Il viaggio di Francesco Accardo: in bici in Norvegia tra fiori gialli, tramonti che non tramontano e paure che diventano energia

Continua il diario di viaggio del Progetto Tramonti, un’avventura all’insegna della sostenibilità e del turismo lento che da Cagliari sta portando Francesco fino a Capo Nord. Oggi la sua avventura ha un valore ancora più speciale, visto che si celebra la Giornata Mondiale della Bicicletta.
Kevin Ben Alì Zinati 3 Giugno 2021

In un viaggio, dove arrivi non è sempre più importante di ciò che ci sta in mezzo. Francesco Accardo è partito lo scorso 1 maggio da Cagliari, Sardegna, direzione Capo Nord, Norvegia e per oltre un mese ha pedalato lungo le strade e dentro ai boschi, sui sentieri e su per le salite di mezza Europa. Il suo è un viaggio con sé e per sé con cui, però, vuole anche trasmettere un messaggio: sostenere l'idea di un turismo diverso, lento e sostenibile, basato su mezzi leggeri e puliti. Come una bicicletta. In questo secondo capitolo, Francesco ha voluto raccontarci cosa c'è stato nel "mezzo" del suo viaggio e ha scelto di farlo in un'occasione speciale: oggi, infatti, è la Giornata Mondiale della Bicicletta.

di Francesco Accardo

LIEGI, 13 maggio

Ho affrontato la mia personale Bastogne-Liegi con grande emozione. Le Ardenne sono delle montagne meravigliose, ricche di storia e con tantissimi paesini da scoprire

Un tramonto a Liegi, Belgio.

Liegi vive sul suo fiume, la Mosa (anche lei ricca di storia), ed è attraversata da tantissime imbarcazioni che arrivano serenamente fino al mare. Una scalinata di 300 gradini, Montagne de Bueren, domina la città. Da qui sopra ho osservato un bellissimo tramonto urbano in una pausa dalla pioggia.

WEERT, 14 maggio

Primi chilometri nei Paesi Bassi. Ho appena realizzato che l’Olanda – in luogo di Paesi Bassi – è una sineddoche, vale a dire quella particolare figura retorica che identifica la parte per il tutto e viceversa. America per Stati Uniti. Inghilterra per Gran Bretagna. Olanda per Paesi Bassi.

Il percorso da Liegi, poco più di 100km, si è sviluppato quasi per intero lungo la Mosa e qualche altro fiumiciattolo dove si posizionano piste ciclabili all’infinito. Non devo più pedalare in mezzo al traffico. Le biciclette qui vivono la propria totale indipendenza e quasi regalità.

In verità, mi piace pure pedalare in mezzo alle macchine: rende il senso della mia libertà ancora più grande se confrontato con qualcun altro che si muove in scatole di metallo.

DENEKAMP, 16 maggio

Gli ultimi due giorni in Olanda sono stati parecchio pesanti. Tanta pioggia e sempre brutto tempo hanno totalmente annullato la bellezza di queste pianure e del mio pedalare assai veloce lontano dalle salite.

Denekamp è un luogo molto turistico per gli olandesi. Non è difficile da credere vista la bellezza delle sue campagne tra dimore storiche, boschi a non finire, distese di fiori gialli (molto simili – o forse uguali – a quelli della Lorraine).

Mi piace pedalare tra le auto: rende la mia libertà ancora più grande in confronto a chi si muove in scatole di metallo

Francesco Accardo

Ho trovato molto appagante godermi il tramonto in mezzo al bosco con una leggera pioggerellina che mi accarezzava la pelle. Anche questa è un'esperienza.

Forse per la prima volta da qualche giorno ho parlato approfonditamente con una persona, una ragazza davvero interessante, anche lei ciclista. Biondissima, con gli occhi azzurri e una parlantina realmente stimolante. Voleva sapere tutto del mio viaggio: itinerario, modello della bici, quantità di bagagli.

