Gli animali selvatici ripopolano Fukushima, come avvenne a Chernobyl dopo il disastro nucleare: sono loro i nuovi “cittadini”

Volpi, macachi, scimmie, cinghiali, fagiani. A quasi dieci anni dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone, gli animali si stanno impossessando della città. Lo studio, condotto dall’Università della Georgia e pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and the Environment, ha mostrato più di 20 specie di animali diverse aggirarsi nelle vicinanze della centrale nucleare.
Francesco Li Volti 17 settembre 2020

Sono passati quasi dieci anni da quel terribile giorno. Eh già, lo avresti mai detto?

L'11 marzo 2011 è una data che i giapponesi, in particolare gli (ex) abitanti di Fukushima, non dimenticheranno facilmente. Il terremoto di Tōhoku a Ōkuma, nella prefettura di Fukushima, provocò l'incidente nucleare della centrale di Fukushima Dai-ichi, costringendo l'intera popolazione a evacuare la città.

Nel frattempo, in assenza dell'essere umano, la natura ha continuato a fare il suo corso. E quindi crescono gli alberi da frutto, la vegetazione ha ricoperto le case e l'inquinamento acustico si è praticamente azzerato. Ma il dato più rilevante è certamente "l'assalto" in città che è stato fatto dagli animali. A Fukushima non ci sono persone: i nuovi abitanti sono i macachi, gli orsi, i fagiani, le volpi, i cinghiali, i conigli, i procioni, una lista che comprende 20 specie di animali diverse.

La scoperta è stata resa nota dai ricercatori dell'Università della Georgia. Gli scienziati hanno posizionato 106 telecamere, ottenendo quasi 267 mila foto di animali selvatici in 120 giorni. Di queste, 46 mila erano foto che ritraevano i cinghiali: 26 mila nell’area di esclusione, 13 mila nell’area ristretta e settemila nella zona abitata.

Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and the Environment e ha esaminato gli impatti delle radiazioni sulle popolazioni della fauna selvatica. Fino ad oggi, infatti, la maggior parte degli studi aveva cercato di dare una risposta agli effetti sui singoli animali.

Sembra che a Fukushima gli animali si stiano comportando come a Chernobyl. Anni dopo i disastri nucleari, queste zone sono diventate l'habitat preferito di ogni tipo di animale.

Il ripopolamento degli animali in quest'area però ci insegna una cosa: gli esseri umani, pacificamente intenti alla loro vita quotidiana, risultano essere spesso più pericolosi per la natura rispetto all’esplosione simultanea di 200 bombe di Hiroshima (questa è stata la potenza del disastro nucleare che ha subito la città di Chernobyl).

La scomparsa dell’uomo ha significato la scomparsa dei pesticidi, dei gas di scarico e di ogni altra forma di inquinamento, nonché dei cacciatori e delle automobili, migliorando drasticamente, nel giro di pochi anni, la qualità dell’ambiente e le opportunità di vita. E questo spiega il ripopolamento impetuoso della fauna selvatica, tranne che per un dettaglio: la radioattività. Quella purtroppo, continua a sopravvivere, mettendo in serio pericolo la salute di ogni essere vivente, transitante in quella zona.