Era uscito di casa per raggiungere la scuola guida. Mancavano pochi giorni all'esame per la patente e all'arrivo dell'automobile che aveva comprato con i propri risparmi. Evan Oscar Delogu è morto il 29 ottobre 2025 in un incidente in moto a Bellaria Igea Marina, in provincia di Rimini. A un anno dalla tragedia, suo padre Walter Delogu ha ripercorso le ultime ore del figlio in un'intervista al Corriere della Sera. Ha raccontato la telefonata della scuola guida, la corsa verso il luogo dell'incidente e il momento in cui ha dovuto comunicare alla figlia Andrea la morte del fratello. Ma ha parlato anche dei progetti di Evan, del suo sogno di aprire un ristorante e di un'automobile che la famiglia continua a custodire come uno dei suoi ricordi più preziosi.
Walter Delogu ricorda il figlio Evan a un anno dalla morte
Il 29 ottobre 2026 ricorre il primo anniversario della morte di Evan Oscar Delogu, fratello minore della conduttrice Andrea Delogu.
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Il ragazzo aveva 18 anni quando perse la vita in un incidente motociclistico a Bellaria Igea Marina.
A distanza di un anno, il padre Walter ha scelto di raccontare quei momenti in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, pubblicata il 28 ottobre.
Le sue parole restituiscono il ricordo di un ragazzo che aveva già iniziato a costruire il proprio futuro.
Evan frequentava l'istituto alberghiero di Rimini e sognava di lavorare nella ristorazione.
Aveva anche una grande passione per i motori.
Lavorando durante l'estate, era riuscito a mettere da parte il denaro necessario per acquistare prima uno scooter, poi una moto e infine un'automobile.
Proprio la patente per guidare quella macchina era uno degli obiettivi che stava per raggiungere.
La mattina dell'incidente era atteso per l'ultima lezione di guida prima dell'esame.
«Vado a fare l'ultima guida per la patente»: le ultime parole ai genitori
Walter Delogu ricorda con precisione ciò che Evan disse prima di uscire.
Il ragazzo aveva annunciato ai genitori che sarebbe andato a fare l'ultima esercitazione per la patente dell'automobile.
Era un appuntamento importante.
Dopo mesi di preparazione, si avvicinava il momento in cui avrebbe potuto guidare la macchina comprata grazie al proprio lavoro.
Evan aveva scelto una Suzuki Swift.
Per acquistarla aveva risparmiato il denaro guadagnato lavorando come bagnino sulle spiagge della Riviera romagnola.
Secondo il racconto del padre, era un ragazzo attento alle spese e poco interessato a uscire continuamente.
Preferiva mettere da parte i soldi per realizzare i suoi progetti.
L'auto sarebbe arrivata appena due giorni dopo l'incidente.
Evan non ha mai potuto guidarla.
La telefonata della scuola guida e il presentimento del padre
Walter Delogu ha raccontato che il primo segnale di allarme arrivò proprio dalla scuola guida.
Il personale lo contattò per avvertirlo che Evan non si era presentato all'appuntamento.
Una circostanza insolita, che lo mise immediatamente in agitazione.
Conoscendo il figlio e la sua precisione, Walter comprese che qualcosa poteva essere successo.
Insieme alla moglie Livia si mise in automobile per cercarlo.
Walter aveva lavorato come autista di ambulanze e conosceva le procedure di emergenza.
Per questo decise di telefonare a un ex responsabile del centralino, nella speranza di ottenere informazioni.
L'uomo, però, non sapeva ancora nulla.
A quel punto Walter contattò un carabiniere.
La risposta fu brevissima: «Corri».
Una sola parola, che confermò il timore che stava crescendo.
L'arrivo sul luogo dell'incidente: «Vidi un lenzuolo bianco»
Quando Walter e Livia raggiunsero il luogo dell'incidente, i soccorsi erano già intervenuti.
Walter vide un'eliambulanza alzarsi in volo.
Per un istante pensò che potesse essere un segnale incoraggiante.
Per la sua esperienza nel settore dell'emergenza, associava quel mezzo al trasferimento di persone gravemente ferite verso l'ospedale.
La speranza durò pochissimo.
Sul luogo dell'incidente notò un lenzuolo bianco.
In quel momento comprese che il figlio era morto.
Nell'intervista al Corriere della Sera, Walter ha ricordato che la moglie perse i sensi dopo aver appreso quanto era accaduto.
Lui dovette affrontare anche un'altra decisione dolorosa: avvertire Andrea.
Voleva che fosse la famiglia a comunicarle la morte del fratello, prima che la notizia potesse raggiungerla attraverso i giornali o altre persone.