Mi è piaciuto tantissimo chiacchierare con lei.

VECHTA, 17 maggio

Ennesima giornata di pioggia. Ormai ci sono abituato. Molto frustrante in verità. Oggi ho pensato di mollare. Bagnato e infreddolito in mezzo alla campagna tedesca. Ma chi me lo sta facendo fare? Ho attraversato il confine tra Paesi Bassi e Germania all’altezza di Nordhorn.

Da lì solamente pioggia. Davvero troppa. Arrivato a Vechta ho acquistato per errore in un forno un panino con formaggio, prosciutto cotto e ananas. De gustibus.

ROTENBURG 18 maggio

Sono rimasto per ore in ammirazione della bellezza delle foreste della Vestfalia. Mi sono sentito abbracciato da questi alberi maestosi, mentre tanti animali mi passavano accanto guardandomi con un po’ di stupore.

Francesco in mezzo alla foresta di Rotenburg.

Tra le foreste ci sono tantissimi campi coltivati e dove non ci sono i campi coltivati, così come nella Lorraine, troneggiano questi bellissimi fiori gialli che illuminano le colline.

Purtroppo mentre pedalavo mi è arrivata una brutta notizia. I ragazzi della troupe che sta realizzando il documentario del viaggio sono stati vittima di un furto a Bruxelles. Sensazione brutta. Danno ingente. Ma si deve andare avanti.

Dopo aver cenato, in attesa della notte, mi sono goduto il tramonto al limitare della foresta, osservando i branchi di cervi che sul finire del giorno vanno a cercare l’acqua al fiume. Esperienza unica. Guardare ma non voler fotografare. Me lo porterò realmente nel cuore.

AMBURGO 19 maggio

Arrivato ad Amburgo dopo una sgambata di poco meno di 100km da Rotenburg. Nelle campagne sempre i fiori gialli mi accompagnano. Energia pura e paesaggi di pianura bellissimi tra campi coltivati e foreste.

Ho finalmente incontrato Fabio e Riccardo, i ragazzi che stanno realizzando il documentario. È bello avere un po’ di compagnia dopo qualche giorno di solitudine.

Il tramonto al limitare della foresta e i branchi di cervi che cercano l’acqua al fiume. Guardare ma non voler fotografare

Francesco Accardo

Ad Amburgo, in maniera molto semplice, abbiamo fatto un test antigenico per il Covid. Gratuito e con risultato in pochi minuti. Sempre bella l’efficienza tedesca.

COPENHAGEN, 20 maggio

Copenhagen è la più bella città che io abbia visto. Come si dice? Non ho mai visto la regina in mutande, ma ciò che si respira qui è davvero meraviglioso. Architetture nord europee, persone sorridenti e accoglienti, un tramonto meraviglioso e tante tante tantissime biciclette ovunque.

Per entrare in Danimarca controllo passaporti e test-covid negativo. Molta rigidità all’ingresso, ma grande serenità e libertà nelle strade della città. Bello vedere tanti locali aperti, le persone che girano liberamente e addirittura il Roskilde Festival in pieno centro in città.

Uno scorcio di Copenhagen, in Danimarca.

Ingresso solamente con test-Covid negativo o vaccino. Situazione decisamente molto bella. In giro per la città ci sono tantissimi ragazzi che indossano un berretto da marinaio: è una tradizione di chi si diploma festeggiare co. Si chiama "studenten". Davvero affascinante.

Al tramonto tappa obbligata alla sirenetta. Cielo rosso, arancione, viola. Emozioni uniche.

HELSINGBORG 21 maggio 

Mi sono mosso molto presto da Copenhagen. Giornata nuvolosa. Direzione Helsingør. Circa 50km tutti lunghi la costa dell’Øresund, uno degli stretti che collega il Baltico al Mare del Nord.

