I fiumi sono in secca: ma quali sono le conseguenze?

Un fiume in secca è a tutti gli effetti un disastro ambientale. Diverse sono le conseguenze di questo avvenimento, sull’ambiente e sulla nostra vita. Vediamo perché, con l’aiuto di Renzo Rosso, docente di Costruzioni idrauliche e marittime e Idrologia al Politecnico di Milano.
Francesco Castagna 28 Giugno 2022
In collaborazione con Prof. Renzo Rosso Docente di Costruzioni idrauliche e marittime e Idrologia al Politecnico di Milano

Le città italiane si trovano alle prese con il razionamento dell'acqua. Il bacino del Po è in secca e con lui anche quello del Tevere e dell'Arno. La situazione è la stessa anche per i laghi, da Nord a Sud Italia. In queste ultime ore si sta discutendo di un eventuale razionamento dell'acqua anche di giorno.

Si è parlato spesso delle cause che portano un fiume allo stato di secca, ma restano ancora dei dubbi sulle conseguenze. Quali sono quindi i rischi che derivano da un'emergenza idrica? Ne abbiamo parlato con Renzo Rosso, docente di Costruzioni idrauliche e marittime e Idrologia al Politecnico di Milano.

Risalita del cuneo salino

Con i fiumi in secca e i mari che sono sempre più caldi c'è la possibilità che il movimento di acqua dal mare verso l’entroterra attraverso il sottosuolo contamini l'acqua dolce. L'acqua del fiume infatti essendo dolce è meno densa e tende a galleggiare sopra all'acqua del mare. Un fenomeno, questo, che viene comunemente chiamato cuneo salino.

Sia chiaro, tutti i fiumi che arrivano dal mare hanno una risalita del cuneo salino, il problema si verifica quando la percentuale di acqua salina eccede rispetto a quella dolce, tipica dei fiumi. Esiste quindi un livello che non deve essere superato. "È un livello che verrà superato di sicuro, si dovranno modificare alcune coltivazioni", commenta Renzo Rosso "ci sono coltivazioni che poi in realtà possono funzionare discretamente anche in presenza di acque salmastre".

Malfuzionamento delle centrali idroelettriche

"La gestione attuale delle centrali idroelettriche risponde sostanzialmente al mercato dell'energia, che non è un mercato dove si guadagna producendo il massimo dell'energia, ma si guadagna in qualche modo vendendo l'energia che si produce al massimo pezzo". Con questa frase Rosso spiega perché non è un problema primario, quello delle centrali idroelettriche, dato che è cambiata anche la logica di produzione: dal produrre il più possibile al produrre il meglio possibile. L'attenzione quindi dovrebbe spostarsi su come vengono gestiti gli invasi, e in Italia il più delle volte questo avviene male, secondo Rosso.

Aumento delle sostanze inquinanti

Se seguissimo l'antica e storica frase del fisico svizzero Paracelso "è la dose che fa il veleno", ci spiega Rosso, capiremmo immediatamente perché si parla di sostanze inquinanti. Se il bacino idrico diminuisce progressivamente di portata d'acqua, anche le sostanze già presenti assumeranno una concentrazione diversa per la composizione chimica delle acque. È la regola del solvente e del soluto. In questo caso, quindi, per sostanze inquinanti si intende anche un'eccesso di salinità dell'acqua.

Perdita di biodiversità

Come è chiaro, nel momento in cui le acque diminuiscono, gli esseri viventi che fanno parte del fiume ne risentono. Le piante in un suolo arido non cresceranno più, per via della mancanza dell'acqua. Allo stesso modo i pesci non saranno più in grado di sopportare una situazione del genere, e moriranno soffocati. Qui la Coldiretti denuncia che "la siccità con la mancanza di acqua per garantire il ricambio idrico e l’aumento della salinità lungo la costa soffoca vongole e cozze del delta del Po con la perdita del 20% degli allevamenti".

Danni all'agricoltura

I danni all'agricoltura sono evidenti e consistenti. Secondo Coldiretti "la siccità è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana con danni stimati quest’anno pari a circa 2 miliardi di euro per effetto del calo dei raccolti che hanno bisogno dell’acqua per crescere". E purtroppo siamo solo all'inizio, perché il caldo sta portando anche insetti come le cavallette a devastare i raccolti. Questa è solo una prima stima dei danni recenti dovuti alla scarsità di piogge, ma in una situazione in cui non abbiamo ancora un piano invasi per poter gestire l'utilizzo delle acque irrigue il quadro potrebbe peggiorare.