La telefonata ad Andrea Delogu: come seppe della morte del fratello
Andrea Delogu si trovava lontano da Rimini quando ricevette la telefonata del padre.
Walter ha spiegato di averla chiamata in un orario insolito, mentre probabilmente era impegnata con il lavoro.
Proprio per questo la conduttrice comprese subito che qualcosa non andava.
Il padre le chiese di raggiungere Rimini il prima possibile.
Andrea prese un taxi.
Con lei partì anche l'amica Ema Stokholma, che la raggiunse prima della partenza.
Walter, però, non volle comunicarle immediatamente la notizia.
Temeva che la figlia potesse apprendere la morte del fratello in un momento in cui si trovava ancora troppo lontana dalla famiglia.
Aspettò quindi che il viaggio fosse già iniziato e che mancasse circa un'ora all'arrivo.
A quel punto la richiamò e le disse che Evan non c'era più.
Una telefonata che Andrea avrebbe ricordato pubblicamente anche nei mesi successivi.
Andrea Delogu e il dolore per Evan: «Era un pezzo di me»
Nel novembre 2025, durante la sua partecipazione a Ballando con le stelle, Andrea Delogu aveva parlato della morte del fratello.
La conduttrice aveva spiegato che quella telefonata aveva segnato una frattura profonda nella sua vita.
Aveva anche ringraziato il padre per il modo in cui le aveva comunicato la notizia.
Walter, secondo Andrea, era riuscito a scegliere le parole con grande attenzione, pur trovandosi lui stesso davanti a una perdita devastante.
La conduttrice aveva raccontato il legame speciale con Evan.
Non lo considerava soltanto un fratello minore.
Aveva immaginato di condividere con lui anche una parte importante del futuro.
Dopo il diploma, infatti, Evan avrebbe dovuto trascorrere un periodo a Roma, vicino alla sorella.
Andrea aveva detto che il fratello continuava a essere parte di lei, anche dopo la morte.
Aveva inoltre espresso il desiderio di vivere il lutto lontano dalle telecamere.
La macchina di Evan arrivata due giorni dopo l'incidente
Tra i ricordi più intensi raccontati da Walter Delogu c'è quello della Suzuki Swift acquistata dal figlio.
Evan aveva lavorato e risparmiato per potersela permettere.
L'automobile, però, arrivò soltanto due giorni dopo la sua morte.
La famiglia decise di tenerla.
Oggi Walter e la moglie continuano a utilizzarla, attribuendole un significato affettivo particolare.
Nell'intervista il padre ha raccontato che, quando guida l'auto e prende una buca o supera un dosso, gli capita di chiedere scusa al figlio.
È un gesto che nasce dal ricordo di quanto Evan tenesse a quella macchina.
Walter ha spiegato che lui e la moglie non hanno intenzione di venderla.
L'automobile è diventata un modo per mantenere viva una parte della quotidianità che il ragazzo aveva immaginato.
Diversa, invece, la decisione presa per la moto coinvolta nell'incidente.
Walter Delogu ha fatto demolire la moto del figlio
Dopo la morte di Evan, Walter aveva inizialmente pensato di conservare o riparare la motocicletta del ragazzo.
In seguito, però, ha cambiato idea.
Quando ha rivisto il mezzo, non è riuscito a sopportarne la presenza.
Ha quindi deciso di farlo demolire.
Ha venduto anche la propria motocicletta.
Una scelta significativa per un uomo che, come ha raccontato, aveva sempre avuto una grande passione per le due ruote.
La decisione non riguarda un giudizio generale sull'uso della moto, ma il rapporto personale con un oggetto ormai legato al ricordo dell'incidente.
Mentre l'automobile acquistata da Evan è rimasta in famiglia, la motocicletta è diventata qualcosa che Walter non riusciva più a guardare.
Due oggetti diversi, entrambi collegati al figlio, ma capaci di suscitare emozioni profondamente differenti.
Il sogno di Evan: lavorare a New York e aprire un ristorante
Evan frequentava l'istituto alberghiero Malatesta di Rimini.
Aveva scelto un percorso di studi legato alla ristorazione e immaginava di trasformare quella passione in una professione.
Il suo sogno era aprire un ristorante.
Secondo il padre, avrebbe voluto fare esperienza anche all'estero, in particolare negli Stati Uniti.
L'idea era partire da New York e imparare il mestiere sul campo.
Non cercava una scorciatoia.
Walter lo descrive come un ragazzo disposto a iniziare dai compiti più semplici, anche lavorando come lavapiatti, per poi crescere professionalmente.
Andrea avrebbe potuto aiutarlo a costruire un percorso nella ristorazione e, in futuro, ad aprire un locale a Roma.
