Gli squali sono funzionalmente estinti in quasi il 20% delle barriere coralline del pianeta

Nell’ambito del progetto Global FinPrint promosso dalla Paul G. Allen Family Foundation, sono state installate delle stazioni video sottomarine in 371 barriere coralline di 58 diversi Paesi del mondo. Nel 19% dei casi non sono stati avvistati esemplari di squali. La colpa di tutto ciò? Pesca intensiva e assenza di adeguate politiche di conservazione per questi animali.
Federico Turrisi 30 luglio 2020

Gli squali sono sempre meno, e questa è una pessima notizia. I risultati che emergono dal più importante censimento di questi animali mai realizzato sono a dir poco allarmanti: nel 19% delle 371 barriere coralline prese in considerazione, sparse per il mondo in 58 diverse nazioni, gli squali sono pressoché spariti o sono diventati talmente rari da non poter svolgere il loro normale ruolo all'interno dell’ecosistema; ragion per cui gli esperti arrivano a dire che in quelle aree gli squali sono funzionalmente estinti.

Il progetto Global FinPrint della Paul G. Allen Family Foundation ha preso il via nell'estate 2015 con l'installazione di stazioni video  remote sottomarine ad esca: tecnicamente sono chiamate BRUVS (Baited Remote Underwater Video Stations) e consistono in videocamere nascoste posizionate di fronte a un gran numero di esche per attirare gli animali.

Per 4 anni un vasto team internazionale ha acquisito e analizzato oltre 15 mila ore di filmati. Un lavoro che è stato condotto da centinaia di scienziati, ricercatori e ambientalisti di tutto il mondo, coordinati attraverso una rete che comprende diversi atenei e centri di ricerca, tra cui la Florida International University di Miami (Stati Uniti), l’Australian Institute of Marine Science, la Curtin University di Perth (Australia), la Dalhousie University di Halifax (Canada) e la James Cook University di Townsville (Australia).

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, dimostra che in diversi Paesi le azioni di salvaguardia degli squali (limitazione di alcuni tipi di attrezzi di pesca particolarmente impattanti, istituzione di aree marine protette e di santuari per gli squali) stanno funzionando e che dunque il potenziale di conservazione è alto. Le aree dove gli squali sembrano essere più abbondanti sono in Australia settentrionale, nelle Bahamas, negli Stati Federati di Micronesia, nella Polinesia Francese e nelle Maldive. Decisamente più critica la situazione nelle barriere coralline di Paesi come Repubblica Dominicana, Antille francesi e olandesi, Qatar, Kenya e Vietnam. In queste regioni sono stati osservati solo 3 squali durante più di 800 ore di indagine.

Il destino dello squalo negli oceani dipende dall'uomo. Se in tutti i Paesi del mondo si adottassero misure incisive per la tutela di questo predatore, per esempio mettendo un freno alla pesca intensiva e a una pratica crudele (e illegale) come il finning, potremmo ripopolare gli oceani di squali e restituire loro il ruolo centrale che gli spetta all'interno degli ecosistemi marini del pianeta.

"Sebbene il nostro studio mostri sostanzialmente l'effetto negativo dell'impatto umano sulle popolazioni di squali nelle barriere coralline, è evidente che esiste un problema centrale nell’intersezione tra densità di popolazione umana elevata, pratiche di pesca distruttive e cattiva governance", sottolinea uno dei principali autori dello studio, Demian Chapman, co-responsabile del progetto Global FinPrint e ricercatore dell’Institute of Environment e del Department of biological sciences della Florida International University. "Abbiamo scoperto che possono esistere popolazioni numerose di squali a fianco delle persone, quando quest’ultime hanno la volontà, i mezzi e un piano per intraprendere azioni di conservazione".

Fonte | "Global status and conservation potential of reef sharks" pubblicato su Nature il 22 luglio 2020.