Gli ospedali italiani non sono inclusivi: mancano percorsi mirati per il 63% dei disabili

Barriere architettoniche, lunghe attese in pronto soccorso e percorsi ad ostacoli. È questo quello che spesso devono affrontare le persone disabili quando si recano in ospedale per esami di routine o per emergenze. Vogliamo parlarne oggi, che è la Giornata internazionale delle persone con disabilità.
Valentina Rorato 3 Dicembre 2022
* ultima modifica il 03/12/2022

Essere disabili in un Paese non inclusivo diventa una fatica doppia. E questa fatica si triplica o, addirittura si quadrupla, quando si parla di accesso agli esami di routine. Per oltre il 63% delle persone con disabilità recarsi a fare una visita, talvolta, è un percorso a ostacoli. Lo denuncia il report realizzato dall’Istituto Serafico di Assisi che attraverso un’indagine tra genitori, caregiver, associazioni di persone con disabilità e i disabili ha cercato di far luce su quelle che sono le difficoltà concrete del 5% della popolazione.

Purtroppo, dalla ricerca pare che siano quasi totalmente assenti percorsi mirati e mancano anche risposte specifiche per le persone con disabilità gravi o gravissime. E se questo non dovesse bastare, la situazione si aggrava quando un disabile ha bisogno di recarsi al pronto soccorso o deve fare esami invasivi.

Il campione preso in esame è composto da 450 individui, provenienti per lo più dal centro Italia (51,3%), sud (24,4%) e nord est (16,7%). I tipi di disabilità si possono classificare in intellettiva (39,3%), motoria (30,3%), psichica (18,4%) e visiva (11,1%). I risultati dello studio sono stati presentati durante l'incontro “Innovazione e ricerca in riabilitazione”.

Che cosa è emerso?Le strutture sanitarie mancano di percorsi specifici per persone con disabilitànel 49,8%dei casi. Inoltre, ci sono molte barriere architettoniche. Solo il 26,9% ha dichiarato di non averne incontrate. Oltre 8 persone su 10 (84%) sostiene che le risposte fornite dal Ssn siano inadeguate alle persone con disabilità.

Sono numeri che restituiscono una situazione complessa, aggravata anche dalle difficoltà innescate dalla pandemia di coronavirus degli ultimi anni”, ha spiegato Francesca Di Maolo, presidente dell'Istituto Serafico di Assisi, secondo cui "nella maggior parte delle strutture sanitarie italiane mancano dei protocolli specifici per le persone con disabilità e c'è una forte carenza di personale adeguatamente formato. La nostra struttura ad esempio, essendosi sempre ispirata dalla volontà di coniugare il “curare” con il “prendersi cura” lavora quotidianamente per rendere i servizi ambulatoriali per persone con disabilità sempre più adatti al loro stato di salute. Ma il Sistema Sanitario Nazionale italiano è cucito su misura per il malato, non per il malato con disabilità. Ed è per questo che il tema dell'accessibilità alle cure per ogni individuo deve diventare una priorità”. Inoltre, ha sottolineato la presidente “è necessario anche mettere mano al Pnrr e destinare una parte di quei fondi all’accessibilità degli ospedali”.

Fonte | Serafico

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