Frane e bombe d’acqua ai seggi elettorali: la crisi climatica ci ricorda che la priorità non è la vittoria politica, ma l’ambiente

Ieri l’Italia è stata chiamata al voto, ma non tutti sono riusciti a recarsi alle urne con facilità. Tra disagi, alluvioni e frane, il Sud Italia e in particolare la Campania sono stati colpiti da forti bombe d’acqua, simbolo di un’Italia sempre più esposta agli effetti dei cambiamenti climatici.
Francesco Castagna 26 Settembre 2022

C'è un dato che non è stato menzionato con rilievo, che è rimasto semplicemente un numero e che non è diventato notizia: la quota di elettori che non si sono potuti recare a votare al proprio seggio elettorale a causa della situazione di maltempo, che nella giornata di ieri, domenica 25 settembre 2022, ha colpito gran parte della Campania.

Il numero dell'astensionismo è comunque in crescita rispetto alle ultime elezioni, stando ai dati del Ministero degli Interni per quanto riguarda le sezioni del sud Italia.

Ci sono numeri però che devono essere tenuti in considerazione, se si vuole avere contezza del fatto che, anche se al governo avremo il centrodestra o il centrosinistra, la lotta alla crisi climatica deve essere una priorità: nella sola città di Napoli sono stati oltre 60 gli interventi della protezione civile nelle scuole-seggio.

Napoli Servizi, la società del Comune di Napoli, ha riscontrato forti danni e allagamenti a causa delle forti piogge. Le stazioni e le metro della città sono diventate dopo poche ore inagibili, lo stesso è accaduto per gli aliscafi, che non sono riusciti a garantire il normale trasporto dei passeggeri.

L'affluenza a Napoli si è fermata sotto l'asticella del 50%, al 49, 74%, di certo gli scenari non erano i migliori. Il disagio era tale a tal punto che si sono verificate scene mai viste prima, come quella di un signore che si è recato a votare in canoa a Ischia.

Sette regioni in tutta Italia sono in allerta meteo gialla, e sono quattro (Lazio, Molise, Toscana e Campania) quelle interessate da un'allerta arancione (Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Molise, Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Veneto e Sardegna), più intensa delle altre zone. I livelli di pioggia sono fuori dalla norma.

Numeri che, se presi singolarmente, vogliono dire poco, ma che dovrebbero essere considerati con la stessa importanza dei risultati elettorali, visto il quadro metereologico.

Ma cosa possono scatenare le bombe d'acqua in territori del genere? Secondo il bollettino del Centro funzionale multirischi della protezione civile Regione Campania l'allerta ha provocato frane superficiali e colate rapide di detriti e fango, cadute massi per condizioni idrogeologiche, inondazioni e ruscellamenti.

Come abbiamo già scritto in passato, le bombe d'acqua sono un fenomeno strettamente legato al cambiamento climatico. Ma in quali termini? Di certo non è possibile stabilire se un singolo evento o meno dipenda dai cambiamenti climatici, ma gli scienziati possono tranquillamente affermare che con il tempo questi fenomeni sono diventati sempre più intensi.

Come afferma Legambiente, che ha sul proprio sito una piattaforma in cui viene monitorata tutta la situazione italiana, "le città italiane sono in ritardo nel predisporre piani di adattamento ai cambiamenti climatici", riportando uno studio del Politecnico di Torino.

La Protezione Civile ha preparato sul sito della Presidenza del Consiglio un vademecum contenente i comportamenti da adottare prima, durante e dopo fenomeni meteo-idrogeologici e idraulici. Tra questi, due accorgimenti che ci sembra utile segnalare sono:

  • Rispetta l’ambiente e se vedi rifiuti ingombranti abbandonati, tombini intasati, corsi d’acqua parzialmente ostruiti ecc. segnalalo al Comune
  • Assicurati che la scuola o il luogo di lavoro ricevano le allerte e abbiano il proprio piano di emergenza per il rischio alluvione

Nel frattempo, il Presidente del Consiglio uscente Mario Draghi ha dichiarato, in visita ieri nelle zone alluvionate delle Marche, che: "Occorre affrontare il problema idrogeologico". Per questo motivo l'esecutivo ha stanziato per il momento 5 milioni, anche se Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ricorda che è fondamentale aggiornare e approvare entro fine anno il Piano Nazionale di adattamento alla crisi climatica, in stand by dal 2018.

Nell'attesa della formazione di un governo, bisognerebbe soprattutto partire da questo per prevedere gli scenari futuri, anche perché, come segnala Legambiente, da inizio anno ci sono stati più di 62 alluvioni.