Il progetto prevedeva che Evan trascorresse un periodo nella capitale insieme alla sorella.
Walter ha spiegato che il loro rapporto era particolarmente stretto.
Per Andrea, che non ha figli, Evan rappresentava una presenza alla quale era profondamente legata.
Come ha affrontato il lutto la famiglia Delogu
Dopo la morte di Evan, la famiglia ha cercato di rimanere unita.
Walter ha raccontato che Andrea ha ricevuto dalla Rai alcune settimane di permesso per affrontare il lutto.
Successivamente è tornata al lavoro e ha proseguito il suo percorso a Ballando con le stelle, vincendo l'edizione 2025 insieme a Nikita Perotti.
Anche Livia, la madre di Evan, ha reagito concentrandosi sull'attività professionale.
Lavora come infermiera e, secondo Walter, ha aumentato i propri turni.
Il padre ha invece cercato sostegno anche attraverso un percorso psicologico.
Ha raccontato di aver attraversato momenti particolarmente difficili, soprattutto durante la notte e in occasione delle festività.
Il lavoro con i giovani, che svolge da molti anni, è diventato per lui un punto di riferimento importante.
Non ha descritto il dolore come qualcosa che si possa cancellare.
Ha parlato piuttosto del tentativo di continuare a vivere conservando il ricordo del figlio.
Chi è Walter Delogu e perché incontra gli studenti nelle scuole
Walter Delogu è conosciuto anche per la sua attività di sensibilizzazione sulle dipendenze.
In passato ha vissuto un'esperienza personale legata alla tossicodipendenza e ha lavorato a San Patrignano, collaborando con Vincenzo Muccioli.
Successivamente ha prestato servizio nel settore dell'emergenza sanitaria, come autista di ambulanze.
Da anni partecipa a incontri con studenti e famiglie per parlare dei rischi legati alle droghe.
Collabora anche con l'associazione Ritrovarsi, impegnata nella prevenzione delle dipendenze e nel sostegno alle persone in difficoltà.
Dopo la morte di Evan ha continuato questa attività.
A pochi giorni dalla tragedia, nonostante il dolore, ha partecipato a un incontro già programmato in Sicilia.
Ha spiegato che il contatto con i ragazzi lo ha aiutato ad affrontare le settimane successive.
In un'altra intervista, rilasciata al Resto del Carlino in occasione dell'anniversario, ha raccontato l'emozione provata durante un evento a Belluno, quando gli studenti hanno dedicato un omaggio a Evan.
«Avrei voluto dirgli quanto lo stimavo»: il rimpianto del padre
Nel ricordare il figlio, Walter Delogu ha parlato anche del carattere di Evan.
Lo ha descritto come un ragazzo rispettoso, preciso e molto determinato.
Era attento al denaro, lavorava per raggiungere i propri obiettivi e aveva già le idee chiare sul futuro.
Amava trascorrere tempo con la famiglia.
Con il padre condivideva anche la passione per i film di Alberto Sordi e per la musica delle generazioni precedenti.
In un'intervista al Resto del Carlino, Walter ha confidato un rimpianto particolare: non aver detto abbastanza spesso al figlio quanto lo stimasse.
Lo osservava e ammirava la sua capacità di affrontare gli impegni quotidiani, ma non sempre esprimeva apertamente quell'orgoglio.
Oggi è uno dei pensieri che tornano più frequentemente.
Accanto al dolore, Walter ha spiegato di cercare di conservare anche la gratitudine per gli anni trascorsi con Evan.
Un anno senza Evan Delogu: il ricordo della famiglia
Il 29 ottobre 2026 segna un anno dalla morte di Evan Oscar Delogu.
Per Walter, Livia e Andrea, la ricorrenza riporta alla memoria una giornata che ha cambiato la loro vita.
Il padre ricorda la telefonata della scuola guida, la corsa verso il luogo dell'incidente e il momento in cui comprese che il figlio non sarebbe tornato a casa.
Ricorda anche i progetti che Evan stava per realizzare.
La patente, l'automobile comprata con i risparmi, il diploma e il desiderio di lavorare nella ristorazione.
Oggi quella Suzuki Swift è ancora in famiglia.
Walter continua a incontrare gli studenti, Andrea porta avanti il proprio lavoro e tutti cercano di mantenere vivo il ricordo del ragazzo.
Nell'intervista al Corriere della Sera, il racconto della tragedia si intreccia continuamente con quello della vita di Evan.
Non soltanto il giorno dell'incidente, ma anche le sue passioni, il suo carattere e i progetti che aveva cominciato a costruire.
È soprattutto questo che il padre ha voluto ricordare a un anno dalla sua scomparsa.