Pedalare con il mare a fianco mi ha dato un'energia insperata. Forse mi ha ricordato che vengo da una città che si sviluppa sul mare e un po’ mi ha ricordato l’esperienza lo scorso anno, in cui gran parte del viaggio l’ho fatta accompagnata prima dal Tirreno, poi dallo Ionio e quindi dall’Adriatico.

Mi ricordo che un giorno avevo pensato che niente sarebbe più stato come prima. L’ho finalmente ripensato. A Helsingør ho poi preso il traghetto per arrivare a Helsingborg, prima tappa svedese. Non ci sarei mai passato – anzi non l’avrei proprio mai cercata su una mappa – se non fosse stato per una delle sconfitte più memorabili della mitologia dell’Inter.

Helsigborg, in Svezia, vista dall’alto.

Preliminari di Champions League. È il 9 agosto del 2000. Stadio Olympia. 1 a 0. Poi 0 a 0 al ritorno, il 23 agosto a San Siro, con traversa di Seedorf e rigore sbagliato di Recoba. In un certo senso forse devo a Marcello Lippi e all’attacco KeaneHakan Sukur, in sostituzione di Ronaldo – Vieri, questa prima tappa in terra svedese.

Mi sono tagliato i capelli, ho speso 550 corone svedesi. Al cambio odierno fanno 54,33 euro. Il POS funziona bene anche qui. A parziale giustificazione del costo, posso dire che il taglio è molto bello, che la poltrona mi faceva un massaggio e che il barbiere mi ha raccontato tutta la storia di Helsingborg.

Sicuramente un'esperienza che dovevo correttamente pagare. Anche a Helsingborg tanti giovani con il berretto bianco da marinaio festeggiano il proprio diploma.

MARKARYD, 22 maggio 

Sono partito molto presto da Helsingborg. Una giornata incerta che si è rivelata invece meravigliosa.

Superata l’area urbana sono entrato nell’entroterra della Scania. Anche qui questi meravigliosi fiori gialli hanno accompagnato il mio pedalare. Quasi sempre sotto un sole davvero cocente. I 9 gradi di temperatura segnati dal mio GPS sembrano essere sbagliati. Maglietta a maniche corte e una sensazione di pura libertà.

Mi ricordo che un giorno avevo pensato che niente sarebbe più stato come prima. L’ho finalmente ripensato

Francesco Accardo

Forse per la prima volta in questo viaggio mi sono goduto appieno il sole su una panchina mentre mangiavo un panino preso in un bar di un paesino sperduto. A Markaryd, invece, ho incrociato – nel mio stesso hotel – una squadra dilettantistica di ciclismo. Una quarantina di persone tutte di età diverse.

Mi hanno prestato la pompetta per gonfiare le ruote e abbiamo condiviso assieme cena e colazione del giorno dopo.

VÄRNAMO, 23 maggio

Sono arrivato a Värnamo, nella contea di Jönköping, dopo un centinaio di chilometri sotto la pioggia e ho trovato l’hotel che avevo prenotato (e peraltro già pagato) chiuso. Piccola disavventura facilmente risolvibile grazie a Google.

A Värnamo ho passato il mio tempo in un bellissimo e accogliente caffé del centro, parlando con i vicini di tavolo e osservando l’evolversi del cielo con davanti una cioccolata calda.

È bello riuscire a ritagliare un po’ di accoglienza e ospitalità per se stessi come è avvenuto qui.

JÖNKÖPING, 24 maggio

Bellissimo vedere anche in Svezia i festeggiamenti per il diploma. Anche a Jönköping, sul lago di Vättern, tantissimi ragazzi che riempiono le piazze, i bar, i locali.

Ho finalmente rotto gli indugi e chiesto di farmi una fotografia con loro.

Francesco a Jönköping in mezzo ai giovani diplomati e ai loro cappelli da marinaio

Oggi ho incrociato i ragazzi della troupe con cui stiamo girando il documentario e pian piano mi seguiranno nelle prossime tappe per arrivare fino a su.

