
Peppino di Capri, uno dei simboli più amati della musica italiana, si è spento questa mattina all’età di 87 anni, dopo una lunga malattia, nella sua amata isola. Pianista e cantante raffinato, ha attraversato decenni di carriera lasciando un patrimonio di canzoni, ricordi e performance che hanno segnato intere generazioni.
Nel corso della sua vita artistica, Peppino ha vissuto anni d’oro tra Capri e Roma, dove locali come il Number Two a Capri e altri nella capitale erano frequentati da attori e personalità del mondo dello spettacolo. Lì, Aristotele Onassis era solito appoggiarsi al suo piano per ascoltare le canzoni dell’artista.
Tra i brani più celebri spicca “Champagne”, ancora oggi molto richiesto, spesso scelto per festeggiamenti e matrimoni. L’artista, però, invitava a non fermarsi al momento della festa: «Tutti la usano ai matrimoni, per il taglio della torta, ma lo hanno ascoltato bene il testo?».
Nonostante una carriera lunga e di grande successo, Peppino di Capri aveva un piccolo rimpianto legato alla dimensione internazionale: «Forse ho trascurato un po’ troppo l’estero». Nel 1964, i Beatles lo vollero come artista di apertura nella loro tournée italiana, un’occasione che l’artista non riuscì a sfruttare appieno: «Non sono riuscito a sfruttare quella occasione, anche perché non mi hanno mai rivolto la parola per tutto il tour». Tuttavia, considerava quell’esperienza fondamentale: «La musica dei Beatles è l’unica influenza straniera che ho accettato e condiviso».
Peppino di Capri lascia tre figli: Nico, avuto dalla prima moglie, ed Edoardo e Daria, nati dal matrimonio con Giuliana Gagliardi. Con loro, e con il pubblico che lo ha sempre amato, l’artista lascia un’eredità culturale e musicale indimenticabile.
La sua visione sulla musica contemporanea era chiara: «Oggi ci sono troppi giovani costruiti a tavolino», sottolineava, ribadendo l’importanza della spontaneità e dell’autenticità che hanno sempre contraddistinto la sua carriera.