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20 Settembre 2020
16:00

È il cerrado brasiliano la principale vittima della deforestazione in Amazzonia

Amazzonia non significa solo foresta pluviale. La parte meridionale della regione è composta da una savana tropicale, il cerrado per l'appunto, che custodisce un patrimonio di biodiversità dal valore inestimabile. Qui il tasso di deforestazione è molto alto, perché il terreno si presta meglio alle monoculture di soia e ai pascoli per il bestiame.

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È il cerrado brasiliano la principale vittima della deforestazione in Amazzonia
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Tutti noi sappiamo quanto sia preziosa la foresta amazzonica per gli equilibri del pianeta. Ma purtroppo sappiamo anche quanto sia vittima della violenza dall'uomo e della sua sete di profitto. Ce la immaginiamo come una selva intricatissima, dove a malapena filtrano i raggi del sole. Certo, il bacino amazzonico è composto per la maggior parte da foresta pluviale. Ma tutta la parte meridionale è caratterizzata da un ecosistema meno umido in cui trovano il loro habitat una varietà di piante e animali altrettanto straordinaria. Stiamo parlando del Cerrado, la savana tropicale più estesa del Sudamerica.

Il Cerrado occupa ampie porzioni del territorio degli stati brasiliani di Goiás, Mato Grosso do Sul, Mato Grosso, Tocantins e Minas Gerais. Qui la deforestazione è più intensa rispetto ad altre regioni, perché ci sono terreni più adatti sia per coltivare la soia e il mais, sia per creare pascoli per il bestiame. Il Brasile è diventato tra i principali produttori di soia e di carne di manzo al mondo e, complici le politiche poco protettive nei confronti dell'ambiente del presidente Jair Bolsonaro, i proprietari terrieri sono spinti sempre più a cercare nuovi spazi per le monoculture intensive e per i pascoli, facendo incrementare il numero di incendi dolosi.

Il Brasile è tra i principali produttori al mondo di soia e carne di manzo

Il Cerrado è la zona che più ne sta risentendo. La devastazione di questo ecosistema crea danni incalcolabili alla biodiversità: qui vive circa il 5% di tutte le specie del Pianeta, alcune delle quali endemiche, cioè esclusive di questa zona. Inoltre, la deforestazione altera in maniera significativa i bacini idrografici, mettendo in pericolo la fauna selvatica, ma anche privando le tribù indigene delle loro fonti di sostentamento.

Continuare sulla strada dello sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali significa avviare le comunità locali, che dipendono dal benessere della loro terra, sulla strada della povertà e dell'insicurezza alimentare. Anche per questo motivo le associazioni ambientaliste si oppongono fermamente al trattato di libero scambio tra Ue e Mercosur. L'Amazzonia brucia, l'ossessione della crescita economica e l'atteggiamento predatorio delle multinazionali stanno soffiando sul fuoco.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.