Il nuovo rapporto dell’IPCC non lascia presagire nulla di buono per il clima: è un codice rosso per l’umanità

I responsabili dell’emergenza climatica siamo noi, e stiamo andando pericolosamente verso un punto di non ritorno. Servono azioni urgenti e tempestive. Cosa dice il nuovo rapporto dell’IPCC sulla situazione climatica.
Sara Del Dot 9 Agosto 2021

Siamo noi i responsabili dell'emergenza climatica, dell’innalzamento del livello del mare, dello scioglimento dei ghiacci, della siccità, delle temperature eccessive. E oggi sono gli scienziati di tutto il mondo a dirlo. Cosa vogliamo fare?

Oggi ci troviamo nel pieno di un momento decisivo per le sorti del Pianeta e dell’umanità intera. È arrivata l’ora di agire con tempestività e in modo radicale perché, se ancora non è troppo tardi, siamo estremamente vicini al superamento della linea di confine. Solo per dare un esempio, erano almeno 2 milioni di anni che il nostro Pianeta non vedeva livelli di anidride carbonica in atmosfera come quelli di ora.

“È inequivocabile che le attività umane abbiano riscaldato l’atmosfera, gli oceani e la terra. Qui sono avvenuti cambiamenti rapidissimi.”

È l’inizio del rapporto del Gruppo di lavoro 1 pubblicato oggi in quanto prima parte del Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, (il sesto pubblicato dall’ente dal 1988) che consiste nel documento più aggiornato e rigoroso esistente sul tema dei cambiamenti climatici. Il sesto rapporto verrà completato nel 2022.

In questo documento, che ha l’obiettivo di informare i decisori politici e le istituzioni su ciò che gli scienziati del mondo sanno riguardo l’emergenza climatica in corso (e quindi stimolare decisioni politiche più consapevoli), viene resa indiscutibile la responsabilità dell’essere umano nel cambiamento del clima della Terra in modi senza precedenti.

Secondo il rapporto, che non consiste in una nuova ricerca ma nella raccolta e valutazione delle pubblicazioni e delle conoscenze di centinaia di scienziati in tutto il mondo, le emissioni prodotte dall’uomo sono la causa degli eventi climatici estremi che negli ultimi anni hanno colpito il Pianeta ed è probabile che nel corso dei prossimi due decenni le temperature aumenteranno di oltre 1,5 gradi rispetto ai livelli pre industriali, una situazione in chiaro contrasto con l’accordo sul clima di Parigi del 2015 e che porterebbe a risultati irreversibili. Basti pensare che gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati dal 1850.

Un altro punto riguarda l’innalzamento del livello del mare, che potrebbe arrivare a 2 metri entro la fine di questo secolo e 5 metri entro il 2150, minacciando di inondare i territori costieri in cui vivono milioni di persone.

Poi, le foreste. Come sottolinea Giorgio Vacchiano in un post pubblicato sui suoi canali social, foreste e oceani, i nostri serbatoi naturali di carbonio, potrebbero spegnersi alla fine di questo secolo, iniziando a produrre emissioni invece di assorbirle.

La sola cosa che potrebbe contribuire ad arginare il danno e prevenire un aggravarsi della situazione già di per sé accompagnata da futuri scenari apocalittici, potrebbe essere una rapida e drastica riduzione delle emissioni di gas serra, con una spinta politica che potrebbe (si spera) avvenire questo autunno, dall’1 al 12 novembre a Glasgow, in occasione della Cop26, l’assemblea delle Nazioni Unite sul Clima.