Greenpeace attacca governi e multinazionali: “Spacciano la creazione di piantagioni per riforestazione”

L’associazione ambientalista punta il dito contro la pratica della compensazione delle emissioni attuata da molte aziende, inclusi i giganti del petrolio e del gas, che così dicono di essere carbon neutral: “Piantare monocolture ad uso commerciale è una falsa soluzione alla crisi climatica”.
Federico Turrisi 23 marzo 2020

Che l'uomo sia una presenza ingombrante su questo pianeta, ormai ti è chiaro. Il genere umano ha generato l'emergenza climatica e il genere umano adesso è chiamato a risolverla. Quante volte avrai sentito frasi come "dobbiamo ridurre le emissioni di gas serra" oppure "dobbiamo difendere le nostre foreste perché sono l'alleato migliore contro il cambiamento climatico"? Giustissimo. Ma quanti lo fanno veramente? E quanti invece fanno i "furbetti"?

In occasione della Giornata internazionale delle foreste, che è stata lo scorso 21 marzo, Greenpeace ha pubblicato il rapporto "Planting tree farms no panacea for climate crisis", in cui si denuncia la tendenza di governi nazionali e grandi aziende a camuffare per progetti di riforestazione la creazione di piantagioni ad uso commerciale (per esempio piantando alberi destinati alla produzione di legno, gomma o simili), così da sentirsi quasi giustificati a proseguire nell'utilizzo dei combustibili fossili.

Sotto accusa c'è il meccanismo della compensazione, di cui per esempio fanno ampio ricorso alcune compagnie aeree per compensare appunto le emissioni di CO2 dei voli e passare per "carbon neutral". Il punto è che il problema va risolto a monte, ossia riducendo, o meglio ancora evitando, le emissioni di gas climalteranti. La cosa che forse fa più indignare, però, è che di questo strumento si servono anche le multinazionali del fossile.

Colossi come Shell, Total e Bp sono responsabili di alcune delle più devastanti distruzioni ambientali della storia umana. E ora vorrebbero far passare la creazione di piantagioni ad uso commerciale come riforestazione, facendoci credere che piantare qualche albero possa autorizzare a continuare ad estrarre petrolio, gas e carbone”, afferma Martina Borghi, responsabile della campagna foreste di Greenpeace Italia.

Il report di Greenpeace mette inoltre l'accento sul ruolo centrale della giustizia sociale nella gestione delle foreste, coinvolgendo il più possibile comunità tradizionali e indigene. Anziché creare nuove piantagioni, sarebbe opportuno – ribadisce l'associazione ambientalista – sostenere progetti di sviluppo sostenibile in grado di dare spazio all’agricoltura biologica e alle fonti rinnovabili per la produzione di energia.