Il ghiacciaio della Marmolada crolla a causa del caldo record: cronaca di una tragedia annunciata

Sono in corso le ricerche dei dispersi, di cui tuttora non si conosce il numero preciso. Attorno alle 13:45 di domenica 3 luglio, un enorme blocco di ghiaccio si è staccato dalla zona nei pressi di Punta Rocca, provocando una valanga che ha travolto diverse cordate di escursionisti. La causa principale sono le temperature record di questi giorni, ma c’è di più.
Giulia Dallagiovanna 4 Luglio 2022

Gli inquirenti hanno parlato di "un disastro inimmaginabile", ma quello che è accaduto domenica 3 luglio è una conseguenza (l'ennesima) della crisi climatica. Attorno alle 13:45 un enorme blocco di ghiaccio si è staccato dalla Marmolada, travolgendo circa una trentina di persone. Sei di loro sono morte, altre nove risultano gravemente ferite e non è ancora chiaro il numero dei dispersi. È almeno dal 2020 che gli esperti mettono in guardia sull'agonia del ghiacciaio che ricopre il gigante delle Dolomiti, sotto costante minaccia del riscaldamento globale. E durante le ultime settimane tutta l'area ha dovuto convivere con temperature che hanno superato i 20 gradi centrigradi. Sabato 2 luglio era stato toccato il record: sulla cima del ghiacciaio, a oltre 2.700 metri di altitudine, erano stati registrati addirittura 10 gradi.

La situazione

Sono in corso le ricerche per individuare tutte le persone presenti sul ghiacciaio al momento del crollo del seracco, ovvero di una formazione a torre derivata dall'apertura di crepacci. Il distacco sembra essere avvenuto a partire dalla calotta sommitale, al di sotto della zona di Punta Rocca. La valanga di ghiaccio e rocce ha percorso almeno 500 metri, raggiungendo una velocità di 300 km/h. Il materiale ora è esteso su un fronte di due chilometri a un'altezza di circa 2.800 metri, bloccando la via normale. Lungo la sua corsa sono state travolte diverse cordate di escursionisti, il cui numero è, appunto, tuttora incerto.

Quello che si sa con certezza è che purtroppo 6 persone sono decedute. I loro corpi sono stati trasportati al Palaghiaccio di Canazei, dove è stata allestita una camera ardente. Gli inquirenti hanno descritto "una carneficina tale che solo difficilmente ci permetterà di identificare con esattezza l'identità delle vittime perché i corpi sono stati smembrati". I feriti sono invece nove, mentre i dispersi almeno una ventina, secondo quanto è stato possibile ricostruire fino ad ora. Intanto, le famiglie delle vittime stanno raggiungendo il comune trentino e si sta procedendo con la verifica delle automobili ancora parcheggiate per cercare di capire quante persone potrebbero essere rimaste sulla cima. La Marmolada è stata interdetta al pubblico.

Le difficoltà dei soccorsi

La crisi climatica mette a rischio anche le operazioni di soccorso. Sulla montagna rimane ancora una consistente parte di ghiacciaio: una distesa di 200 metri, per 60 metri di altezza e 80 di profondità. Un fronte esposto a una pendenza di 45 gradi, dove basta poco per provocarne la caduta. Protezione civile, Soccorso alpino e vigili del fuoco tengono d'occhio le temperature, nella speranza che durante la notte faccia freddo e il ghiaccio si compatti.

I soccorsi tengono d'occhio le temperature: il rischio è che si stacchino altre parti del ghiacciaio a causa del caldo record

Si lavora quindi soprattutto con elicotteri e droni dotati di termocamere, per individuare il calore emesso dal corpo di una persona. Il Soccorso Alpino di Trento si sta occupando della bonifica della montagna attraverso un sistema elitrasportato per il distacco programmato delle valanghe, il cosiddetto "Daisy Bell". Diciotto persone che si trovavano vicino a Punta Rocca sono già state fatte evacuare, così come gli escursionisti fermi più a valle.

Una tragedia annunciata

A settembre 2020 un team di glaciologi dell'Università di Padova aveva stimato per il 2045 la scomparsa del ghiacciaio della Marmolada. Una funesta previsione basata sull'elaborazione di dati raccolti attraverso il georadar e l'analisi dello storico delle misurazioni. Dalla ricerca era emerso un aumento di velocità nella perdita degli ettari di superficie, che se una decina di anni fa erano circa 5 all'anno, a partire dal 2017 sono diventati 9 ettari. Tra le cause c'è soprattutto l'aumento delle temperature. Ma non solo. Il problema principale è che il ghiacciaio risulta già, di fatto, morto. Il suo volume si sta assottigliando e con la riduzione delle precipitazioni nevose, viene sempre più a mancare il manto fondamentale per la sua protezione.

L'anno scorso, il Comitato glaciologico italiano aveva denuciato un ulteriore arretramento di 6 metri rispetto al 2020 e una perdita del 90% di volume durante l'ultimo secolo.

Le temperature elevate di questi giorni hanno quindi trovato un ghiacciaio già fortemente indebolito e senza difese di fronte a un caldo anomalo derivato dalla crisi climatica. "Possiamo ricordare che da settimane le temperature in quota sulle Alpi sono state molto al di sopra dei valori normali, mentre l'inverno scorso c'è stata poca neve, che ormai quasi non protegge più i bacini glaciali" ha confermato Renato Colucci, dell'Istituto di scienze polari del Cnr. Secondo l'esperto l'ondata di caldo africano avrebbe prodotto una grossa quantità di acqua liquida da fusione glaciale alla base del seracco, andando a creare le condizioni ideali per un distacco. Ma c'è di più: "L'atmosfera e il clima, soprattutto al di sopra dei 3.500 metri di quota, sono in totale disequilibrio. Purtroppo, questi eventi sono probabilmente destinati a ripetersi nei prossimi anni".