Ecco perché sull’ambiente le elezioni brasiliane conteranno di più di quelle italiane

Le elezioni del prossimo 2 ottobre 2022 in Brasile ci coinvolgono più di quanto tu possa immaginarti. La sfida è tra Bolsonaro e Lula, vediamo perché.
Francesco Castagna 30 Settembre 2022

Ci sono elezioni nazionali che hanno un’influenza soltanto nel Paese, ed elezioni la cui importanza assume un carattere mondiale. Stiamo parlando delle imminenti votazioni che si terranno in Brasile.

Lo scontro per le elezioni del 2 ottobre è Bolsonaro contro Lula, 156 milioni di brasiliani dovranno scegliere il loro trentanovesimo presidente. Lo stesso giorno saranno scelti anche il vice-presidente della Repubblica Federale del Brasile, e il Congresso nazionale del Paese.

A contare sarà il sostegno di tre importanti gruppi che potrebbero influire sul voto: le forze armate, gli evangelici, e per la prima volta le comunità indigene potrebbero incidere sul risultato complessivo.

Per i due leader in corsa, il Presidente Jair Bolsonaro, espressione del Partido Liberal (PL), e Luiz Inácio Lula da Silva, leader del Partido dos Trabalhadores (PT) la sfida ruota intorno al guadagno dei consensi di queste fette di elettori.

C’è un motivo per cui la bandiera del Paese è verde-oro, anche nell’inno nazionale l’importanza del patrimonio forestale è palese: «Nossos bosques têm mais vida», cantano i brasiliani, «Nossa vida» no teu seio «mais amores», dicono, «I nostri boschi hanno più vita», «La nostra vita» nel tuo seno «più amori».

È chiaro quindi quanto il Paese abbia una responsabilità enorme per la tutela del clima, nazionale e mondiale. Il Brasile infatti ha il 60% della foresta amazzonica nel suo territorio, il 70% della biodiversità complessiva del Pianeta risiede in questa regione, la foresta pluviale più grande della Terra.

Come ti abbiamo spiegato in diversi articoli passati, la tutela della biodiversità e la salvaguardia della foresta Amazzonica è un affare che riguarda anche noi. Le foreste sono un fattore fondamentale di mitigazione delle temperature globali, contribuiscono ad assorbire la CO2 e a garantire quell’effetto raffreddamento, questo significa che la foresta ci permette di percepire una temperatura differente rispetto a quella generata dal riscaldamento climatico.

In passato avevamo già scritto anche che, secondo l’ONG Greenpeace, "Da quando Jair Bolsonaro è diventato Presidente del Brasile, nel 2019, la deforestazione amazzonica è aumentata del 75,6 per cento, gli allarmi per gli incendi forestali sono cresciuti del 24 per cento e le emissioni di gas serra del Paese sudamericano sono aumentate del 9,5 per cento”.  Per intenderci, l’anno scorso sono scomparsi 3,725 milioni di foresta, lo 0.7% di tutta la superficie.

C’è di più, settembre è stato il mese peggiore dal 2010 per quanto riguarda gli incendi nell’Amazzonia brasiliana. L’INPE, l’agenzia nazionale di ricerca spaziale, afferma che dall’inizio del mese le segnalazioni di incendi ammontano a 36.850.

Così, secondo un recente studio pubblicato su Nature, la foresta amazzonica ora emette più CO2 di quanto ne assorbe.  Secondo lo studio “Negli ultimi 40 anni, l'Amazzonia orientale è stata soggetta a maggiore deforestazione, riscaldamento e stress da umidità rispetto alla parte occidentale, soprattutto durante la stagione secca, con il sud-est che ha subito le tendenze più forti”.

A tal proposito l’Onlus Cospe afferma che il 90% dei terreni in questi anni sono stati deforestati per diventare piantagioni di soia, o per garantire carne a tutti i consumatori mondiali. Anche per questo motivo dobbiamo cominciare a mangiare meno carne di quella che consumiamo normalmente.

Le posizioni politiche

Ma qual è lo scenario nel Paese? Secondo gli ultimi sondaggi il favorito per la prossima presidenza del Brasile sarebbe Lula, i sondaggi lo sanno al 51% (Fonte The Economist), mentre Bolsonaro è dato al 38%. Bolsonaro e Lula hanno posizioni antitetiche, anche sull’ambiente.

Ora, per dovere di cronaca, c’è da dire che durante la presidenza di Lula nel 2004 il Brasile ha toccato il suo record di deforestazione dell’Amazzonia, con 2,77 milioni di ettari di aree distrutte.

Bisogna ricordare anche però che dopo quell’anno la deforestazione è diminuita progressivamente fino a toccare uno dei livelli più bassi dal 2000 a oggi. Se il trend di Lula sulla deforestazione è in discesa, quello di Bolsonaro è pin salita: partiva nel 2019 da 1 milione di ettari di aree distrutte fino ad arrivare a 1 milione e 3 in soli due anni, nel 2021.

L’attuale presidente della Repubblica federale del Brasile si è distinto inoltre per le sue posizioni contrarie agli Accordi di Parigi, ha poi abolito il Ministero dell’Ambiente e riceve fondi per la sua campagna elettorale dai latifondisti.

Le variabili elettorali

Come ti ho già detto prima, a influire sulla vittoria questa volta saranno principalmente tre gruppi:

  • gli evangelici brasiliani: negli ultimi anni hanno aumentato esponenzialmente il proprio bacino di fedeli, molto vicini a Jair Bolsonaro a tal punto da essere stati decisivi nella sua elezione del 2018. Ma questo scenario può cambiare, perché gli evangelici sono molto conservatori se si parla di morale sessuale e bioetica, ma più vicini all’agenda di Duda in ambito sociale e per la tutela dell’ambiente. Gli evangelici infatti non hanno apprezzato durante gli ultimi anni la gestione della pandemia del presidente e la politica economica nazionale.
  • i militari: anche le forze armate sono un altro ago della bilancia di queste elezioni. Da sempre fedeli all’attuale presidente Bolsonaro, temono la vittoria di Lula perché hanno paura di perdere i vantaggi economici che hanno ottenuto in questi ultimi anni.
  • gli indigeni: te ne avevamo parlato anche nella nostra intervista a Adriano Karipuna, leader del popolo Karipuna di Rondonia. Adriano ci aveva raccontato che il suo popolo, e tutti gli indigeni, sono minacciati da due progetti governativi: la legge 191, che legalizza l'estrazione mineraria, e il 490 sul "marco temporal" e il diritto alla terra dei popoli indigeni.

Bolsonaro non è mai stato vicino a queste comunità, tanto da affermare tranquillamente che fu un errore non averli sterminati al tempo, come accadde per gli indiani d’America. Ma ora la situazione potrebbe cambiare: 171 indigeni si stanno candidando per cariche statali o federali, per voltare pagina. Un numero mai visto prima, ma che potrebbe attrarre tutto l’elettorato vicino a Lula.

Ora sta all’ex presidente Lula invertire la rotta, anche se il suo comportamento sembra non far trasparire un cambio netto. Lula infatti sta incontrando in questi giorni i grandi imprenditori brasiliani, che non concedono il loro appoggio gratis, ma vogliono assicurarsi delle garanzie.

Il futuro dell’Amazzonia e del mondo sono quindi in mano al voto dei cittadini brasiliani, ma siamo sicuri che con una crisi come quella russo-ucraina e con la mancanza di materie prime il prossimo governo rinuncerà all’agrobusiness brasiliano?