Parte la campagna #StopEuMercosur: “Non rendiamoci complici della deforestazione in Amazzonia”

Con una lettera indirizzata ai governi, al Parlamento europeo e alla Commissione europea, 265 organizzazioni latinoamericane ed europee si schierano contro la ratifica del trattato di libero scambio che dovrebbe unire l’Unione Europea e i 4 paesi sudamericani del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Ecco le ragioni di chi è contrario.
Federico Turrisi 3 Luglio 2020

"L'accordo UE – Mercosur: una minaccia per il clima, l'economia e i diritti umani". È questo il sottotitolo del dettagliato rapporto "Pianeta svenduto" realizzato dalla rete Stop TTIP Italia. Un documento che spiega quali ambiti saranno interessati dal nuovo trattato di libero scambio tra il Mercosur (il Mercado Común del Sur, ossia il mercato comune dell’America meridionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e l'Unione Europea e quali sono le ragioni che dovrebbero spingere i governi a dire di no alla ratifica del trattato stesso.

Oltre alla pubblicazione del rapporto, 265 realtà e organizzazioni latinoamericane ed europee, tra cui Slow Food, Greenpeace e il movimento Fridays for Future (solo per citarne alcuni) hanno firmato una lettera indirizzata alle istituzioni nazionali e comunitarie per chiedere di fermare un trattato considerato particolarmente dannoso per il clima e l’ambiente. Ha preso così il via ufficialmente la campagna #StopEuMercosur. Tra le associazioni che vi hanno aderito c'è anche Terra! Onlus, che in un dossier chiamato "Il Mal Trattato" espone le motivazioni che stanno dietro all'opposizione a queste nozze commerciali. "Questo con il Mercosur è uno degli accordi peggiori che abbiamo visto negoziare negli ultimi anni", afferma Francesco Panié di Terra! Onlus.

Perché è un pessimo accordo che va fermato?

Ci sono vari motivi. Questo trattato ha come scopo principale quello di aumentare lo scambio di una serie di prodotti che hanno un notevole impatto sull'ambiente: sul fronte europeo l'industria automobilistica tedesca avrà numerosi benefici esportando in Sudamerica anche modelli diesel inquinanti, mentre dall'altra parte dell'oceano i grandi vincitori dell'accordo Ue-Mercosur saranno i colossi dell'agribusiness, quindi i grandi produttori di carne, di soia e di canna da zucchero.

La foresta amazzonica rischia di diventare l'agnello da sacrificare sull'altare del profitto?

Sì, perché le produzioni intensive che ho appena elencato non fanno altro che accelerare il processo di deforestazione in atto in Amazzonia, specialmente in Brasile. Come si può chiedere a uno come Jair Bolsonaro (il presidente del Brasile, ndr) di controllare e di mettere un freno alla distruzione della foresta amazzonica? Il trattato è poi costruito in maniera tale da evitare ogni ritorsione di tipo commerciale se un Paese non rispetta le norme ambientali.

Chi è favorevole al trattato tra Unione Europea e Mercosur sostiene il contrario. Ovvero che i Paesi come il Brasile saranno costretti ad essere più attenti sulle tematiche ambientali e sul perseguimento degli obiettivi fissati dall'Accordo di Parigi.

All'interno dell'accordo non è presente alcun vincolo per far sì che le importazioni si basino su filiere pulite e deforestation-free. In tutti gli accordi commerciali più recenti si tende a inserire sempre un capitolo sullo sviluppo sostenibile, ma tutte le volte ci scontriamo con lo stesso problema: non si parla mai di obblighi, ma solo di suggerimenti. Ma quando un'azienda esporta in Italia carne o pellame ottenuti magari dopo l'eliminazione di ettari di superficie forestale, siamo in grado di bloccare questo flusso commerciale attraverso i meccanismi previsti dal trattato di libero scambio? Chiaramente no. Non c'è alcun divieto di proseguire lungo la strada di un modello economico che sta portando la foresta amazzonica verso il punto di non ritorno.

C'è poi il capitolo dell'abbassamento degli standard alimentari dei prodotti che potrebbero circolare in Europa e della salute dei consumatori, per non parlare di quello della concorrenza con i prodotti made in Italy

L'Unione Europea ha delle regole più stringenti rispetto ai paesi del Mercosur. Con questo trattato si ridurrebbero i controlli alle frontiere. Non solo, c'è anche un altro aspetto paradossale: l'accordo prevede che l'Europa possa effettuare delle ispezioni, per esempio in uno stabilimento che produce carne in Brasile, ma deve comunicarlo con almeno 60 giorni di anticipo. In più, c'è la questione pesticidi. 102 dei 382 pesticidi registrati in Brasile sono vietati nell'Unione Europea. Che cosa vuol dire? Che dei prodotti ortofrutticoli provenienti dal Sudamerica e trattati con sostanze chimiche proibite in Europa potrebbero entrare comunque nel mercato europeo. Inoltre, su un totale di 297 denominazioni italiane Dop/Igp e di 523 vini riconosciute dall’Unione Europea meno del 7% sarà tutelato dalle forme di concorrenza sleale. Rischiamo di ritrovarci sugli scaffali del supermercato, a prezzi molto competitivi, delle "brutte copie" che imitano le eccellenze dell'agroalimentare italiano.

Il trattato non è ancora stato ratificato dal Parlamento Europeo e dai Parlamenti nazionali. Volendo, l'Italia potrebbe impedire che l'accordo tra Ue e Mercosur vada in porto?

Esattamente. Dopo 20 anni di negoziati la Commissione Europea un anno fa, alla fine di giugno, aveva annunciato che era stato raggiunto un accordo su un testo che non è ancora quello finale. Nel frattempo, questo testo sta subendo un processo di legal scrubbing, ossia di rifinitura legale, ma la struttura generale rimarrà presumibilmente la stessa. Comunque, siamo ancora in una fase iniziale e la procedura può richiedere anni. Se anche un solo Parlamento di uno Stato membro vota no, l'accordo salta.

In questo momento voi avete fiducia nel fatto che la politica italiana possa far saltare o rivedere questo trattato?

Il nostro Paese potrebbe giocare un ruolo da protagonista e mettere in campo una notevole forza negoziale. Per esempio, Francia e Paesi Bassi hanno lanciato un appello congiunto per un'applicazione più rigorosa delle norme in materia di ambiente e di lavoro negli accordi commerciali dell'Unione Europea. Il problema è che l’Italia sembra essersi invece allineata alle posizioni pro accordo Ue-Mercosur di altri paesi europei senza una prospettiva critica. Per noi invece ci sarebbe molto da ragionare. E intanto la deforestazione in Amazzonia, ecosistema che assorbe il 9% del carbonio globale, non accenna a rallentare. Siamo in piena emergenza climatica e ambientale. O mettiamo dei freni al commercio internazionale, che è uno dei driver della deforestazione e del sovrasfruttamento delle risorse del pianeta oppure ci scaveremo la fossa con le nostre stesse mani.