Il Brasile approva il progetto per una nuova autostrada in Amazzonia tra le proteste di ambientalisti e indios

Il governo guidato da Jair Bolsonaro ha dato il via libera al progetto di estensione dell’autostrada BR-364, nel Brasile nordoccidentale: 130 chilometri di asfalto che taglieranno in due il parco nazionale della Serra do Divisor (una delle aree con più biodiversità di tutta la foresta amazzonica), attraversando le terre di tre popolazioni indigene.
Federico Turrisi 31 Dicembre 2020

Bolsonaro prepara l'ennesimo sgambetto nei confronti delle tribù indigene dell'Amazzonia e di tutti coloro che hanno a cuore la tutela dell'ambiente. Il presidente brasiliano ha infatti battezzato il progetto per la costruzione della nuova arteria "transoceanica", un'estensione dell'autostrada BR-364, che collega la metropoli di San Paolo allo stato nordoccidentale di Acre: 130 chilometri di asfalto, dalla città di Cruzeiro do Sul a Pucallpa (in Perù), che avranno lo scopo di aprire per il Brasile un passaggio verso l'Oceano Pacifico. "Beh, 130 chilometri sono pochi" dirai. E invece no, perché rischiano di alterare i delicati equilibri della foresta pluviale più grande del mondo.

La nuova autostrada attraverserà infatti le terre di tre popolazioni indigene (Nukini, Jaminawa e Poyanawa) e taglierà in due la Serra do Divisor, parco nazionale brasiliano di 846.633 ettari situato al confine con il Perù. Quest'area protetta è considerata dalle organizzazioni impegnate nella conservazione della natura uno degli scrigni di biodiversità più preziosi dell’intera foresta amazzonica, visto che ospita al suo interno circa 130 specie di mammiferi e oltre 400 di uccelli.

Il governo brasiliano ha già dato il via libera alla realizzazione della nuova superstrada e i consiglieri legali del ministero dell'Ambiente e dell'ufficio della Presidenza sono al lavoro su un disegno di legge per allentare i vincoli ambientali. Nelle intenzioni di Bolsonaro il progetto porterà sviluppo economico nella regione; gli ambientalisti sono di tutt'altro avviso, e temono conseguenze catastrofiche per l'ecosistema forestale.

Secondo gli indios, che si oppongono fermamente al progetto, questa nuova infrastruttura è inutile perché esiste già una via di collegamento aperta con il Perù, mentre Miguel Scarcello, presidente dell'ong SOS Amazzonia, che ha la sua sede a Rio Branco (cioè la capitale dello Stato brasiliano dell'Acre), definisce l'iniziativa presa da Bolsonaro "irresponsabile" e "frutto di una visione vecchia e retrograda", che riporta il Brasile indietro ai tempi della dittatura militare. Con un tasso di deforestazione che non accenna ad abbassarsi, il destino della foresta amazzonica è sempre più appeso a un filo.