nelle acque dei fiumi del Sud e Sud-est asiatico. A causa dell’inquinamento e dell’eccessiva frammentazione dei corsi d’acqua per la costruzione di dighe e barriere, questi delfini rischiano seriamente di scomparire dal pianeta.
Gaia Cortese 20 agosto 2019

Non rischiano di finire in un delfinario come i loro cugini di mare, ma ciononostante i delfini di fiume sono una specie che rischia di estinguersi se non saranno prese le dovute precauzioni per salvaguardarne l’esistenza. Questi delfini d’acqua dolce popolano per lo più fiumi come il Gange, l’Indu, lo Yangtze, il Mekong e il Rio delle Amazzoni. Tutti fiumi che di sicuro non possono vantare un habitat ideale a causa dell’inquinamento da rifiuti industriali, pesticidi e scarico di acque reflue urbane.

Secondo la IUCN (Unione Mondiale per la conservazione della Natura) il delfino del fiume Yangtze (altrimenti detto Baji o Lipote) si sarebbe formalmente estinto già nel 2006 dopo che gli scienziati non sono riusciti a trovare alcun individuo di questa specie, che abitasse i grandi fiumi cinesi.

La frammentazione dell’habitat, attraverso la costruzione di dighe e barriere, devasta l'ecosistema e mette a serio rischio la vita dei delfini di fiume.

A rischio di estinzione è l’orcella asiatica, anche conosciuta come delfino Irrawaddy, una specie che vive in poche località del Sud e Sud-est asiatico sia in mare che in acqua dolce. Ne esistono 3 popolazioni: poco meno di 100 esemplari in un tratto di 190 km del fiume Mekong nel Laos e nella Cambogia, dai 33 ai 50 esemplari in un tratto di 420 km del fiume Mahakam in Indonesia e circa 59 esemplari in un tratto di 370 km del fiume Ayeyarwady in Birmania. Alcuni poi sopravvivono nel Lago di Songkhla in Thailandia e nel Chilka Lake in India.

Delfino del Mekong

Considerato per adesso “solo” minacciato è il delfino del fiume Gange o Susu, la cui popolazione oggi si è ridotta a un totale tra i 1.200 e i 1.800 esemplari. In questo caso la causa della situazione attuale è da ricercare nell’opera dell’uomo e più precisamente nella frammentazione dell’habitat: attraverso la costruzione di dighe, infatti, è stata alterata la continuità degli ecosistemi fluviali. Se un tempo il Susu viveva in tutto il sistema fluviale del Gange-Brahmaputra-Meghna e Karnaphuli-Sangu in Nepal, India e Bangladesh, dai piedi dell'Himalaya alla Baia del Bengala, oggi questa specie è frammentata dalle numerose dighe costruite per mano delle popolazioni locali.

Le altre specie di delfino di fiume considerate dalla IUCN “vulnerabili” e a “minor rischio” sono: il delfino dell’Indo o Bhulan, che vive nel fiume Indo e soffre della sopracitata frammentazione dovuta alle sei dighe esistenti (se ne contano ancora poco più di un migliaio di esemplari); il pontoporia che vive nelle acque costiere dell'Atlantico del Sudamerica sudorientale ed è l’unico delfino di acqua dolce che vive in mare; il sotalia o tucuxi che vive sia in acqua dolce che in acqua di mare, sulla costa orientale del Centro e Sud America, dalla costa del Brasile fino ai Caraibi; per il momento non a rischio è il delfino del Rio delle Amazzoni o Inia, anche conosciuto come delfino rosa o boto, vive in gran parte del Rio delle Amazzoni e dell’Orinoco, in Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù e Venezuela.

Fonte| WWF