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20 Agosto 2021
13:00

Il ghiacciaio del più alto massiccio svedese ha perso due metri in un anno

Dal 2019 il picco Sud del massiccio del Kebnekaise è stato declassato a seconda cima più alta del paese, a causa dello scioglimento di un terzo del ghiacciaio. Dagli anni '90 l'altezza è diminuita di oltre 20 metri.

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Il ghiacciaio del più alto massiccio svedese ha perso due metri in un anno
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Il ghiacciaio del massiccio svedese del Kebnekaise, l'unico ghiacciaio rimasto in cima a una montagna in tutto il paese, nell'ultimo anno ha perso ben due metri d'altezza. Le ragioni di un calo così netto (due metri in un anno, in termini geologici, sono tantissimi) sono da ricercare principalmente nella crisi climatica, ha detto l'Università di Stoccolma. Il riscaldamento globale causato dall'emergenza ha infatti causato lo scioglimento di un grande strato di ghiaccio; il cambiamento delle condizioni del vento, che influisce sul luogo in cui si accumula la neve in inverno, ha fatto il resto.

«Il 14 agosto il picco Sud del Kebnekaise è stato misurato a 2.094,6 metri sul livello del mare dai ricercatori della stazione di ricerca Tarfala. È l'altezza più bassa che sia mai stata rilevata dall'inizio delle misurazioni, nel 1940», si legge in una nota dell'Università di Stoccolma. Dal 2019 il picco Sud del massiccio è stato declassato a seconda cima più alta del paese a causa dello scioglimento di un terzo del ghiacciaio che lo sovrasta: è stato superato nella classifica dal picco Nord, dove non c'è un ghiacciaio. A metà degli anni Novanta il picco Sud del Kebnekaise svettava a 2.118 metri, oltre venti in più della misura attuale.

Il massiccio si trova circa 150 chilometri a Nord del Circolo Polare Artico, nelle montagne scandinave, e fa parte del sito della Lapponia patrimonio dell'umanità. I ricercatori hanno detto che il cambiamento nella sua cima Sud riflette una lunga parabola di riscaldamento del clima svedese, citando l'allarmante ultimo report dell'Ipcc.

Sono nato a Venezia, un posto magico, che tuttavia potrebbe diventare un simbolo dei danni della crisi climatica in cui viviamo. Da giornalista, ma anche da ottimista, voglio raccontare come possiamo combatterla, attraverso l’impegno della scienza e della gente. Ho collaborato con diverse testate, parlando di tutto, cercando di usare le parole come specchio per mostrare gli avvenimenti nel mondo, e non come sguardo personale da imporre. Mi piacerebbe andare ovunque, ma vorrei trovare un mezzo di trasporto sostenibile al cento per cento.