Dopo il parto: cos’è il rooming in e come funziona in Italia

Si tratta di una pratica consigliata alle neo-mamme subito dopo il parto. Tra i suoi benefici ci sarebbe quello di creare fin da subito un legame con il neonato, ma non dovrebbe mai essere obbligatoria.
Maria Teresa Gasbarrone 24 Gennaio 2023
* ultima modifica il 28/01/2023

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e Unicef lo raccomandano per favorire il legame tra madre e figlio fin dai primi istanti di vita, ma il rooming in non è obbligatorio e non è previsto da tutte le strutture sanitarie in Italia. Si tratta della pratica di "permettere alla madre e al suo bambino – si legge nel decalogo Oms/Unicefdi restare insieme 24 ore su 24 durante la permanenza in ospedale".

Se è vero che secondo la letteratura scientifica sono diversi i benefici che mamma e bambino possono trarre dal rooming in, non si può tralasciare il fatto che per essere attuato, il rooming in – specificano Oms e Unicef – necessita di tutta una serie di attenzioni che l'ospedale deve essere in grado di garantire ai neo-genitori, primo tra tutti la presenza di un personale sanitario preparato e pronto ad assisterli in questa delicata fase della loro vita. Ma in concreto cos'è e come funziona il rooming in?

Cos'è il rooming in?

Sebbene questo termine – letteralmente "tenere in stanza" – sia in uso da pochi anni, la pratica a cui rimanda è antica quanto l'uomo: in passato per una neomamma era naturale tenere con sé il bambino fin dalla sua nascita, poi con lo sviluppo della medicina e la diffusione del parto in ospedale è diventato sempre più comune tenere i bambini appena nati negli appositi reparti di nido e ostetricia.

Il rooming in è consigliato ma non obbligatorio per nessuna mamma

Negli ultimi decenni però la sensibilità su questo argomento è cambiata e molti ospedali hanno deciso di optare per un approccio diverso, prevedendo il rooming in per i neonati che non presentano problemi di salute. Questa pratica è infatti a oggi quella raccomanda a livello internazionale: nel già citato decalogo firmato da Oms e Unicef del 1989 il rooming in viene consigliato nella prassi di assistenza al neonato.

Rooming in che cos'è

Secondo il documento inoltre per un neonato sano e a termine il contatto "pelle a pelle" ("skin to skin") con la madre dovrebbe avvenire entro la prima mezz'ora dalla nascita. È importante però specificare che queste tempistiche così strette vengono meno in caso di cesareo o altri interventi chirurgici, ma anche in questi casi "resta valida – ribadisce il decalogo – la necessità di favorire uno stretto contratto madre-figlia quanto prima possibile".

I benefici del rooming in

"La pratica del roomin in – scrivono Oms e Unicef – dovrebbe quindi sostituire quella di tenere madre e figlio in camere separate e a contatto soltanto durante “visite” programmate" per una serie di motivi:

  • Facilitare il crearsi di un legame affettivo con la mamma
  • Rendere possibile l’allattamento al seno tutte le volte che il neonato ne abbia bisogno
  • Permettere un contatto più stretto con il padre e gli altri familiari

Secondo il documento dell'Oms inoltre la vicinanza perenne con il corpo della mamma avrebbe un potenziale effetto benefico anche sul sistema immunitario del bambino, perché favorirebbe "la colonizzazione della pelle e del tratto gastroenterico del neonato da parte dei micro-organismi materni, che tendono a non essere di natura patogena e contro i quali agiscono gli anticorpi contenuti nel latte materna".

Come funziona e perché non è obbligatorio

Anche se nel decalogo per la promozione dell'allattamento molto spazio è dedicato ai benefici di questa pratica, non si può dire lo stesso delle modalità con cui dovrebbe essere attuato. Iniziamo con il dire che non è obbligatorio per un ospedale adottare il rooming in e non deve esserlo nemmeno per una mamma.

Ogni ospedale può scegliere se e secondo quali modalità prevedere il rooming in

"Il rooming-in può essere gestito in vari modi, in base alla struttura dell’ospedale o del reparto di maternità. Il principio fondamentale è consentire alla madre libero e facile accesso al neonato grazie alla sua vicinanza fisica", si legge ancora nel documento Oms/Unicef, a patto che la struttura si adoperi ad "addestrare il personale sanitario affinché possa mettere in pratica il protocollo".

rooming in che cos'è

Le modalità con cui viene attuato il rooming in cambiano quindi da ospedale a ospedale. Ad esempio in un ospedale di Torino, il protocollo si realizza in questo modo:

  1. Primo contatto "skin-to-skin": subito dopo la nascita il bambino viene posizionato sulla pancia della mamma per rendere possibile il primo contatto con il seno. Questo è possibile solo se il parto è stato naturale, se invece è stata praticata un'anestesia epidurale il bambino viene fatto vedere alla mamma, che lo tiene qualche istante accanto a sé, e poi viene trasferito al nido per le prime cure
  2. Primi controlli medici: nel caso del parto naturale, dopo il primo incontro con la madre, il bambino riceve il primo bagnetto e i primi controlli medici
  3. Ritorno in stanza: a questo punto inizia il rooming in vero e proprio. La mamma può anche scegliere di proseguirlo anche la notte (rooming in notturno)
  4. Visite periodiche: durante la giornata i bambini vengono riportati al nido in alcuni momenti prefissati della giornata per i controlli pediatrici necessari

Ascoltare i bisogni della madre

È fondamentale però garantire alle mamme, ovviamente molto stanche e indebolite dal parto, un'assistenza continua da parte del personale del nido. Tra i compiti a esso assegnati nel caso dell'ospedale torinese già citato:

  • Assistere le mamme durante l'allattamento al seno
  • Rispondere alle loro domande
  • Aiutarle nell'accudimento (come fare il bagnetto o prendersene cura)
rooming cos'è

Ci sono inoltre alcune strutture che permettono a entrambi i genitori di vivere l'esperienza del rooming in. Quest'opzione permette infatti di creare un legame con entrambi. In questo modo inoltre è possibile tenere sempre controllo sia la mamma che il neonato e segnalare al personale la minima anomalia.

Ovviamente, come ribadito sopra, questo è solo un esempio di rooming in, quindi se stai valutando quest'opzione per il tuo parto è importante per te chiedere fin durante la gravidanza se la tua struttura preveda o meno quest'opzione e in quali modalità per fare, qualunque cosa tu preferisca, una scelta consapevole.

Fonti | Ministero della Salute, Ospedale Maurizio di Torino

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