Gli effetti del climate change sulle cozze: l’acidificazione delle acque le priva del ferro necessario per attaccarsi agli scogli

Sebbene siano decisamente più adattabili di tanti altri molluschi e creature del mare, anche le cozze subiscono gli effetti del climate change in particolare sul livello di acidità delle acque del mare.
Sara Del Dot 11 Agosto 2020

Nere, con il guscio e sempre appiccicate agli scogli. Le cozze le conosci così, tanto da aver preso in prestito il loro nome per indicare qualcuno di assillante, che “non si stacca più”. Forse non sai, però, che questa loro capacità dipende da una sostanza che deriva in larga parte dal ferro presente in acqua. Sì, lo stesso ferro che fortifica e rinforza il nostro sistema immunitario e i nostri muscoli, serve anche alle cozze, proprio per creare e fortificare il bisso e le placche attraverso cui questi mitili riescono ad appigliarsi e rimanere incollate agli scogli.

Tuttavia, a causa dei cambiamenti climatici in corso e della progressiva acidificazione degli oceani, che deriva dal fatto che gli oceani assorbono un terzo delle emissioni di CO2, il ferro necessario alle cozze potrebbe venire meno e quindi anche loro potrebbero diventare sempre più deboli, incapaci di restare sugli scogli.

Sono i risultati del nuovo studio Availability of Environmental Iron Influences the Performance of Biological Adhesives Produced by Blue Mussels, pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology, dove gli scienziati hanno analizzato in che modo le cozze potrebbero subire gli effetti del cambiamento climatico in corso. In effetti è emerso che questi animali prediligono, per la formazione del bisso, che è l’insieme di filamenti attraverso cui riescono ad applicarsi alle superfici rocciose, l’assunzione del ferro in forma insolubile. Ed è proprio su questo aspetto che il fenomeno dell’acidificazione interferisce, dal momento che favorisce la solubizzazione del ferro e quindi la possibilità delle cozze di assorbirlo. Nello studio, gruppi di cozze sono state allevate in acque contenenti ferro in differenti concentrazioni, ed è stata analizzata anche la loro capacità di modificare la propria struttura per adattarsi alle nuove condizioni, ad esempio tramite la formazione di placche differenti a seconda della disponibilità di ferro presente in acqua. Comprovando, quindi la loro capacità di adattamento (seppur naturalmente in forma indebolita). La capacità di resistere e adattarsi ai cambiamenti climatici delle cozze era già stata documentata mesi fa da un altro studio, pubblicato su Nature Communications, quando erano stati effettuati studi in acque con differente grado di acidità ed era stato verificato che le cozze cresciute in acque più acide sviluppavano gusci più piccoli con Dna più resistente, ma erano dotate della stessa capacità di sopravvivenza delle altre. In poche parole, erano molto adattabili.

Nonostante alcune tipologie di cozze possano risultare più resistenti ai cambiamenti climatici, che per quanto riguarda il mare si esprimono nell’acidificazione delle acque, la deriva ambientale esercita il suo impatto anche su questi mitili.