MOTALA, 25 maggio 

Dopo un centinaio di chilometri in bicicletta, ho raggiunto la parte settentrionale del lago di Vättern. Ho visto il castello di Brahehus e fatto volare un po’ il drone sia lì che sulle rovine dell’Abbazia di Alvastra.

Il Lago di Motala, in Svezia.

Luoghi meravigliosi che raccontano di un passato millenario. Continuo a domandarmi però cosa diavolo abbia spinto – e cosa spinga finora – le persone a vivere (anche serenamente) a questa latitudini e in certe difficilissime condizioni ambientali.

D’estate tantissima luce, ma anche tantissima pioggia. Ma d’inverno? Gelo, neve e pochissime ore di luce. Non fa per me!

ÅSARNE, 28 maggio 

Più salgo e meno il sole tramonta. Negli ultimi giorni, salendo di oltre 100 km di latitudine ogni volta, il fenomeno si accentua. Lo sto trovando davvero insopportabile.

Le giornate devono essere scandite dal giorno e dalla notte. Dalla luce dal buio. Dal sole e dalle stelle. Questa promiscuità non mi fa neanche dormire bene. Qui il sole tramonta alle 11 di notte e sorge alle 3 del mattino. E nelle restanti ore non è che ci sia veramente buio. C’è da uscirne matti.

Ore 00.44, ad Åsarne, Svezia. Dove il sole non ne vuol sapere di tramontare.

Nel mentre mi sto preoccupando per l’ingresso in Norvegia. Le regole alle frontiere sono davvero molto restrittive. Entrano solo i norvegesi. Pochissime eccezioni. Pochissime categorie considerate tra i lavoratori che potrebbero entrare.

Inoltre chiunque entri, per qualsiasi motivo, deve fare la quarantena di almeno 7 giorni in un Covid hotel. Sarei pure disposto a farla. La situazione è davvero difficile e mi domando se realmente siano sensate tali misure di contenimento.

Non basterebbe fare dei test Covid e presentarli? E magari fare un isolamento di qualche giorno? Ad ogni modo, da quello che ho capito non dovrei rientrare tra le eccezioni al divieto di ingresso. Non bastano i riferimenti del lavoro che sto svolgendo con il contributo del Ministero degli Esteri e della Regione Sardegna.

Preparazione mattutina prima di mettersi in sella.

Pare servano degli accordi speciali tra Governo norvegese e Governo italiano. Non mi dispero e provo comunque a preparare tutta la documentazione necessaria. Male che vada si torna indietro. Capo Nord rimarrà lì per un bel po’.

OSTERSUND, 29 maggio 

Ho passato tutto il giorno a cercare in ogni posto possibile un luogo dove poter fare un test-Covid per entrare in Norvegia. Anche se le possibilità di ingresso sono davvero remote. Sarei anche disposto a farmi i 7 giorni nel Covid hotel.

Dopo tanta ricerca, alla fine sono riuscito a trovare un test a pagamento domani mattina, di domenica. Giusto per entrare, o provare a entrare, in Norvegia.

Nel mentre sto scoprendo posti sempre più belli e sempre più immersi nella taiga della Svezia. Foresta, foresta, foresta. Le strade sono poche ed essenziali e di tanto in tanto si aprono cittadine – pure grandi – realmente in mezzo al niente.

Il lago di Ostersund, in Svezia.

E non farò mai l’abitudine a queste case rosso porpora immerse negli alberi.

Ho però fatto pace con i tramonti che non tramontano. Ho appena realizzato che il sole di mezzanotte è una metafora della vita: aspettando che tramonti è già domani.

Come dire che se aspettiamo a fare una cosa che vorremmo tanto fare, va a finire che non ne siamo più in grado.

Quindi domani provo a entrare in Norvegia.

