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28 Novembre 2019
16:30

Immagina un Natale senza renne… In Mongolia sono a rischio a causa del cambiamento climatico

A dirlo è uno studio condotto dai ricercatori dell'Università del Colorado che si sono concentrati sulle condizioni di vita dei pastori di renne della Mongolia. Condizioni che sono sempre più difficili a causa dello scioglimento dei ghiacci perenni dovuto all'innalzamento delle temperature.

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Immagina un Natale senza renne… In Mongolia sono a rischio a causa del cambiamento climatico
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Che cosa sarebbe Natale senza Babbo Natale con la sua slitta trainata dalle renne? Questi animali rischiano di diventare le prossime vittime illustri del riscaldamento globale. L'aumento delle temperature medie infatti le sta mettendo a dura prova. Devi sapere che la renna non è un animale tipico solo della Scandinavia. È comune anche in America Settentrionale e nella taiga della Russia e della Mongolia. Proprio in quest'ultimo paese le conseguenze del cambiamento climatico si stanno facendo sentire in maniera evidente e le temperature si stanno alzando a un ritmo più veloce rispetto alla media mondiale (negli ultimi due decenni oltre 2,5 gradi Fahrenheit in più rispetto alla media del XXI secolo).

In Mongolia la minaccia principale è rappresentata dallo scioglimento dei ghiacci perenni – quelli che i pastori Tsaatan chiamano "munkh mus" e ritengono un elemento vitale per la comunità – che servono sia per l'acqua potabile sia per "raffreddare " le renne quando sopraggiunge la stagione più calda. È quanto sottolinea una ricerca dell'Università del Colorado pubblicata sulla rivista scientifica Plos One. Secondo gli studiosi la situazione più critica è individuabile nella regione delle montagne Sayan, nel nord del paese, al confine con la Russia.

Con le alte temperature le renne corrono rischi maggiori di ammalarsi e poi di morire, anche perché il freddo aiuta a tenere lontani gli insetti. L'economia dei pastori Tsaatan è basata prevalentemente sullo sfruttamento della forza lavoro della renna, che per loro costituisce l'unico elemento di sussistenza. Perdere questo animale per loro significherebbe perdere tutto. Senza contare i danni per l'intero ecosistema. "Queste persone non hanno contribuito al problema del riscaldamento globale" – spiega William Taylor, docente del dipartimento di Antropologia dell'Università statunitense e primo firmatario dello studio – "ma sono quelle che stanno pagando il prezzo più caro".

Fonte | "Investigating reindeer pastoralism and exploitation of high mountain zones in northern Mongolia through ice patch archaeology" pubblicato su Plos One il 20 novembre 2019

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.