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8 Febbraio 2021
17:00

Dentro il Casteller: alcuni attivisti fanno irruzione nel centro e documentano le condizioni degli orsi detenuti

Alcuni attivisti hanno forzato la rete esterna del centro faunistico in cui sono rinchiusi i tre orsi M49, M47 e DJ3 per documentare tramite immagini le condizioni in cui vivono.

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Dentro il Casteller: alcuni attivisti fanno irruzione nel centro e documentano le condizioni degli orsi detenuti
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Del Centro faunistico Casteller, lo spazio situato a sud della città di Trento in cui sono detenuti tre plantigradi considerati pericolosi, tra cui anche il celebre M49, ribattezzato Papillon, ne avevamo già parlato in questo articolo di settembre, quando una relazione aveva fatto emergere l’inadeguatezza della struttura alla vita di questi animali.

Oggi, però, sembra risultare sempre più chiaro come le condizioni di vita dei tre orsi rinchiusi non possano essere considerate compatibili con la loro natura. E, questa volta, sono le immagini a parlare.

Un gruppo di attivisti ha infatti deciso di forzare il recinto esterno del cento per documentare di persona lo stato degli orsi che vi si trovano. Uno stato che, appena qualche giorno fa in un’intervista rilasciata alla trasmissione Eden di La7, l’assessora all’agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli aveva definito “buono”, dichiarando che gli orsi si trovavano in letargo.

Secondo le immagini girate dagli attivisti, però, la realtà sarebbe piuttosto lontana da quanto affermato dall’assessora. Almeno uno dei tre plantigradi, infatti, non si trova in letargo (lo si vede chiaramente uscire allo scoperto e alzare il muso verso la telecamera) ed è costretto a muoversi in uno spazio in cemento di pochi metri quadrati da cui sembra poter uscire soltanto per un’ora al giorno. Pochi metri decisamente insufficienti se si considera che l’etologia dell’animale prevederebbe uno spostamento quotidiano di centinaia di chilometri su suolo naturale e boscoso.

A seguito della diffusione delle immagini sulla pagina social del Centro sociale Bruno di Trento, è intervenuta anche Oipa il cui presidente Massimo Comparotto ha inviato una lettera aperta ai parlamentari europei sottolineando l’inidoneità della struttura per la vita dei tre orsi M49, M57 e DJ3 e affermando: "Aspettiamo ancora dalla Procura di Trento un riscontro alla denuncia-querela depositata con l’istanza di sequestro preventivo della struttura. Il centro di detenzione del Casteller è inidoneo e non garantisce il benessere degli animali reclusi per la cui libertà stiamo lottando da mesi nelle aule giudiziarie".

Sempre il centro sociale Bruno, assieme alla rete antispecista, ha lanciato qualche mese fa la campagna Stop Casteller proprio per chiudere questo centro e garantire libertà agli orsi detenuti. A marzo di quest’anno, verrà organizzata una manifestazione di protesta.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.