CONFINE TRA SVEZIA E NORVEGIA, 30 maggio 

Niente da fare. Purtroppo le motivazioni lavorative legate al documentario che stiamo realizzando, seppur ritenute valide al controllo della frontiera, non bastano per poter entrare in Norvegia.

Ci avevo quasi fatto la bocca ai possibili 7 giorni in un Covid hotel norvegese. Avrei riordinato le idee, sistemato un po’ di lavoro arretrato. Mi sarei riposato un po’. Invece niente: grandissima delusione.

Francesco al confine con la Norvegia. Niente Capo Nord.

Il viaggio si interrompe qui e vorrei solamente tornare a casa. Farmi una nuotata a Calamosca al tramonto. Passeggiare per la mia città. Rintanarmi nel mio ufficio. Ho questa paura di viverlo come un fallimento. Come un non essermi impegnato al massimo per raggiungere il massimo risultato.

È quell’eterno senso di colpa del non finire le cose. Sono molto amareggiato. Torno indietro con i ragazzi della troupe. Non so ancora se prendere un aereo per Cagliari, scendere in bicicletta oppure vedermi un po’ di Europa tra un’intervista e l’altra per il nostro documentario. Nel mentre si scende.

COPENHAGEN, 31 maggio

Intera giornata in viaggio con i ragazzi della troupe riorganizzando le idee. Tanto camper, pure troppo. Tantissimi chilometri, decisamente troppi. Abbiamo attraversato nuovamente l’Oresund in nave e ora di nuovo a Copenhagen.

Dieci giorni fa, passandoci per la prima volta, avevo avuto l’impressione che il mio viaggio fosse cominciato qui. E ora qui tiro le somme di quanto avvenuto nell’ultimo mese.

Ho paura di non essermi impegnato al massimo per raggiungere il massimo. È l’eterno senso di colpa del non finire le cose

Francesco Accardo

Oltre 3mila km in bicicletta, 15mila metri di dislivello complessivo attraversando 8 nazioni dell’Europa in piena pandemia e, pure peggio, continuamente sotto la pioggia e con il vento contro.

Ho visto con i miei occhi l’Europa e l’ho fatto molto da vicino mettendoci il massimo impegno possibile. Ho visto la Provenza e il Jura, ho superato il bacino del Mediterraneo per entrare in quello del Mare del Nord. Sono stato sulle Ardenne e ho salutato senza troppi problemi il confine francese, ho bevuto una birra in Belgio e ho schifato la pizza con l’ananas della Germania, ho attraversato in bicicletta tutti i confini tra Stati e preso un traghetto per arrivare in Scandinavia, non prima di aver ammirato la sirenetta di Copenhagen.

Ho dormito in 30 città diverse. Ho visto persone diverse, di etnie diverse, con valori diversi e figlie di culture diverse.

Qualche tempo fa mi sono domandato se la vita fosse realmente tutta lì. Nascere, crescere, riprodursi e poi morire. C’è però altro oltre questo: fare le cose con amore. Vivere tutto quello che ci capita, fin dal suo primo momento, al massimo delle nostre potenzialità.

Per me rimane l’esperienza e la gioia di avere vissuto una piccola avventura personale con il sostegno di tutti quelli che mi hanno scritto o dedicato un secondo – seppur virtualmente – ogni giorno.

Un fallimento? Capo Nord rimane lì. Non credo si sposterà. Ora vado a farmi i capelli biondi (mamma, sarai contenta?) e torno a Cagliari, che mi manca come l’aria.

Francesco durante il suo viaggio fino ai confini dell’Europa. Alla domanda "come stai" ha risposto con questo scatto e una definizione: "in un certo qual modo".

Il mondo è come ce lo mettiamo in testa. E non c’è un momento giusto o uno sbagliato per fare le cose che vogliamo fare.

L’importante è farle sempre con amore e ricordarci gli istanti precisi della nostra felicità.

Viva!