Il Lussemburgo è il primo paese dell’Ue a vietare i prodotti con glifosato

A partire dal 1 febbraio nel territorio del granducato non sarà più possibile commercializzare erbicidi contenti glifosato, mentre l’abbandono definitvo del suo utilizzo è previsto entro la fine dell’anno. La mossa del Lussemburgo potrebbe influenzare gli altri paesi dell’Unione Europea, che dovranno decidere nel 2022 se rinnovare l’autorizzazione per il glifosato.
Federico Turrisi 31 Gennaio 2020

Sarà pure un piccolo stato ma la sua scelta potrebbe avere ripercussioni sugli altri membri dell'Unione Europea. È il granducato del Lussemburgo la prima nazione europea a passare dalle parole ai fatti, ufficializzando il bando all'interno dei suoi confini del glifosato, l'erbicida più diffuso (e contestato) al mondo. Se infatti la Germania ha approvato un programma per bandire i prodotti a base di glifosato solo a partire dal 2023, l'Austria, che in un primo momento si era espressa contro l'uso del glifosato, ha sbagliato la procedura di notifica alla Commissione Europea ed è stata costretta a tornare sui suoi passi.

Dal 1 febbraio, dunque, in Lussemburgo inizierà il ritiro dal commercio di tutti i prodotti fitosanitari e le formulazioni contenenti glifosato. Il piano prevede la possibilità di esaurire le scorte fino al prossimo 30 giugno e il definitivo abbandono del glifosato entro il 31 dicembre: il Ministero dell'agricoltura, della viticoltura e dello sviluppo rurale ha provveduto a informare tutti gli agricoltori del paese riguardo all'entrata in vigore della misura.

Secondo la procedura prevista a livello comunitario, il Lussemburgo (dove sono registrati 15 prodotti contenenti glifosato) dovrà ora motivare la sua decisione, che può essere presa solo a livello nazionale dimostrando che ci sono rischi per la salute e l'ambiente. La scelta del Lussemburgo è in netto anticipo rispetto al 15 dicembre 2022, data di scadenza della licenza per l'utilizzo del glifosato sul territorio dell'Unione Europea. Per quella data i paesi membri dovranno aver espresso un parere a favore o contro al rinnovo dell'autorizzazione per l'uso del composto chimico. Secondo il ministro dell'Agricoltura lussemburghese Romain Schneider, questa decisione potrebbe avere la capacità di innescare una sorta di effetto domino in tutta l'Unione Europea.